50 anni di occupazione dei territori palestinesi. Il rammarico del Consiglio ecumenico

Il Comitato esecutivo del CEC redige un documento in quattro lingue per denunciare i fallimenti dei processi di pace e per rilanciare azioni e dialogo per la giustizia e la riconciliazione fra Palestina e Israele

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Roma (NEV), 13 giugno 2017 – 100 anni dopo la dichiarazione di Balfour e cinquant’anni dopo l’occupazione israeliana dei territori palestinesi, conquistati nella guerra del 1967, il comitato esecutivo del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) lamenta il continuo fallimento delle parti nella ricerca di una pace giusta e stigmatizza “l’indelebile macchia sulla coscienza dei membri della comunità internazionale” per il loro fallimento nel risolvere la situazione.

“Nel corso degli ultimi cinque decenni il CEC ha sempre riconosciuto lo Stato di Israele e i suoi legittimi bisogni di sicurezza, nonché i bisogni delle comunità palestinesi. Ha sempre fatto appello ad approcci non violenti e denunciato l’uso delle armi e della violenza, da qualunque parte provenisse” si legge nella “Dichiarazione su 50 anni di occupazione” stilata dal Comitato esecutivo del CEC riunito fino a ieri a Bossey (Ginevra) e tradotta in francese, tedesco, spagnolo e arabo. Tuttavia, prosegue il documento “mezzo secolo dopo la guerra del 1967, non c’è ancora pace e giustizia tra gli abitanti della terra di nascita, morte e risurrezione di Cristo. L’occupazione israeliana dei territori palestinesi continua senza alcuna soluzione politica all’orizzonte. L’acquiescenza internazionale ha incoraggiato e consentito all’occupazione israeliana di diventare, nei fatti, una colonizzazione permanente”.

Il CEC invita a rinnovare l’impegno a parlare e agire per la giustizia e la pace in Palestina e Israele.