Una proposta di legge sulla libertà religiosa

Un seminario al mattino, una tavola rotonda al pomeriggio. Nell'arco di un'intensa giornata di dibattito, la Fondazione ASTRID ha presentato al paese la sua proposta di legge in materia di "libertà di coscienza e di religione". Un potenziale punto di partenza in vista della prossima legislatura

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Da sinistra: Pierangela Floris, Alessandro Ferrari, Giuliano Amato, Franco Bassanini, Roberto Zaccaria, Roberto Mazzola, Sara Dominaiello

Roma (NEV), 6 aprile 2017 – “Non importa che il testo sia accettato nella sua integrità. Quello che conta è che questo lavoro durato oltre due anni e che oggi si presenta con un testo strutturato in un articolato completo, possa essere accolto come una valida base di partenza per il futuro lavoro legislativo, e che possa essere presentato ed esaminato in Parlamento nella prossima legislatura”. Con questo auspicio il costituzionalista Roberto Zaccaria ha introdotto il testo di legge in materia di “libertà di coscienza e religione” che il gruppo di lavoro coordinato dalla Fondazione ASTRID ha presentato quest’oggi presso la Sala Zuccari del Senato. Una nuova proposta per un problema antico: dotare l’Italia di una legge sulla libertà religiosa.

Pietro Grasso

Dopo il saluto del Presidente del Senato Pietro Grasso e l’introduzione di Giuliano Amato, i passaggi tecnici e contenutistici della proposta sono stati analizzati da diversi giuristi che in questi anni hanno preso parte al gruppo di lavoro. Alessandro Ferrari (Università degli Studi dell’Insubria) ha illustrato le scelte di fondo che ne hanno ispirato l’elaborazione: “Siamo di fronte a un testo che non si limita a concretizzare uno dei diritti maggiormente esplicitati dalla Costituzione repubblicana, ma che ambisce a riaffermare la capacità della politica di ‘vedere’ il fenomeno religioso, di riconoscere la centralità del diritto di libertà di coscienza per la costruzione di una cittadinanza inclusiva e attiva”. Dal canto suo, Roberto Mazzola (Università del Piemonte Orientale) si è soffermato sul nodo delle libertà individuali, indicando nel Capo II del progetto a queste dedicato “un non facile punto d’incontro tra la domanda di riconoscimento e di garanzia dei diritti inviolabili dell’uomo, e il dovere di socialità, funzionale a quel progresso materiale e spirituale della società che ben ricorda a tutti noi il secondo comma dell’art. 4 della Costituzione italiana”.

Inquadrando la libertà religiosa nella sua dimensione collettiva Pierangela Floris (Università di Cagliari) ha ricordato che la proposta prende in considerazione tre “figure collettive” – “le confessioni religiose, le associazioni con finalità di religione o di culto, e quelle filosofiche non confessionali ” – e ha messo in luce come a quest’ultime il testo estenda quasi tutte le previsioni sinora richiamate: “senza dubbio, questa parte del progetto è tra le più delicate”. Infine Sara Domianello (Università di Messina) ha sottolineato l’uso “improprio” delle Intese con lo Stato siglate a compensazione dell’attuale vuoto giuridico: “Da questo punto di vista, questa proposta potrebbe segnare la fine della corsa ad intese-fotocopia e l’inizio di un approccio al trattamento giuridico del pluralismo religioso e culturale maggiormente rispettoso dei diritti della democrazia”.

Nel pomeriggio, il dibattito è proseguito a Palazzo Altieri, presso la Rappresentanza del Banco BPM, con una tavola rotonda cui al fianco dei ministri Anna Finocchiaro e Marco Minniti hanno preso posto alcuni tra i maggiori esperti della materia: Giuseppe Casuscelli, Francesco Margiotta BroglioCesare Mirabelli. Unico esponente confessionale ad intervenire è stato il pastore Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola Valdese, il primo esecutivo ecclesiastico a siglare un’Intesa con lo Stato italiano, nel 1984.

“Un Tavola rotonda estremamente interessanteche ha messo insieme esponenti d’alto livello del mondo accademico, politico e delle comunità di fede”, ha dichiarato a margine dell’incontro Ilaria Valenzi, responsabile dell’ufficio legale della Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato (CCERS) ed in questa veste partecipante attiva – insieme al professor Tiziano Rimoldi (decano della Facoltà di Teologia avventista ndr) e ad altri esponenti di diverse chiese evangeliche – al processo di gestazione del testo dell’ASTRID. “Il testo che oggi è stato consegnato al pubblico dibattito è figlio del lavoro di un gruppo di docenti altamente qualificati, i quali però, durante la fase di elaborazione, hanno invitato tutte le confessioni a partecipare – ha specificato all’Agenzia NEV l’avvocato Valenzi -. La proposta analizzata oggi viene da una Fondazione, ma tramite la CCERS anche le chiese evangeliche hanno potuto far sentire la loro voce. Se e quando, a partire da questo testo, comincerà un iter parlamentare, in linea con la loro storia gli evangelici italiani continueranno ad accompagnare questo processo creativo. Un percorso difficile ma necessario, di fronte ad un’Italia che cambia pelle, dal punto di vista sociale, culturale e religioso. Diversamente dalle proposte degli anni Novanta, posso dire che questo testo ha il pregio di guardare in faccia alle trasformazioni del nostro paese. E di farlo con occhi laici”.

 

La Fondazione Astrid (Fondazione per l’Analisi, gli Studi e le Ricerche sulla Riforma delle Istituzioni Democratiche e sulla innovazione nelle amministrazioni pubbliche), nasce nel 2001 e riunisce oggi più di trecento accademici, ricercatori ed esperti, specializzati nell’analisi e nella progettazione delle politiche pubbliche, delle riforme istituzionali e amministrative, della regolazione dell’economia e delle problematiche dell’Unione europea.

Il progetto di legge della Fondazione Astrid è disponibile in PDF a questo link.