I #corridoiumanitari al Parlamento Europeo

Paolo Naso, Mediterranean Hope (FCEI): “Abbiamo dimostrato la sostenibilità dei corridoi umanitari. Ora occorre dimostrare che l’integrazione è possibile e utile, sia per i richiedenti asilo che per gli italiani”

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Roma (NEV), 7 dicembre 2017 – Nell’aula Aldo Moro della sede di Bruxelles del Parlamento Europeo si è svolto ieri un’audizione sul tema della “sponsorship dei rifugiati”. Si è trattato di un panel al quale hanno partecipato, tra gli altri, Mary Coulter dell’Ambasciata canadese presso l’Unione europea; Donatella Candura, del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno italiano; Cesare Zucconi, segretario generale della Comunità di Sant’Egidio, e Paolo Naso, coordinatore di Mediterranean Hope – Programma Rifugiati e Migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI). A presiedere e introdurre è stata l’europarlamentare italiana Elly Schlein (S&D), relatrice di una proposta di riforma del Regolamento di Dublino in materia di accoglienza e asilo.

Oltre a un inquadramento del programma di resettlement attuato dal governo canadese con la formula della “sponsorship privata”, il panel ha offerto una puntale descrizione del progetto dei “corridoi umanitari” avviati in Italia e poi replicati in Francia e in Belgio.

Nel suo intervento, Paolo Naso ha ricordato come il programma di sponsorhip fosse contemplato dalla legge Turco-Napolitano, poi abrogata e superata della Bossi-Fini, ed offrisse una via sicura e legale per gli immigrati interessati a lavorare in Italia. “Il vantaggio di quel modello – ha spiegato Naso – è che l’immigrato ha un referente nel suo percorso di integrazione e che l’integrazione è favorita dalla disponibilità di un lavoro garantito dallo sponsor. In qualche modo l’accoglienza riservata ai beneficiari dei corridoi umanitari – ha aggiunto – seguono questa ispirazione e coinvolgono la società civile nel tentativo di sostenere il richiedente asilo nel suo percorso di inserimento nella società italiana. La possibilità di attivare corridoi umanitari su larga scala – ha concluso – si gioca proprio sulla capacità di attivare risorse che consentano ai beneficiari di integrarsi rapidamente. Da qui il ruolo eccezionale che possono svolgere le chiese, le comunità di fede, le varie espressioni della società civile”.