APPROFONDIMENTI
archivioarchivioChiesa e società
stampa la pagina

Crisi europea. Le chiese protestanti: “siano i più forti a sopportare i pesi maggiori”


Un documento della CCPE chiede decisioni ispirate ai principi di solidarietà ed equità

Roma (NEV), 14 dicembre 2011 - Tassare le transazioni finanziarie, cambiare stile di vita, recuperare la dimensione del mercato sociale, salvaguardare il cammino di unificazione europea. Sono alcuni dei punti esposti nel documento “Affrontare la crisi”, stilato dal Presidium della Comunione delle chiese protestanti in Europa (CCPE) alla vigilia del vertice europeo tenutosi a Bruxelles lo scorso 9 dicembre.

Secondo il documento, la crisi che stiamo attraversando coincide con la fine di una condotta di vita, da parte delle persone, e di bilancio, da parte degli Stati, basata sull'idea di un credito illimitato. “E' però una profonda convinzione cristiana che le crisi offrano una opportunità di cambiamento” che va colta, mantenendo ferme, tra le tante misure di austerità richieste, i principi di solidarietà, proporzionalità ed equità, validi anche nei rapporti tra stati. In questo senso, i firmatari del documento – il pastore Thomas Wipf, la pastora Stephanie Dietrich e il professor Michael Beintker, rispettivamente presidente esecutivo e co-presidenti del Presidium della CCPE – hanno ricordato che “i più forti possono sopportare pesi maggiori dei più deboli”, un principio che deve essere applicato non solo all'interno delle società, ma che deve pesare anche nei rapporti tra i diversi stati dell'Unione europea.

Qualsiasi decisione deve poi tenere conto dei giovani “indignati” la cui protesta nasce da una ricerca di soluzioni eque per ogni generazione e dalla necessità di affermare il primato della democrazia e della partecipazione rispetto a un mercato che, per quanto incide sulla vita delle persone, tende invece a non avere un volto. Tra le massime ingiustizie della crisi c'è il fatto che ancora una volta “i guadagni sono stati privatizzati e le perdite e i rischi socializzati”. Il settore finanziario non può dunque sottrarsi alla soluzione della crisi del debito, accettando di pagare una tassa sulle proprie transazioni. Il documento si conclude con un monito e una speranza affinché “il processo di unificazione europea, che nel corso dei decenni ha assicurato all'Europa pace e prosperità, non venga distrutto dalla presente crisi”. L'Europa unita, infatti, “rimane ancora una rara opportunità” per i popoli del Continente e va “protetta e sostenuta con coraggio e senso delle proporzioni”.