ACAT. XV Giornata mondiale contro la pena di morte

Abolire la condanna a morte ovunque e per chiunque, senza distinzione alcuna, e garantire accesso alla giustizia e a una difesa efficace a prescindere dallo status economico e sociale

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Roma (NEV), 10 ottobre 2017 – Si celebra oggi la XV Giornata mondiale contro la pena di morte, indetta quindici anni fa per la prima volta dalla Coalizione mondiale contro la pena di morte. Il tema particolare proposto quest’anno dalla Coalizione, di cui fa parte anche la Federazione Internazionale delle Azioni dei cristiani per l’abolizione della tortura (FIACAT), è lo stretto legame esistente tra povertà e giustizia. Secondo numerosi studi statistici presi in esame “è apparso evidente come le persone più povere abbiano meno accesso a forme di difesa efficaci e siano quindi più esposte alla possibilità di una condanna, fino alla pena capitale. Questo succede negli USA per esempio, dove le fasce più deboli e svantaggiate a livello sociale sono più facilmente soggette ad arresti e condanne anche sulla base di sospetti non sempre verificati, e il più delle volte non sono pienamente a conoscenza dei propri diritti” si legge nel comunicato stampa diramato dall’Azione dei cristiani per l’abolizione della tortura (ACAT).

In India, uno studio dell’Università di Nuova Delhi ha evidenziato che il 74,1% dei condannati a morte erano economicamente vulnerabili; in Arabia Saudita, secondo la sharia, la famiglia della vittima può decidere di opporsi alla pena di morte in cambio della diya “il prezzo del sangue”, come compensazione al reato; insomma la pena capitale è “fortemente commisurata al livello di benessere economico della persona accusata”.

“Di fronte a questo ennesimo dato, come ACAT Italia non possiamo far altro che ribadire con forza le necessità che una pratica abominevole come la condanna a morte venga abolita ovunque e per chiunque, senza distinzione alcuna e l’accesso alla giustizia e ad una difesa efficace sia garantito a prescindere dallo status economico e sociale” conclude il comunicato.

Fondato formalmente nella primavera del 1987 grazie al contributo della chiesa valdese di Roma e del movimento “Rinascita Cristiana”, il ramo italiano dell’Azione dei cristiani per l’abolizione della tortura si deve all’ispirazione del pastore valdese Tullio Vinay, tra i primi in Europa a denunciare le violenze subite dai prigionieri politici in Vietnam. Sin dal principio l’ACAT scelse di operare su basi ecumeniche, mettendo insieme protestanti, cattolici, ortodossi e altre confessioni cristiane disposte a pregare e ad agire insieme. Tra le ultime battaglie della storia dell’associazione, spicca quella contro la pena di morte. Dal 2008 ACAT ha istituito un Premio di laurea per tesi sul tema della tortura e della pena di morte con il sostegno dell’8×1000 delle chiese metodiste e valdesi.