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Home Ecumenismo e dialogo Risoluzione ONU su violenza sessuale: grave lesione dei diritti
  • Ecumenismo e dialogo

Risoluzione ONU su violenza sessuale: grave lesione dei diritti

L’Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne indignato per l’adozione da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di un testo sulla violenza sessuale nei conflitti armati, considerato inadeguato e manchevole: “una gravissima lesione dei diritti di tutte le donne nel mondo”

Di
Agenzia NEV
-
3 Maggio 2019
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    Roma (NEV), 3 maggio 2019 – L’Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne esprime la sua indignazione per la risoluzione adottata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale nei conflitti armati (n. 2.467 del 23 aprile 2019).

    “Ciò che è successo all’ONU è una gravissima lesione dei diritti di tutte le donne nel mondo – dichiarano in un comunicato stampa diramato oggi le donne dell’Osservatorio (cristiane protestanti -luterana, metodista, valdese, battista, avventista, pentecostale-, cattoliche, ortodosse, ebraiche, islamiche, induiste, buddhiste) –. Non avere scritto espressamente che dopo uno stupro di guerra una donna abbia diritto ad avere una tutela sanitaria e la possibilità legale di abortire è intollerabile”.

    Il comunicato ricorda anche la necessità di vigilare sulle leggi in materia: “sia al processo di Norimberga sia a quello di Tokio, nonostante lo stupro fosse stato già previsto come reato, esso non venne perseguito; non sempre infatti è sufficiente che ci siano leggi, ma è necessario che ci sia anche un contesto culturale in grado di recepirle e applicarle”.

    La condanna della violenza, spiegano le donne dell’Osservatorio, nel testo della risoluzione è assai articolata: “esso infatti raccomanda alle comunità tutte, incluse quelle religiose, di svolgere un ruolo più attivo nella difesa contro la violenza sessuale nei conflitti, per evitare la marginalizzazione e la stigmatizzazione delle sopravvissute e dei loro familiari, e di impegnarsi per assisterle al fine di una loro reintegrazione sociale ed economica”. Il documento riconosce ad esempio l’importanza di sostenere e promuovere “organizzazioni di donne, guide religiose e leaders di comunità, per uno spostamento dello stigma delle violenze sessuali dalla figura della vittima a quella del violentatore”, però si dimostra del tutto inadeguato per quanto riguarda la tutela della salute sessuale e riproduttiva delle donne violate, sul cui tema, afferma ancora l’Osservatorio, “La Risoluzione ci delude e ci offende per la sua reticenza”.

    Ancora una volta, il corpo delle donne diventa argomento del contendere. Spiega ancora l’Osservatorio: “Per evitare un fallimento totale dell’intesa, è stata accolta la linea voluta da Donald Trump, secondo il quale le donne stuprate in guerra non hanno diritto ad abortire; il riferimento alla salute riproduttiva sarebbe stato un via-libera all’aborto. Notiamo per inciso che dal testo è stata stralciata l’istituzione di un meccanismo formale per monitorare e segnalare le atrocità compiute in guerra, cui si sono opposti USA, Russia e Cina, tre fra le nazioni più potenti del mondo”.

    Il segretario generale ONU António Guterres ha detto: “Nonostante numerosi sforzi la violenza sessuale continua a essere una caratteristica orribile dei conflitti in tutto il mondo ed è usata deliberatamente come arma di guerra. Dobbiamo riconoscere che lo stupro in guerra colpisce in larga misura le donne perché è collegato alla questione della discriminazione di genere”.

    Nonostante ciò, il veto posto dagli USA ha negato la dignità umana e il rispetto. “Come donne di fede diciamo che il veto USA nega anche la misericordia per le donne che sono orrendamente offese e violate – conclude l’Osservatorio –. Lo stupro di guerra ha una lunga storia nelle culture patriarcali; ha molti significati, tra cui quello di umiliare il paese nemico e consolidare il patto omofobico criminale tra gli aggressori. È atto brutale, troppo spesso vissuto nel silenzio e nella vergogna della vittima; un atto di una crudeltà feroce, le cui conseguenze laceranti sotto il profilo della integrità della persona sono gravissime. Se per di più la donna è ferita anche per l’umiliazione di essere stata resa gravida dall’aggressore rapace, allora ad una vessazione si aggiunge un’altra vessazione. È disumano imporle tale ‘pesantezza’, costringerla ad ospitare nelle sue viscere la presenza di un feto che non può che essere segno di quella sventura immane. Ognuna poi sarà libera di scegliere del suo destino, ma appunto: avrà la facoltà di scegliere lei. E il sostegno non le deve mancare qualunque sia la sua scelta”.

    L’Osservatorio è nato lo scorso marzo con un Protocollo d’intesa e ha fra le sue attività  iniziative culturali, di sensibilizzazione e vigilanza sul tema della violenza contro le donne.

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