#CittadinanzaDay. “Sì” al principio per cui chi cresce in Italia è italiano

Domani a Roma sit-in davanti a Montecitorio per ribadire l’urgenza della legge sullo Ius soli e culturae. Intanto le chiese evangeliche di Milano aderiscono al “digiuno a staffetta”

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Roma (NEV), 12 ottobre 2017 – Domani, 13 ottobre, appuntamento a Roma alle 16 in piazza Montecitorio per dire “sì” alla necessità di riconoscere gli italiani di fatto, ma non ancora di diritto. Insegnanti, genitori, alunni, esponenti della società civile torneranno a manifestare insieme al movimento #Italianisenzacittadinanza e a “L’Italia sono anch’io” – che vede tra i suoi promotori la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) – per chiedere l’immediata approvazione della Riforma che introduce lo Ius soli temperato e lo Ius culturae.

“I rappresentanti di Senato e Governo devono dimostrare senso di responsabilità verso i bambini e le bambine che in Italia crescono. E’ questo il momento per votare una legge che sancisce il principio che ‘chi cresce in Italia è italiano’”, si legge nel comunicato stampa   diramato ieri. Lo stesso presidente della FCEI, pastore Luca Maria Negro, venerdì scorso aveva scritto ai presidenti di Camera e Senato chiedendo loro di “non lasciare nulla di intentato”.

Intanto da Milano giunge la notizia che le chiese battiste, metodiste e valdesi del capoluogo lombardo, insieme a singoli credenti delle chiese avventista, luterana e dell’Esercito della salvezza, hanno aderito all’iniziativa del digiuno a staffetta “Non è mai troppo tardi”. “Il fatto che un diritto così elementare si sia inceppato nelle maglie dell’opportunità politica, o meglio dell’opportunismo partitico, è cifra della crisi morale e civile del nostro Paese – ha dichiarato a Riforma.itMassimo Aprile, pastore della chiesa battista di Milano di via Pinamonte -. Le chiese possono far sentire la loro voce forte e chiara. Il digiuno, oltretutto, è anche nelle corde spirituali di noi cristiani”. Il 31 ottobre le chiese evangeliche di Milano organizzeranno in città, a piazza San Babila, una “bolla del silenzio”, per rendere pubblica testimonianza dell’adesione delle chiese evangeliche all’iniziativa.