L’identità plurale dei battisti italiani

A Roma è in corso il convegno “Identità battista in movimento”, organizzato dall’Unione cristiana evangelica battista d’Italia (UCEBI) per riflettere sulla testimonianza evangelica in “una società plurale e multiculturale, e in un mondo in cui le disuguaglianze sono sempre più marcate”. L'importanza della figura di Martin Luther King

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Foto Pietro Romeo

Roma (NEV), 7 aprile 2018 – Il rapporto con Dio e con l’evangelo; la relazione con un mondo oggi sempre più plurale; e il legame con le proprie radici confessionali. Sono queste le traiettorie principali attorno alle quali si sta svolgendo a Roma (6- 8 aprile) il convegno “Identità battista in movimento”, organizzato dall’Unione cristiana evangelica battista d’Italia (UCEBI) presso il comprensorio della chiesa di Centocelle – Istituto Taylor.

La chiesa battista di Centocelle

“L’identità, anche quella di una chiesa, non è una realtà statica – ha spiegato all’agenzia NEV Giovanni Arcidiacono, presidente dell’UCEBI – E’ invece lo sforzo che ogni generazione compie nel confrontarsi con il proprio contesto culturale e sociale che, oggi, è quello di una società plurale e multiculturale, ma anche di un mondo in cui le disuguaglianze sono sempre più marcate”.

I lavori, in realtà, sono andati anche oltre: l’identità non solo è sempre in movimento ma è anche sempre plurale. Lo ha mostrato la pastora Cristina Arcidiacono, segretaria del Dipartimento di teologia dell’UCEBI, che ha proposto una rilettura del Concilio di Gerusalemme (Atti 15), convocato per redimere il conflitto identitario tra cristiani di origine ebraica e cristiani di origine pagana che stava dividendo il cristianesimo primitivo.

Foto Pietro Romeo

La mattinata di lavori è cominciata con due interventi di carattere storico: quello del pastore Martin Ibarra sulle vicende che hanno caratterizzato gli ultimi 35 anni dell’UCEBI, a partire da un ormai storico convegno sull’identità battista tenutosi nel 1983; e quello del professor Nigel G. Wright, rettore emerito dello Spurgeon’s College di Londra, che ha invece offerto una panoramica di respiro europeo.

Wright ha in particolare sostenuto che l’identità battista dovrebbe “consistere nella coesistenza e della compenetrazione sia dell’anima evangelica sia di quella liberale”, utilizzando, con una certa dose di provocatorietà, due termini che nel panorama teologico di lingua inglese (evangelical/liberal) rappresentano spesso due opzioni alternative.

Foto Pietro Romeo

Che l’identità battista si possa fondare su elementi diversi in dialettica tra loro è anche l’opinione del pastore Raffaele Volpe, segretario del Dipartimento delle chiese internazionali. Volpe ha inoltre sottolineato, anche alla luce delle numerose chiese “etniche” che hanno aderito all’UCEBI, come la dimensione interculturale sia oggi imprescindibile per la costruzione di qualsiasi teologia e per la riflessione sulla propria identità.

Nelle diverse presentazioni è stato menzionato più volte il pastore battista afroamericano Martin Luther King, di cui quest’anno ricorre il cinquantenario della morte. A citarlo è stato, tra gli altri, il pastore Massimo Aprile che ha ricordato il titolo di un suo famosissimo sermone – “Per un cuore tenero e una mente fertile ” – che “ben definisce l’identità cristiana come l’unione di una fede calda e accogliente a una rigorosa formazione teologica” capace di confrontarsi con la società in cui si vive.

“Martin Luther King – ha infine dichiarato il presidente Arcidiacono all’agenzia NEV – è una figura importante per l’identità battista perché la sua vita mostra come la predicazione dell’evangelo e l’affermazione dei diritti umani fondamentali, affermati attraverso una lotta non violenta, vadano di pari passo”.