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La lotta contro la violenza maschile al centro della formazione delle pastore e dei pastori

Dal 24 al 27 ottobre scorsi si è svolto un seminario per candidate e candidati al ministero pastorale e diaconale delle chiese valdesi e metodiste, pastore e pastori in prova delle chiese battiste, pastore e pastori nei primi anni del loro ministero. Al termine dell'incontro i partecipanti e la Commissione CPCF hanno scritto una lettera aperta sul tema al centro dell'appuntamento: la violenza degli uomini contro le donne

Di
Agenzia NEV
-
14 Novembre 2019
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    Un momento della manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne, 25 novembre 2017, Roma

    Roma (NEV), 14 novembre 2019 – La violenza sulle donne? Riguarda in primo luogo gli uomini. Ed è al centro dell’agenda politica delle chiese protestanti. Il tema è stato scelto come fil rouge di un recente seminario che si è svolto dal 25 al 27 ottobre scorsi, promosso dalla Commissione permanente per la formazione pastorale (CPFP) che due volte l’anno organizza appunto dei momenti di formazione per le ministre e i ministri delle chiese battiste, metodiste e valdesi.

    Al termine del seminario i partecipanti e gli esponenti della Commissione hanno indirizzato alle chiese battiste, metodiste e valdesi una lettera aperta. Abbiamo chiesto a Cristina Arcidiacono, pastora della chiesa battista di Milano via Jacopino, segretaria del dipartimento di teologia Ucebi, e a Daniele Bouchard, pastore delle chiese valdesi di Pisa, Livorno e Rio Marina, coordinatore Commissione Ministeri e CPFP, le ragioni di questa iniziativa.

    “In questi anni – spiega la pastora – stiamo cercando di proporre un seminario rivolto, da una parte, all’aspetto del lavoro personale dei pastori e delle pastore, quindi i conflitti, il proprio tempo, lo stare in gruppo.
    Dall’altro ci concentriamo sugli aspetti più “ministeriali”, le discipline, le liturgie, l’accompagnamento pastorale.
    In questo contesto, cioè in un’occasione di formazione e accompagnamento nel ministero, ci è sembrato importante affrontare la questione della violenza. Un tema che ci interessa e ci riguarda perché riflettiamo e lavoriamo da tempo su questi fenomeni. Abbiamo voluto essere molto espliciti”.

    Una forma diretta ed esplicita incarnata anche dalle parole scelte sia nella lettera che in generale per fronteggiare questi temi. Azione e rappresentazione, cioè contrasto anche dal punto di vista del lessico che si usa, “vanno insieme, il linguaggio inclusivo riceve purtroppo ancora tante resistenze. La questione è utilizzare parole che aiutino a leggere la realtà nella sua complessità”. Di qui quindi, ad esempio, la scelta di parlare non di “violenza sulle donne” ma di “violenza maschile”: “non solo perchè statisticamente è agita dagli uomini nei confronti delle donne ma anche perché il potere è tutt’ora asimmetrico”.

    Anche nel mondo delle chiese protestanti c’è un gap tra donne e uomini?

    “Ancora oggi il fatto di avere delle donne nei ruoli apicali è una cosa che va menzionata. Non è un dato acquisito, è ancora una stranezza”, ammette Arcidiacono.

    Di qui la proposta del seminario, rivolta agli esecutivi delle chiese e agli istituti di formazione, “affinché si investa nella formazione sul tema della violenza maschile, si promuova un percorso che porti al riconoscimento delle dinamiche di violenza e soprattutto se ne possa parlare”. Ancora, si legge sempre nella missiva dei e delle partecipanti al seminario e della Commissione CPFP, “desideriamo proporre che alla prossima Assemblea Sinodo [che vedrà riuniti congiuntamente i e le rappresentanti delle chiese battiste, metodiste e valdesi, ndr] venga inserita una serata sul tema della violenza maschile”.

    “Dobbiamo partire dal nostro vissuto – continua la pastora battista -, anche imparare a leggere i tipi di violenza è stato rivelatorio per i partecipanti al momento di formazione che abbiamo organizzato. E’ una questione teologica perchè parte dall’esperienza di ciascuna e ciascuno. Siccome la vita non è altro dalla propria professione di fede e dall’essere discepole e discepoli, partire da noi è necessario. Tutte le donne hanno vissuto sulla propria pelle una qualche forma di discriminazione e violenza. Quello che crediamo urgente è riconoscere la disparità di potere esistente: e non solo ‘coprirla’ con le battute”.

    Gli esponenti protestanti che hanno preso parte al seminario, persone di età e generazioni diverse, “volevano far sapere alle loro chiese in primis il fatto che loro si impegnano in prima persona. Non si tratta di una denuncia della violenza maschile tout court ma di esplicitare la volontà e l’impegno personale: io voglio porre questo problema come tema trasversale”.

    Come può essere realizzato e declinato questo impegno nel mondo evangelico?

    “Non avendo paura di condividere le nostre esperienze di persone – risponde Cristina Arcidiacono -, poiché è vero che anche nelle chiese il privato è ‘blindato’, a volte. Per tanto bisogna provare a costruire un terreno in cui anche le case possano essere luoghi in cui si è interrogati e interrogate dalla Parola, intesa come parola che non ti giudica ma ti interpella”. Parola e parole che partono dall’Antico Testamento. “La Bibbia parla di violenza maschile prima di qualsiasi movimento sociale, ne parla come problema, non come vocazione, la linea della promessa è in discontinuità con la violenza”.

    Quindi la piaga dei femminicidi, le discriminazioni quotidiane contro il genere femminile, il sessismo e il machismo ancora imperanti nella società italiane interrogano le chiese protestanti da più punti di vista, incluso quello teologico.

    “Riconosciamo che il tema della violenza maschile è molto importante nella vita delle persone e della società – conferma il pastore Daniele Bouchard – ma anche nella vita delle chiese e quindi nell’esercizio pastorale e diaconale. E’ importante in quanto tutti i fatti della società toccano le chiese, quindi dobbiamo essere in grado di fare qualcosa in più rispetto al poco che stiamo facendo, ma anche perché la violenza maschile ci riguarda”.

    E nel momento in cui ci si ferma a riflettere su questo tema “e ci si chiede come ci tocca, uno degli aspetti è cercare le parole per descrivere un problema di tale portata. Questo lavoro non lo cominciamo noi, ovviamente, e ora abbiamo a disposizione delle espressioni nuove per guardare i fenomeni da una determinata luce”. Anche per Bouchard, a partire dal seminario ma soprattutto al di là del contesto specifico, è urgente un bisogno di capire come questo problema interessi anche valdesi, metodisti e battisti. “La violenza è nella vita delle persone, che i membri di chiesa agiscono e/o subiscono, e anche se avviene in famiglia o in luoghi non pubblici, segna la vita di tutte le persone. Così come tocca le persone di ogni ambiente, interessa anche noi, magari non nella forma della violenza fisica ma in altre. La violenza maschile ha infatti tanti aspetti, agisce anche nelle dinamiche collettive. La violenza verbale contro le donne purtroppo accade. Penso a certi modi di definirle o ignorarle, ad esempio”.

    Le chiese evangeliche come possono contribuire al contrasto alla violenza degli uomini?

    “Le cose che si possono fare sono tantissime, è un’impresa di tempi lunghi, non si può immaginare di risolverla in tempi brevi, chiediamo di cominciare a riconoscere il fenomeno. La prima cosa è dunque parlarne, nominare il tema, dire che la violenza maschie esiste e spiegare cosa significhi. E’ la premessa per costruire ogni altra iniziativa o percorso, permette a chi subisce violenza di comprendere che può parlare anche in chiesa di quest’argomento. Parlarne si può: partiamo da qui”. [BB]

     

     

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