Attentato sinagoga Gerusalemme. La condanna del Consiglio ecumenico delle chiese

Preoccupazione per l'acuirsi di una tensione “dall'esplicita natura religiosa”

Roma (NEV), 19 novembre 2014 – Una condanna senza esitazioni in una regione che “ha già visto troppo spargimento di sangue in nome della religione”. Così il pastore Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), ha reagito ieri alla notizia dell’attentato a una sinagoga di Gerusalemme che ha provocato la morte di quattro rabbini e un poliziotto, e il ferimento di sette persone. “Un attacco a un luogo di culto provoca sempre un particolare senso di orrore”, ha affermato Tveit, che si è subito detto preoccupato per l’acuirsi della tensione a Gerusalemme, “una tensione che ha una esplicita natura religiosa e che potrebbe sfociare in altri atti di violenza”. Per questo, ha proseguito Tveit, è importante che tutte le autorità coinvolte – civili, religiose, delle forze dell’ordine – agiscano in modo da prevenire rappresaglie da parte di gruppi estremisti. Le tensioni e le tragedie di questa città, santa agli ebrei, ai cristiani e ai musulmani, sono un monito a tutte le parti in causa a lavorare per una pace giusta in Israele e Palestina”. Per Tveit ci sono state troppe prevaricazioni, ritardi, ostruzionismi sulla via della pace: “La frustrazione derivante dal fallimento del processo di pace, come pure l’aumento delle colonie e il proseguire dell’occupazione, chiedono nuove iniziative che possano superare gli ostacoli per il raggiungimento della pace e rinsaldino la fiducia in un futuro comune”.

Lo scorso 9 novembre, la stessa preoccupazione per un “conflitto politico che potrebbe trasformarsi in un violento conflitto religioso” era stato espresso dal Consiglio delle istituzioni religiose di Terra Santa in riferimento alle polemiche e ai disordini riguardo la moschea Al Aqsa di Gerusalemme est. “Ogni comunità religiosa deve trattare i luoghi sacri delle altre fedi in modo da rispettare la loro indipendenza. Ogni profanazione, aggressione e danneggiamento dei luoghi sacri deve essere fermato e condannato duramente”, si leggeva nel testo diffuso dal Consiglio che è composto dai massimi esponenti ebraici, cristiani e musulmani di Gerusalemme.

Attentato sinagoga Gerusalemme/2. Solidarietà dei pastori di Milano

Roma (NEV), 19 novembre 2014 – I pastori delle chiese evangeliche di Milano, dopo l’attentato contro una sinagoga di Gerusalemme, con una missiva inviata oggi pomeriggio ad Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano, hanno voluto esprimere solidarietà e vicinanza al mondo ebraico.

Di seguito il messaggio: “I pastori delle chiese protestanti di Milano (avventista, battista, Esercito della salvezza, metodista, luterana e riformata, valdese), riuniti questa mattina per il consueto incontro settimanale di studio e preghiera, appresa la notizia delle tragiche uccisioni e ferimenti occorsi ieri nell’attentato alla sinagoga Kehilat Bnei Torah a Gerusalemme, desiderano esprimere vicinanza e solidarietà al mondo ebraico ancora una volta colpito a morte. In modo particolare siamo tristemente impressionati dal fatto che il feroce attentato sia avvenuto in un luogo di culto dove i fedeli erano riuniti per le preghiere mattutine.

Siamo preoccupati da questa escalation di violenza che non conosce limiti e che si tinge di una connotazione religiosa tentando di far divampare lo scontro tra fedi diverse. La violenza da qualunque parte provenga è sempre irricevibile ma diventa particolarmente odiosa quando si tinge di antisemitismo e ferocia contro persone raccolte in luoghi religiosi nei quali dovrebbero regnare pace e serenità.  Non allenteremo la nostra vigilanza contro ogni forma di integralismo e fondamentalismo omicida continuando a lavorare per un mondo in cui prevalga il dialogo, rispettoso delle diversità, teso alla conoscenza reciproca e alla fruttuosa collaborazione tra uomini e donne di buona volontà. Un dialogo che metta al centro la dignità della persona umana e il rispetto per la vita al di là di ogni pregiudizio”.