Svizzera. Lanciata la petizione “Vie sicure e legali per i profughi”

Tra i promotori il “braccio umanitario” delle chiese evangeliche svizzere ACES/HEKS. La soddisfazione di Paolo Naso della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), organismo che co-promuove il progetto dei “corridoi umanitari”: “La speranza è che la petizione lanciata dalle due organizzazioni trovi il necessario sostegno politico in Svizzera”

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Roma (NEV), 6 marzo 2018 – Corridoi umanitari verso la Svizzera per l’ingresso annuale di 10mila profughi particolarmente vulnerabili: è quanto chiedono al governo con una raccolta firme online le due organizzazioni Aiuto delle chiese evangeliche svizzere (ACES) e l’Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati (OSAR).

Lanciata ieri, la petizione “Vie sicure e legali per i profughi” vuole richiamare il paese elvetico ai suoi obblighi umanitari ed internazionali. “L’Europa continua a barricarsi, rendendo il diritto alla protezione sempre più inaccessibile. Ciò accade a danno delle persone più vulnerabili, quelle che non hanno la possibilità di raggiungere un paese sicuro per chiedere asilo”, si legge nel comunicato stampa diramato ieri, che così prosegue: “Per proteggere coloro che ne hanno diritto, è necessario aprire canali sicuri e legali in modo che i profughi provenienti da regioni in crisi possano arrivare in Svizzera, in particolare le donne con bambini piccoli, i minori migranti non accompagnati, malati, anziani o disabili. Questa responsabilità legale e morale è di tutti noi”.

Paolo Naso, coordinatore di Mediterranean Hope-Programma rifugiati e migranti della FCEI, ha accolto con soddisfazione la notizia. All’agenzia stampa NEV ha dichiarato: “Questa petizione è un altro segnale importante che conferma la sostenibilità e l’utilità della via italiana dei ‘corridoi umanitari‘. La speranza è che la petizione lanciata dalle due organizzazioni svizzere trovi il necessario sostegno politico: in poco più di due anni di sperimentazione in Italia i corridoi umanitari si confermano uno strumento praticabile, in grado di tutelare i diritti dei richiedenti asilo, di proteggere le figure più vulnerabili e di attivare energie solidali della società civile. Sono stati avviati analoghi progetti in Francia e Belgio. Per questo la FCEI continua nel suo impegno, insieme ai partner di Sant’Egidio e della Tavola valdese, e rilancia un appello alle chiese e agli organismi ecumenici europei perché adottino questo modello di intervento a sostegno di profughi e rifugiati”.

Tra le rivendicazioni della petizione anche la concessione agevolata di visti umanitari, l’estensione del concetto di ricongiungimento familiare con un’applicazione più generosa relativamente ai legami affettivi, la creazione di programmi di borse di studio per giovani studenti. Inoltre, sul fronte dell’accoglienza l’ACES (meglio conosciuta con il suo acronimo tedesco HEKS) e l’OSAR chiedono al Consiglio federale di avviare insieme all’UNHCR e alla società civile dei programmi di sponsorship private a beneficio dei rifugiati. Ma soprattutto chiedono che vengano create le basi giuridiche necessarie che permettano di rafforzare l’azione della società civile e le iniziative ecclesiastiche per la sistemazione, l’accompagnamento e la formazione dei rifugiati in Svizzera, ma anche per sostenere maggiormente i programmi di integrazione dei cantoni elvetici, delle organizzazioni non governative e delle aziende.

“È un dovere umanitario offrire protezione ai rifugiati. La Svizzera in particolare deve servire da modello. Possiamo fare molto di più!”, ha sottolineato il direttore dell’ACES, Peter Merz.

L’anno scorso esponenti dell’ACES si erano recati in Libano e in Italia per seguire da vicino il lavoro portato avanti dall’equipe ecumenica dei corridoi umanitari, dedicandovi tra l’altro un reportage (pp.14-17) sul loro magazine “Handeln”, ma l’ACES sta soprattutto sostenendo attivamente il Programma FCEI Mediterranean Hope con generose donazioni.