Chiese e CEDAW. Giustizia di genere al primo posto

A Ginevra, in parallelo con i lavori della Convenzione internazionale per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione adottata dalle Nazioni Unite, 5 partner ecumenici promuovono la V edizione del training per i diritti umani delle donne

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Foto Ivars Kupcis/CEC

Roma (NEV), 13 luglio 2017 – Si è svolto presso il Centro ecumenico di Ginevra il Women’s human rights advocacy training, organizzato da Federazione luterana mondiale (FLM), Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), Chiesa di Svezia, FinnChurchAid e Mission 21. Giunto alla sua quinta edizione, il corso si svolge annualmente in concomitanza con la sessione estiva del Comitato per l’applicazione della Convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna (CEDAW). Sono 50 i partecipanti, uomini e donne provenienti da 30 paesi, che hanno approfondito gli strumenti di pressione politica per la promozione dei diritti umani delle donne, nell’ambito delle Nazione Unite e dei suoi organismi.

Il 6 luglio il gruppo ha preso parte al Comitato CEDAW, che sta lavorando alla stesura del consueto rapporto ombra che evidenzierà inadempienze e criticità relative alla piena applicazione della Convenzione, formulando raccomandazioni in proposito.

Il segretario generale FLM, Martin Junge, ha dichiarato: “L’azione congiunta è vitale se si vogliono realizzare gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, il quinto dei quali è proprio l’uguaglianza di genere. Diciamo no alla violenza e alla discriminazione senza ‘se’ e senza ‘ma’. I nostri testi religiosi sono una fonte di ispirazione per le relazioni giuste. La cooperazione è una forza aggiuntiva; un segnale potente da inviare al mondo”.

Fa eco Cristina Rendón, responsabile del Programma per le donne nella chiesa e nella società della FLM: “Apprezziamo il riconoscimento ricevuto dal Comitato CEDAW per il nostro lavoro. Con le nostre chiese abbiamo affrontato le sfide sui diritti delle donne con strumenti concreti”.