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KEK. Un appello per il Medio Oriente



KEK. Le chiese europee lanciano un appello per le minoranze religiose in Medio Oriente
Un documento rivolto sia alle istituzioni europee sia alle chiese membro della KEK

 Roma (NEV), 10 dicembre 2014 - Porre fine alle violenze in corso, aumentare gli aiuti umanitari, offrire un più ampio sostegno internazionale ai profughi e alle persone perseguitate. Sono questi i punti salienti della dichiarazione sulla persecuzione delle minoranze religiose in Medio Oriente formulata dal Comitato direttivo (CD) della Conferenza delle chiese europee (KEK) in vista della Giornata internazionale per i diritti umani che cade proprio oggi, 10 dicembre. Riuniti a Lovanio (Belgio) il 5 e 6 dicembre scorsi, i 40 membri del CD della KEK hanno espresso la loro preoccupazione per una situazione che si fa sempre più drammatica, specialmente in Iraq e in Siria, dove “ogni giorno persone appartenenti a minoranze etniche e religiose – tra cui cristiani, Ezidi, shabak, Kaka'e, sabian, sciiti, musulmani moderati e curdi – sono presi prigionieri dall'autoproclamato Stato islamico (IS) e da altri gruppi estremisti” e sottoposti a “conversioni forzate, traffico di donne e bambini, decapitazioni, devastazioni di luoghi sacri”. Perché tutto ciò finisca, il direttivo della KEK ha rivolto alcune richieste alle istituzioni europee, a partire da una maggiore attenzione alla dimensione religiosa del conflitto e dall'elaborazione di strategie per combattere forme di estremismo che hanno infettato anche alcuni cittadini europei divenuti combattenti dell'IS. L'Unione Europea dovrebbe premere sulle parti belligeranti affinché rispettino la libertà di religione o di credo come un fondamentale diritto umano; aumentare gli aiuti umanitari nell'area a favore dei membri delle minoranze e dei profughi; rendere più facili i ricongiungimenti familiari in Europa per le vittime del conflitto; implementare le Linee guida per la promozione e la protezione della Libertà di religione o di credo (2013) per promuovere la dignità e i diritti di ogni persona indipendentemente dal proprio paese d'origine. Infine, la dichiarazione della KEK chiede agli stati dell'UE di applicare le risoluzioni del Parlamento europeo e del Consiglio di sicurezza dell'ONU riguardo alla Siria e all'Iraq. Il testo si rivolge quindi alle chiese membro della KEK, le quali vengono invitate ad esprimere la loro solidarietà ai cristiani e a tutti coloro che soffrono e sono perseguitati in Siria ed Iraq attraverso la preghiera, ma anche la pressione sui rispettivi governi affinché agiscano attivamente sul piano internazionale per raggiungere la pace nell'intera regione. Una parola particolare, infine, è stata spesa per ricordare i due arcivescovi di Aleppo, Gregorios Yohanna Ibrahim e Paul Yazigi, rapiti nell'aprile del 2013.