Svizzera. Le chiese: no all’abolizione del canone radiotelevisivo

0
758

Roma (NEV), 10 gennaio 2018 – “No” ad un sistema mediatico sottoposto a mere logiche di mercato, “sì” ad un’informazione pubblica plurale che tuteli la voce delle minoranze. Le chiese svizzere non hanno dubbi: il prossimo 4 marzo va respinta l’iniziativa popolare “No Billag” (dal nome della ditta incaricata dall’Ufficio federale delle comunicazioni di riscuotere il canone). I promotori del provvedimento chiedono l’abolizione del contributo annuale obbligatorio per la Società svizzera di radiotelevisione (SSR-SRG) richiesto alle famiglie.

Molti settori della società civile, della politica, della cultura e dello spettacolo hanno già espresso il loro “no” ad una misura che rischia di dilapidare il servizio radiotelevisivo elvetico prodotto e diffuso nelle quattro lingue nazionali (tedesco, francese, italiano e romancio). Con un comunicato stampa diramato oggi la Federazione delle chiese evangeliche in Svizzera (FCES) si è anch’essa schierata: “Una Svizzera democratica ha bisogno di un servizio pubblico di informazione che sia in grado di offrire una copertura mediatica pluralista, dando voce alle minoranze e ai più deboli”, si legge nella nota. Per la FCES ne va del buon funzionamento del sistema democratico: “Solo così gli svizzeri saranno in grado di farsi un quadro oggettivo del proprio paese”. Inoltre, mette in guardia dalle mere regole di mercato: “Se la radio e la televisione non fossero più sostenute in modo solidale dall’insieme della popolazione, le minoranze non avrebbero più voce: il loro punto di vista verrebbe allora rappresentato solo se anche economicamente redditizio”.

Sulla stessa linea la Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS) che già all’inizio dell’anno si era espressa contro l’iniziativa “No Billag”. Per la CVS l’accettazione della stessa rappresenta un rischio per la coesione nazionale e le crepe sociali esistenti potrebbero ampliarsi.

Da non sottovalutare il fatto che sia per gli evangelici che per i cattolici a rischio sarebbero anche gli stessi contenitori a carattere religioso garantiti dal servizio pubblico.