Naso (FCEI): “La confusione nella gestione della zona SAR mette in pericolo le vite umane”

Sbarcate 70 persone ieri a Lampedusa dopo lunghe ore di rimpallo di responsabilità tra Italia e Malta

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Foto di Nadia Angelucci

Roma (NEV), 13 ottobre 2018 – Alle 2.45 della notte appena passata sono approdate al Molo Favaloro di Lampedusa circa 70 persone provenienti dalla Libia. Tra di esse molte donne, alcune con bambini, e minori. Le persone, provenienti principalmente da Eritrea Ghana e Siria, sono state soccorse dalla Capitaneria di Porto di Lampedusa a poche miglia dall’isola ed erano in buono stato di salute. Ieri sera l’imbarcazione era stata segnalata in avaria, mentre si trovava ancora nelle acque maltesi, da due pescherecci tunisini che hanno dato l’allarme senza intervenire. Dopo un lungo rimpallo di responsabilità tra autorità maltesi ed italiane, che ha visto coinvolto anche la nave di salvataggio Mar Jonio della Ong Mediterranea che ha chiesto alle autorità italiane di intervenire, la situazione si è sbloccata in tarda serata con l’intervento della Capitaneria di Porto di Lampedusa. 

“Purtroppo ancora una volta siamo costretti a segnalare una totale confusione nella gestione della zona SAR (Search and Rescue), che espone le persone che dovrebbero essere salvate a inutili rischi quando in realtà tutti dovrebbero cooperare per il loro salvataggio.  Le persone salvate infatti hanno raccontato di aver viaggiato per 35 ore su un’imbarcazione di legno inadatta ad una traversata così lunga in una giornata, come  quella di ieri in cui il mare era agitato” ha detto Paolo Naso, coordinatore di Mediterranean Hope (MH), programma per rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI). 

Un ritorno alla situazione precedente alla missione Mare Nostrum con l’utilizzo da parte dei trafficanti non più di gommoni usa e getta, ma di barche in legno, inadatte a lunghe traversate,  che hanno come obiettivo quello di arrivare direttamente sulle coste, dato che le navi di salvataggio sono di fatto state allontanate dal canale di Sicilia.

“E’ per questo che continuiamo ad impegnarci nella politica dei corridoi umanitari che si confermano l’unica via legale e sicura per gestire umanitariamente e nel rispetto della Costituzione e degli accordi internazionali la questione migratoria” ha concluso Naso.