USA/IRAN. Una pace muscolare

Le considerazioni di Antonella Visintin della Commissione Globalizzazione e ambiente della FCEI sull'urgenza del rispetto della legge 185/1990 e la riconversione bellica

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Roma (NEV), 9 gennaio 2020 – “Gli USA sono pronti alla pace con tutti quelli che la desiderano”, afferma Donald Trump dopo l’attacco iraniano alla base USA in Iraq dell’8 gennaio che segue all’uccisione da parte degli Stati uniti del generale iraniano Qassem Soleimani del 3 gennaio.

Una pace muscolare armata, un’altra azione repressiva di polizia internazionale come in Siria e in Yemen.

I giornali riportano dichiarazioni di distensione da parte di tutti i Paesi del Medio Oriente coinvolti, principalmente per le conseguenze economico finanziarie di una guerra generale che non sarebbero in grado di reggere. Escalation scongiurata, quindi, sembrerebbe, in base a considerazioni che non contemplano la domanda di pace e di diritti umani e ambientali che viene dalle popolazioni.

Il 7 gennaio l’Associazione ONG Italiane rileva che l’Unione europea non riesce ad avere un ruolo unitario e chiede al governo italiano di agire, anche in Europa, per una risoluzione pacifica, come se gli interessi coloniali e mercantili di ciascun paese, compreso il nostro, non fossero alla base di ambiguità e paralisi. I settori economici principalmente coinvolti sono l’energetico e la produzione di armi.

Come Commissione Globalizzazione e ambiente (GLAM) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) ribadiamo pertanto l’urgenza del rispetto della legge 185/1990 sull’embargo a paesi belligeranti, la verifica del trasferimento delle 50 bombe nucleari usa dalla Turchia ad Aviano (facendone il più grande arsenale nucleare in Europa), il presidio di Sigonella da cui partono i droni, ma soprattutto la riconversione energetica e l’abbandono delle energie fossili e dell’industria bellica che un comitato, di cui anche la GLAM fa parte, a Domusnovas (sede produttiva della RWM) chiede da anni mentre la vendita di armi in Italia in questo anno è cresciuta del 5%.

E infine ci uniamo alla voce della Conferenza congiunta di chiesa e sviluppo GKKE in Germania nella richiesta di una politica europea coerente e restrittiva rispetto all’export di armi a paesi terzi, e un aumento della capacità di controllo.