Attacco a tre chiese cristiane in Indonesia, almeno 14 morti

Gli autori sono tutti membri della stessa famiglia. Il cordoglio del Consiglio ecumenico delle chiese

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Roma (NEV/Riforma.it), 14 maggio 2018 – Un’intera famiglia kamikaze, una tragica novità a quanto è dato conoscere. Padre, madre, figlie femmine e figli maschi, tutti coinvolti negli attacchi di ieri, domenica 13 maggio, a tre chiese cristiane a Surabaya, la seconda città più popolosa dell’Indonesia. Il bilancio parla al momento di 14 morti, compresi gli attentatori, e di oltre 30 feriti. Gli attentati sono stati rivendicati poche ore dopo dall’Isis, pericolosamente radicato in quella che è la prima nazione al mondo per numero di fedeli musulmani, 227 milioni, mentre i cristiani rappresentano circa il 10% della popolazione (17 milioni di protestanti, 7 milioni di cattolici).

La prima a venir colpita è stata la chiesa di Santa Maria, cattolica, prima dell’avvio della messa alle ore 7.30 locali ad opera dei due figli maschi, di 16 e 18 anni: a seguire gli attacchi alla chiesa pentecostale della città da parte del padre, e quasi in contemporanea alla chiesa cristiana Diponegoro d’Indonesia da parte della madre che teneva per mano le due figlie di 9 e 12 anni, una delle quali si sarebbe salvata divincolandosi all’ultimo e riuscendo a sfuggire alla presa materna.

La famiglia avrebbe fatto parte del gruppo Jemaah Ansharut Daulah, affiliato allo Stato Islamico e protagonista nei giorni scorsi anche della rivolta all’interno di un carcere a Kelapa Dua, mentre è notizia di questa mattina 14 maggio di un nuovo attacco da parte di un’intera famiglia, sempre a Surabaya, di fronte a un commissariato di polizia: al momento non si hanno notizie di vittime, esclusi gli attentatori.

Il segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), pastore Olav Fykse Tveit, in un comunicato diffuso ieri ha espresso le condoglianze dell’organismo che raggruppa oltre 300 chiese cristiane in tutto il mondo: “È scioccante che simili gesti fossero diretti contro persone radunate per il culto, al termine fra l’altro di un periodo che ha visto in Indonesia un pesante intensificarsi di atti intimidatori verso le minoranze cristiane. Di fronte a queste brutalità, la famiglia umana, tutte le persone di fede e di buona volontà, devono stringersi per ricominciare a rispettarsi e a prendersi cura gli uni degli altri, a proteggersi per prevenire simili violenze”. La Chiesa cristiana Diponegoro fa parte proprio del CEC e il pastore Tveit ha sollecitato il governo locale a compiere ogni sforzo per salvaguardare i diritti delle minoranze del paese: “un’azione che va accompagnata da una solidarietà fattuale fra cristiani, musulmani e persone di tutte le altre fedi, perché collaborino e denuncino qualsiasi attacco e atto intimidatorio” ha concluso Tveit.