Marina Sereni: le donne evangeliche, interpreti del dialogo e del pluralismo

Il saluto integrale della Vicepresidente della Camera dei Deputati alla tavola rotonda su “Donne e Riforma protestante”

Roma (NEV), 23 giugno 2017 – La vicepresidente della Camera dei Deputati on. Marina Sereni ha rivolto un saluto e pronunciato un significativo messaggio all’avvio dei lavori, ieri, in occasione della tavola rotonda “Donne e Riforma protestante, liberate dal Vangelo, nuove protagoniste nello spazio sociale”.

“Le donne evangeliche italiane hanno saputo farsi interpreti di due grandi linee di tendenza della coscienza religiosa del nostro tempo, che rendono precaria e problematica la nozione stessa di ‘minoranza’ confessionale: da un lato, con l’avvio del dialogo ecumenico, non sono i rapporti di forza numerica a contare, ma la qualità degli argomenti di ciascun interlocutore. Dall’altro, – ha dichiarato Sereni – con l’avvento anche in Europa della società pluralista, la diversità, anche quella religiosa, non è più considerata e trattata come devianza o minaccia. Il pluralismo diviene dunque un valore da salvaguardare, non un pericolo da scongiurare”.

L’incontro, organizzato dalla Federazione delle donne evangeliche in Italia (FDEI) nell’ambito delle celebrazioni per il Cinquecentenario della Riforma, si è tenuto presso la Camera dei Deputati, nella Sala del Refettorio e ha visto la partecipazione di un folto pubblico e gli interventi di numerose studiose ed esperte, storiche, filosofe e teologhe, alla presenza anche dell’on. Luigi Lacquaniti. Moderate dalla giornalista Gianna Urizio, hanno disegnato un affresco delle donne nel Cristianesimo e nella Riforma, dagli albori a oggi, Dora Bognandi, presidente FDEI, Debora Spini, docente alla Syracuse University di Firenze, Franziska Müller, teologa e pastora luterana, Bruna Peyrot, storica e scrittrice, Adriana Valerio, teologa cattolica, Daniela Di Carlo, teologa e pastora valdese, Alessandra Trotta, diacona e giurista, Cordelia Vitiello, consigliera della Federazione luterana mondiale e Mirella Manocchio, presidente Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia (OPCEMI), con un inframezzo musicale di Maria Antonietta Caggiano.


L’intervento integrale dell’on. Marina Sereni

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Indirizzo di saluto dell’on. Marina Sereni

Vicepresidente della Camera dei deputati

Sono lieta di rivolgere, a nome della Camera dei Deputati e mio personale, un cordiale benvenuto ed un augurio di buon lavoro alle partecipanti a questa tavola rotonda, promossa dal collega Luigi Lacquaniti e dalla Federazione delle donne evangeliche in Italia che da più di quarant’anni opera come rete di collegamento tra le donne delle diverse realtà evangeliche esistenti nel nostro Paese.

La vostra Federazione, sorta in anni densi di fermenti e di lotte per migliorare la condizione delle donne nella società, è stata sempre all’avanguardia nel lavoro per l’emancipazione e il riconoscimento della libertà femminile, prendendo posizione via via a favore di tutte le riforme che hanno ridefinito la condizione femminile negli ultimi decenni, dalla legge sulla maternità e paternità responsabile, per i nuovi diritti civili, per la tutela delle lavoratrici madri, contro ogni forma di violenza di genere.

In questo senso le donne evangeliche italiane hanno saputo farsi interpreti di due grandi linee di tendenza della coscienza religiosa del nostro tempo, che rendono precaria e problematica la nozione stessa di “minoranza” confessionale: da un lato, con l’avvio del dialogo ecumenico, non sono i rapporti di forza numerica a contare, ma la qualità degli argomenti di ciascun interlocutore. Dall’altro, con l’avvento anche in Europa della società pluralista, la diversità, anche quella religiosa, non è più considerata e trattata come devianza o minaccia.

Il pluralismo diviene dunque un valore da salvaguardare, non un pericolo da scongiurare: la minoranza è vista come possibile portatrice di valori originali da immettere utilmente nel corpo sociale ampio.

Questa tavola rotonda, alla quale prendono parte storiche, filosofe e teologhe di diversa ascendenza religiosa e culturale, s’interroga sul ruolo della donna nella tradizione delle confessioni cristiane: un legame che merita che di essere indagato anche alla luce dei progressi del dialogo interconfessionale registrati dopo il Concilio Vaticano II e da ultimo con la Dichiarazione congiunta cattolico-luterana di Lund del 31 ottobre scorso.

Questo lungo processo storico, che ha portato a una presenza e a un ruolo diversi delle donne all’interno delle diverse confessioni evangeliche, ha plasmato profondamente la “coscienza protestante” – per riprendere il titolo di un volume curato dalla prof.ssa Spini – innervando grandi processi economici, sociali e culturali, il primo dei quali è sicuramente la diffusione dell’alfabetizzazione femminile, legata all’esigenza di conoscere i testi biblici.

Anche laddove la Riforma protestante non è arrivata o non è riuscita a radicarsi in forme maggioritarie, com’è avvenuto in Italia, ha proposto un modo evangelico di pensare e vivere la Chiesa, la fede cristiana, il rapporto con la società e con il potere politico che si è proiettata nel tempo.

Una nuova stagione di studi, correlata anche alle celebrazioni del V Centenario della Riforma luterana, sta offrendo ora una nuova consapevolezza delle ragioni di questo percorso religioso e culturale, suggerendo di guardare alle differenze fra il cattolicesimo e le confessioni riformate con altri occhi, meno inclini a dare giudizi frettolosi di modernità agli uni e di arretratezza agli altri, ma prospettando nuovi versanti di collaborazione e di scambio di esperienze nella consapevolezza, come è stato scritto nella dichiarazione di Lund “che ciò che ci unisce è più grande di ciò che ci divide”.

Su questo terreno molte realtà associative di donne, ispirate alle diverse confessioni cristiane, da tempo hanno saputo animare una via femminile all’ecumenismo, che non è fatta di documenti ufficiali, ma di sostanza: di confronti intellettuali e di concrete azione a difesa delle donne oppresse ed in pericolo.

Insieme infatti cattoliche ed evangeliche sono impegnate per salvare dalla schiavitù le giovani cristiane e indù rapite in Pakistan, le donne violentate come prede di guerra in Africa, le immigrate che arrivano umiliate e distrutte in Europa.

In questo modo, le donne evangeliche danno nuovo significato alla testimonianza delle minoranze cristiane nel nostro Paese: una presenza evangelica, perché incentrata sul primato dell’annuncio del “tesoro nascosto” (Mt. 13, 44), della Parola liberatrice ed una presenza, al tempo stesso, ecumenica, poiché nessuna Chiesa può essere ecumenica da sola, ma ciascuna, per essere compiutamente cristiana, ha bisogno delle altre.