Muslim ban. “Separa le famiglie ed è palesemente razzista”.

Il Consiglio Nazionale delle Chiese degli Stati Uniti interviene sul nuovo Muslim ban: “questa estensione del divieto di viaggiare è contraria allo spirito di Colui che ci chiama ad amare il prossimo come noi stessi”

Roma (NEV), 10 febbraio 2020 – Lo scorso venerdì è stata annunciata un’estensione del “Muslim ban” che limiterà la possibilità per i cittadini Nigeria, Eritrea, Tanzania, Kirghizistan, Myanmar e Sudan – di trasferirsi a vivere e lavorare negli Stati Uniti.  Il divieto iniziale, del 2018, era diretto agli immigrati provenienti da Iran, Libia, Siria, Yemen, Somalia, Venezuela e Corea del Nord. Il Consiglio Nazionale delle Chiese degli Stati Uniti (NCCUSA) ritiene questo divieto, la sua espansione, e altre politiche dell’amministrazione Trump che limitano l’immigrazione e il reinsediamento dei rifugiati, come palesemente razzista.

“La politica dell’amministrazione nei confronti di coloro che cercano di venire principalmente dalle nazioni a maggioranza musulmana e africana negli Stati Uniti continua a separare le famiglie” si legge nella dichiarazione resa nota dal Consiglio Nazionale delle Chiese degli Stati Uniti lo scorso 4 febbraio.

Questa politica, continua il testo “presuppone anche che le persone non siano degne di offrire le loro competenze o di cercare una carriera o opportunità educative. Inoltre, sempre più persone che cercano cure mediche salvavita negli Stati Uniti non saranno in grado di ottenere l’aiuto di cui hanno bisogno”.

Cerchiamo di costruire una nazione in cui l’immigrato, il rifugiato e l’oppresso siano liberi di venire a cercare un’opportunità e di costruirsi una casa.  Questa estensione del divieto di viaggiare è contraria allo spirito di Colui che ci chiama ad amare il prossimo come noi stessi” conclude la dichiarazione.