Il 30 gennaio dal Libano il primo corridoio umanitario del 2018

Attesi a fine mese una trentina di profughi siriani che con i corridoi umanitari ecumenici arriveranno in tutta sicurezza in Italia. Simone Scotta, operatore a Beirut: La situazione per i profughi si sta deteriorando, e la decisione di Trump di tagliare i fondi all’UNRWA non aiuta, anzi complica le cose

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Roma (NEV), 26 gennaio 2018 – Mancano pochi giorni all’arrivo a Roma-Fiumicino del primo corridoio umanitario del nuovo anno a beneficio di profughi particolarmente vulnerabili dal Libano. A Beirut sono pronti i visti umanitari emessi dal Consolato italiano per una trentina di siriani, tra cui molti bambini, che il 30 gennaio si imbarcheranno su un regolare volo di linea; prenotati i transfer verso l’aeroporto di Beirut; in preparazione le valigie, c’è da decidere cosa portare per iniziare una nuova vita in Italia, e cosa lasciare.

Al lavoro sul territorio l’équipe ecumenica composta da operatori della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (programma rifugiati e migranti-Mediterranean Hope della FCEI), e della Comunità di Sant’Egidio.

“In questi mesi il numero dei profughi siriani in Libano è sceso sotto il milione – dichiara Simone Scotta, operatore FCEI a Beirut, citando fonti ONU – e non accadeva dal 2012. Ma a fronte di questa buona notizia, dobbiamo rilevare che la situazione nei campi e nei quartieri abitati dai profughi resta drammatica. Fa freddo e nei giorni scorsi al confine con la Siria sono morte assiderate 15 persone che cercavano di entrare in Libano; per i siriani diventa più difficile ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno, e la quota degli ‘illegali’ che rischiano l’arresto è aumentata vertiginosamente. Infine, la decisione dell’Amministrazione Trump di tagliare i fondi all’UNRWA (l’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi, ndr.) produce degli effetti su tutti i profughi e rallenta i processi di resettlement. In questo quadro – conclude Scotta –  il corridoio umanitario dal Libano verso l’Italia si rende più che mai necessario, per dare sollievo ad una popolazione stanca, frustrata per le poche opportunità, e sempre più esposta al rischio di essere arrestata”.

Il primo gruppo del 2018 è anche il primo del “secondo protocollo” che prevede l’arrivo attraverso i corridoi umanitari di altre 1000 persone. Valutata la sostenibilità del progetto che in meno di due anni ha portato in sicurezza e legalmente un migliaio di profughi, occupandosi anche dell’accoglienza e del processo di integrazione, il protocollo è stato rinnovato lo scorso 7 novembre con i Ministeri dell’Interno e degli Esteri.

L’iniziativa ecumenica dei corridoi umanitari è diventata un modello per l’Europa, ed è già operativa in Francia e Belgio. L’alleanza tra istituzioni e diversi soggetti della società civile rappresenta un’alternativa concreta alle pericolose traversate nel Mediterraneo, un modo anche per contrastare efficacemente i trafficanti di esseri umani. In Italia il progetto ha ricevuto vari riconoscimenti: tra gli altri, la Colomba d’oro per la pace dell’Archivio Disarmo, il Premio giornalistico intitolato a Marco Luchetta; il Premio Terra e Pace, che da 19 anni rende omaggio a progetti che si distinguono nel campo dell’azione per la pace; il World Methodist Peace Award da parte del Consiglio metodista mondiale.

Alla stessa stregua di tutte quelle arrivate prima di loro, le famiglie che arriveranno nella mattina del 30 gennaio all’aeroporto di Roma sanno già dove e da chi saranno accolti. Nella fattispecie questo gruppo verrà preso in carico da Sant’Egidio e dai loro partner.