Proactiva OpenArms. In mare priorità assoluta al diritto alla vita

La Federazione delle chiese evangeliche in Italia rinnova la sua determinazione a continuare la collaborazione con la ONG di soccorso in mare attualmente sotto inchiesta. Ieri a Roma la conferenza stampa “Contro il reato di soccorso in mare” indetta dal senatore Luigi Manconi

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Conferenza stampa del 21 marzo 2018. Da sin.: Alessandro Gamberini, Riccardo Gatti, Luigi Manconi, Oscar Camps

Roma (NEV), 22 marzo 2018 – “In mare non esistono né migranti, né rifugiati. In mare esistono solo persone che, se in pericolo di vita, vanno soccorse”. Sono le parole di Oscar Camps, fondatore della Proactiva OpenArms, l’ONG spagnola di soccorso in mare, il cui rimorchiatore ormeggiato nel porto di Pozzallo (RG) è attualmente sotto sequestro dalla Procura di Catania, guidata da Carmelo Zuccaro.

In una conferenza stampa dal titolo “Contro il reato di soccorso in mare”, svoltasi ieri sera a Roma su iniziativa di Luigi Manconi, presidente uscente della Commissione diritti umani del Senato, sono intervenuti oltre al comandante Camps, anche Riccardo Gatti e Alessandro Gamberini rispettivamente capomissione e avvocato difensore della OpenArms. Per quest’ultimo, l’accusa mossa a tre membri dell’equipaggio della 43esima missione – grazie alla quale 218 persone sono potute sbarcare il 17 marzo scorso in quello che il diritto del mare chiama “posto sicuro” – è tra le più infamanti, oltre che insussistente: associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

La conferenza stampa si è aperta con il video che mostra come la Guardia costiera libica durante le operazioni di soccorso si sia avvicinata ad una delle lance di OpenArms carica di donne e bambini minacciandoli di morte, con la richiesta di immediato trasbordo dei migranti sulla loro motovedetta. Gatti, che ha ripercorso le varie tappe del salvataggio in mare a 73 miglia dalle coste libiche, quindi in acque internazionali (e non in una zona search&rescue libica, di fatto inesistente, perché non riconosciuta dagli organismi internazionali preposti), ha affermato: “Ci siamo comportati come sempre, come in tutte le missioni precedenti, attenendoci rigorosamente al diritto internazionale”. Come spiega Camps: “Stavamo gestendo un’emergenza. In quel momento le persone erano in pericolo di vita. Che non le potessimo consegnare alle cosiddette autorità libiche era dovuto anche al fatto che la Libia non è un ‘posto sicuro’, come tra l’altro riportato nell’ultimo rapporto del segretario generale dell’ONU relativo alla situazione dei migranti in Libia”.

I tre indagati della OpenArms – il comandante della nave Marc Raig Creus, il capo missione Anabel Montes Mier e il coordinatore della ONG Gerard Canals – rischiano dai 4 a 15 anni di reclusione, e una multa di 15.000 euro per ogni persona soccorsa. Nell’immediato, l’assoluta priorità per l’avv. Gamberini è ora quella di far spostare la pratica dalla Procura di Catania a quella di Ragusa. Con l’imputazione mossa loro, quella cioè di associazione per delinquere, la pratica è stata assegnata d’ufficio a Catania, perché è qui che ha sede la direzione distrettuale antimafia. Oggi il team legale della ONG spagnola chiede al gip di Catania di dichiararsi incompetente a decidere sul sequestro della nave vista l’insussistenza del reato di associazione per delinquere. I termini per la convalida del sequestro scadono il 28 marzo.

“Abbiamo agito sempre nel rispetto delle norme internazionali, sempre in accordo con chi sin dal principio aveva il coordinamento delle operazioni, e cioè la Centrale operativa della Guardia costiera italiana a Roma – insiste ancora Gatti –. Giunti al porto di Pozzallo, intenti a collaborare con le forze dell’ordine credendo di essere stati vittime di un attacco, visto che i libici ci hanno puntato addosso i kalashnikov, non potevamo certo immaginare che ad essere incriminati saremmo stati noi”.

Camps per parte sua non teme di parlare di “intossicazione”: “la criminalizzazione delle ONG non è una novità. Temo che siamo di fronte ad una tattica tesa a dissuaderci dal proseguire quella che è la nostra vocazione: il soccorso in mare. Ormai nel Mediterraneo l’unica ONG operativa è quella di SOS Méditerranée con la sua Aquarius”. Ma il mutato clima politico post-elettorale in che termini può aver influenzato su questo caso specifico? L’Agenzia stampa NEV lo ha chiesto a margine della conferenza stampa a Manconi, coordinatore dell’UNAR: “mi auguro che non sia così. Non mi rassegno a pensare che il voto popolare possa mettere in crisi valori essenziali e norme di diritto internazionale. Temo piuttosto che dietro ci sia una volontà di un settore, per fortuna esile, della magistratura di voler avere a tutti i costi ragione. Il Procuratore della Repubblica di Catania un anno fa disse (relativamente al fascicolo aperto contro alcune ONG sospettate di avere rapporti con gli scafisti, ndr.), di non aver alcun fondamento probatorio per aprire un’indagine. Dopo un anno pensa di averlo trovato. Ricordo che in assenza di quel fondamento probatorio si agì nelle sedi meno appropriate, e cioè quelle dei mass media. Mi auguro che questo non accada di nuovo”.

Per la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) la conferenza stampa è stata anche l’occasione per riaffermare la propria vicinanza alla ONG spagnola, con la quale tra l’altro ha collaborato nella 42.esima missione, quella appena precedente a quella incriminata, con due suoi operatori del Programma rifugiati e migranti Mediterranean Hope. Presenti Gaëlle Courtens dell’ufficio stampa FCEI, Gian Mario Gillio, responsabile FCEI per le relazioni istituzionali, e Fiona Kendall, consulente legale e per gli affari europei di Mediterranean Hope, che hanno ribadito la volontà della FCEI di riprendere quanto prima la collaborazione appena iniziata.

Intanto, al porto di Pozzallo (RG), sabato 24 marzo alle 10, la FCEI organizza insieme alla Casa delle culture-Mediterranean Hope di Scicli e alla locale chiesa metodista un momento di solidarietà per i membri dell’equipaggio della OpenArms.

La conferenza stampa può essere riascoltata integralmente qui sul sito di Radio Radicale.