Gaza. La condanna del Consiglio ecumenico delle chiese per i morti al confine con Israele

Il segretario generale del CEC, Olaf Fikse Tveit: una violenza e uno spargimento di sangue ingiustificabili”. Preoccupante l’atteggiamento di alcuni cristiani che hanno ringraziato Dio per l’apertura dell’ambasciata USA a Gerusalemme

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Foto A. Hillert/WCC

Roma (NEV), 17 maggio 2018 – “Una violenza e uno spargimento di sangue che non può essere difeso né legalmente né moralmente, e che la comunità internazionale deve condannare senza riserve”. E’ senza mezzi termini il commento del segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), pastore Olav Fykse Tveit, sugli sconti al confine tra Israele e Gaza che hanno provocato decine di morti.

“Le persone che protestavano esercitavano un loro diritto”. Per questa ragione, “è necessario che questi fatti vengano sottoposti a una indagine internazionale”, ha affermato Tveit in un comunicato stampa il 16 maggio sul sito del CEC.

Tveit ha ricordato come la decisione unilaterale degli USA di trasferire a Gerusalemme la loro ambasciata, non solo sia “contro tutte le risoluzioni dell’ONU, ma crea un serio ostacolo a una giusta e pacifica soluzione” dell’intera questione mediorientale.

Il fatto che il trasferimento sia avvenuto in coincidenza con i 70 anni della costituzione dello Stato ebraico (14 maggio) e alla vigilia dei 70 anni della Naqba (15 maggio), “la ‘catastrofe’ che vide centinaia di migliaia di persone sradicate dalle loro terre”, non è che un’aggravante.

Particolare preoccupazione è stata infine espressa da Tveit per il fatto che alcuni cristiani hanno applaudito all’apertura dell’ambasciata USA a Gerusalemme, “ringraziando Dio per una decisione platealmente contraria al diritto internazionale e controproducente per il processo di pace. Questo atteggiamento deve preoccupare tutti coloro che sono spinti dalla loro fede religiosa a ricercare la riconciliazione e la pace”. (lb)