#WithRefugees. Giustizia e accoglienza sono la via

L’ Assemblea generale della Conferenza delle chiese europee (KEK): “È attraverso la lente della Parola di Dio che l’esistenza umana può essere valutata collettivamente e individualmente. Ne è prova il fatto che il primo vero straniero è Cristo stesso”

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Roma (NEV/Riforma.it), 20 giugno 2018 – “Dal 2000, più di 30.000 persone sono morte ‘sulla via per raggiungere l’Europa’, affogate in mare o nei fiumi o soffocate su camion e navi”, si legge sul sito della Conferenza delle chiese europee (KEK).

Gli eventi recenti “relativi alla nave di salvataggio Aquarius” ricorda la KEK “evidenziano quanto alcuni politici non stiano dando la giusta priorità alle vite e al benessere di tante, troppe, persone che fuggono da violenze, guerre e privazioni dei diritti e dunque costrette ad attraversare il mare in condizioni di estrema difficoltà, a rischio della propria incolumità”. Un atteggiamento che “equivale a una ‘bancarotta morale’ oltre che a una mancata attuazione dei valori europei. Contro queste tendenze – si legge ancora –, le chiese devono continuare a difendere la giustizia e accogliere chi ne ha bisogno. Le Chiese in Europa hanno già risposto a questa inutile perdita di vite attraverso la solidarietà, sostenendo gli sforzi di ricerca e di soccorso e garantendo la possibilità di entrare in Europa in modo sicuro e legale a rifugiati e migranti”.

Per rispondere a questa crisi in corso, Heikki Huttunen, segretario generale della KEK, insieme a Doris Peschke, segretaria generale uscente della Commissione delle chiese per i migranti in Europa (CCME), hanno lanciato un appello rivolto alle chiese per commemorare coloro che hanno perso la vita in cerca di sicurezza e giustizia.

In una lettera congiunta inviata ai Collegi elettorali della KEK e della CCME, ricordando i propositi e le decisioni emerse in occasione della recente Assemblea generale tenutasi a Novi Sad, Huttunen e Peschke hanno scritto: “La protezione dei diritti delle persone, che hanno abbandonato le loro case a causa della guerra e si sono spinti verso il nostro continente nella speranza di una vita migliore, costringe l’Europa a guardare se stessa e riflettere sul suo futuro, ma anche sulle sue responsabilità e posizioni da tenere in futuro e nei confronti del mondo”.

Come chiese, si legge ancora, “siamo stati incoraggiati ad utilizzare tutte le nostre risorse per essere solidali e attenti al tema, pubblicando sul sito web della CCME idee per il culto, per le preghiere interconfessionali, per le meditazioni e gli inni. Le comunità potranno utilizzarle il 24 giugno, la domenica successiva alla Giornata mondiale del rifugiato o in qualsiasi momento sia ritenuto appropriato durante l’anno”.

I segretari generali, hanno evidenziato l’importanza teologica di commemorare, pregare ed estendere l’ospitalità a chi ne ha bisogno e per questo sono stati fortemente sostenuti dall’Assemblea Generale, il più alto organo decisionale della Conferenza delle chiese europee: “È attraverso la lente della Parola di Dio che l’esistenza umana può essere valutata collettivamente e individualmente. Ne è prova il fatto che, il primo vero straniero è Cristo stesso”.