Svizzera. La Val Bregaglia, crocevia alpino protestante e italofono

Una mostra fa luce sul rapporto tra la diffusione della Riforma protestante nella Val Bregaglia, e la diffusione della lingua italiana nei Grigioni, regione alpina della Svizzera sudorientale

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Roma (NEV), 5 settembre 2017 – “La Parola e le parole. Riforma e italiano in Bregaglia”: questo il titolo della mostra – a metà tra storia delle religioni e storia della lingua – che aprirà il prossimo 9 settembre presso la Galleria “Il Salice” di Castasegna in Val Bregaglia (Svizzera), al confine con l’Italia.

“In Val Bregaglia la Riforma arrivò da sud – spiega il curatore della mostra, lo storico Andrea Tognina, in un comunicato stampa -. Oltre alle nuove dottrine religiose, le decine di profughi religiosi italiani giunti in Bregaglia verso la metà del ‘500 contribuirono a diffondere anche l’uso dell’italiano scritto e orale”. La mostra – allestita in occasione del Cinquecentenario della Riforma protestante – documenta attraverso libri antichi, riproduzioni di predicazioni e orazioni cinquecentesche e seicentesche, testi e immagini, il legame secolare tra Riforma religiosa e identità linguistica in Bregaglia. “Fin dalle sue origini – aggiunge Tognina -, la Riforma aveva dato grande importanza all’uso della lingua del popolo. Quando a metà del ‘500 decine di esuli riformati italiani giunsero nei territori delle Tre Leghe, fin da subito si dovettero chiedere quale lingua utilizzare per diffondere le nuove dottrine religiose”.

Mi parea che il volgare mi potesse servire in molto più occasioni, et di maggior utilità in quel che conviene all’officio mio, che è d’insegnare à popoli (già che così è piaciuto a Dio)”, scriveva nel 1543 Pier Paolo Vergerio, già vescovo di Capodistria e di lì a qualche anno fra i principali promotori della Riforma nelle valli meridionali dei Grigioni. All’epoca, in Val Bregaglia gli atti ufficiali erano redatti generalmente in latino e in tedesco. La lingua parlata era il bregagliotto, affiancato presumibilmente dai dialetti alemannici e da varianti dei dialetti lombardi. Ma per i predicatori-fuggiaschi giunti da sud, l’uso dei dialetti locali non era contemplabile. Nei loro testi scritti, essi ricorsero all’italiano codificato da Pietro Bembo all’inizio del XVI secolo.

La mostra, promossa dalla “Pro Grigioni Italiano – Sezione Bregaglia”, rimarrà aperta fino al 20 ottobre 2017. Orari di apertura: martedì, giovedì e sabato ore 16-18 oppure su richiesta (pgi@bregaglia.ch).