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Home Ecumenismo e dialogo #PapalVisit. Tveit (CEC): “La nostra unità è una buona notizia per il...
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#PapalVisit. Tveit (CEC): “La nostra unità è una buona notizia per il mondo”

“Non cerchiamo un’unità fine a se stessa. Noi vogliamo essere uniti perché siamo convinti che le chiese possono dare un contributo credibile di unità in un tempo di paure, populismo, xenofobia, conflitto e divisioni, individualismo. Vogliamo far vedere che questa appartenenza, le une alle altre, è una buona notizia per il mondo di oggi”. A pochi giorni dalla storica visita di papa Francesco al Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) di Ginevra, Maria Chiara Biagioni ha intervistato per l'Agenzia SIR il segretario generale del CEC, pastore Olav Fykse Tveit.

Di
Agenzia NEV
-
25 Giugno 2018
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    Foto: Magnus Aronson/WCC

    Roma (NEV/SIR), 25 giugno 2018 – “È stata una giornata bellissima. Lo è stato per me e per tutte le chiese. È stata la manifestazione che esiste un unico movimento ecumenico e che la Chiesa cattolica e la leadership di Papa Francesco sono impegnati seriamente in questa ricerca dell’unità insieme”. Risponde così il pastore Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC). A pochi giorni dalla partenza di Francesco da Ginevra, i locali del Centro ecumenico si stanno ancora svuotando… La presenza del Papa ha lasciato un segno. “È stata – aggiunge – un’esperienza molto forte per il CEC, per i membri del nostro Centro ecumenico, per tutto lo staff, celebrare questi 70 anni della nostra vita insieme a Papa Francesco. È stata un’affermazione significativa del lavoro compiuto in questi anni”.

    Foto: Vatican Media/SIR

    Pastore Tveit, che cosa l’ha colpito di più di Francesco?
    Fa vedere in maniera molto chiara il suo impegno personale e anche il suo amore per le relazioni ecumeniche. Colpisce anche il suo forte appello a essere più onesti, e più profondamente impegnati nella nostra ricerca dell’unità. Lui dà anche un forte incoraggiamento a vedere questa chiamata all’unità come una chiamata a una comune missione: dare insieme testimonianza del Vangelo al mondo. è un concetto che ci sta molto a cuore e che è stato al centro di una recente conferenza che si è svolta in Tanzania dove era presente anche una delegazione della Chiesa cattolica. Abbiamo molto parlato di come donare il Vangelo in un mondo secolarizzato. Abbiamo un compito che ci accomuna e anche Papa Francesco ne è consapevole e va in questa direzione. Ma dice anche che noi troveremo la nostra unità solo nella misura in cui cammineremo insieme. E questo corrisponde a ciò che anche le nostre chiese credono.

    C’è stato qualcosa – una parola, un gesto particolare – che l’ha colpita particolarmente?
    Credo che tutti noi abbiamo potuto vedere quanto Papa Francesco desiderasse questa visita. E lo ha affermato in molti modi. Era qualcosa che gli stava veramente molto a cuore: mostrare il suo impegno per l’unità delle Chiese. Lo abbiamo visto nel modo in cui rispondeva a ciò che gli dicevamo, nei suoi discorsi pubblici, ma anche nelle conversazioni personali. Mi ha anche colpito il suo grande interesse nel supportare e incoraggiare ogni iniziativa volta a portare la pace nel mondo, promuovere i diritti, difendere la dignità di ogni essere umano. È stato un incredibile evento qui, a Ginevra, che ha attirato la stampa locale e internazionale. Una copertura mediatica che certamente è segno dell’interesse per ciò che Papa Francesco fa e dice ma che ha fatto vedere al mondo che cosa è il movimento ecumenico e cosa il CEC fa nel mondo. Un’occasione anche per incoraggiare le nostre chiese locali a fare di più per l’unità, per la giustizia e la pace nei loro contesti e un impulso a lavorare insieme.

    Lei ha detto che questa visita è stata una pietra miliare per la storia del movimento ecumenico ma ha anche detto: non ci fermeremo qui, andremo avanti. In che modo volete ora continuare questa collaborazione? 
    Sì, è stata davvero una pietra miliare che abbiamo posto sul nostro cammino. Questa pietra indica il percorso fatto. E quindi abbiamo ringraziato Dio e anche chi ci ha preceduto e ha reso tutto questo possibile oggi. Ma indica anche il cammino futuro che dobbiamo ancora percorrere perché abbiamo visto quanto sia importante che le chiese siano insieme nel portare il Vangelo al mondo perché solo nell’unità il loro messaggio può essere credibile. È importante capire che ci sono molte cose che possiamo imparare gli uni dagli altri, e che dobbiamo uscire per andare incontro a chi ha più bisogno dell’aiuto delle nostre chiese. Ciò che cerchiamo non è un’unità fine a se stessa.

    Noi vogliamo essere uniti perché siamo convinti che le chiese possono dare un contributo credibile di unità in un tempo di paure, populismo, xenofobia, conflitto e divisioni, individualismo. Vogliamo far vedere che questa appartenenza, le une alle altre, è una buona notizia per il mondo oggi.

    Dunque, dopo Ginevra, quali saranno le prossime tappe? 
    Ci sono diversi piani su cui continuare il nostro lavoro. Il Comitato congiunto continuerà certamente il suo lavoro con una serie di incontri già pianificati. Abbiamo anche organizzato questa Conferenza molto importante a Roma in settembre su xenofobia, razzismo e populismo. Ci sono anche diverse iniziative di confronto che continueranno su missione e teologia. C’è un importante documento sulla comprensione della Chiesa che è stato frutto di uno studio lungo e approfondito, che abbiamo discusso, e ora stiamo raccogliendo le risposte delle nostre Chiese e della Chiesa cattolica. E poi continueremo a lavorare insieme per i migranti e i rifugiati, per la giustizia, per la pace, nei diversi contesti in cui siamo impegnati in Medio Oriente, in Sud Sudan, in Congo, in Colombia e Corea. Ci sono molte cose da fare insieme.

    Qual è stata l’ultima cosa che ha detto a Papa Francesco prima di partire?
    Gli ho detto che avrei chiesto a Dio benedizioni per il suo lavoro e gli ho assicurato che avremmo pregato per lui.

    Fonte: SIR

     

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