8 marzo, le protestanti. La parola di Daniela: “Combattenti”

In occasione e verso la "Festa della donna" pubblichiamo una serie di brevi interviste ad alcune donne protestanti. A loro abbiamo posto le stesse (8) domande, molto poco teologiche né particolarmente femministe, per raccontare chi sono e cosa pensano. Di genere, di diritti, e non solo.

Daniela Di Carlo, pastora valdese di Milano, fa parte della Commissione Fede e omosessualità della Tavola valdese.

8 marzo: cosa rappresenta per lei? Lo festeggia? Se sì come? Se no perché? 

“L’8 tutto l’anno” è uno degli slogan lanciato alcuni anni fa dal movimento femminista e transfemminista “Non una di meno”. Mi sento allineata nel proposito, suggerito oggi dalle giovani generazioni di donne, e non solo, di avere sempre presente, ogni giorno della mia vita, lo sguardo attento alla vita delle donne. Quindi sì lo festeggio tutto l’anno facendo il possibile affinché nelle chiese, nel movimento ecumenico, nel mondo le donne possano donarci il loro sapere attraverso le loro azioni e parole. In ogni caso, il 25 novembre, l’8 marzo, ecc. non mi perdo l’occasione di andare alle manifestazioni e poter fotografare le nuove giovani combattenti che sono di grande ispirazione e insieme testimonianza che il lavoro di noi adulte è stato preso in carico da loro.

La donna che ammira di più.  

Donna J. Haraway, filosofa femminista della scienza, una profeta di 76 anni che ha saputo prevedere molti anni fa i danni della crisi ambientale e anche l’idolatria verso il capitale e il neoliberismo economico. La sua intelligenza va oltre la constatazione del disastro ecologico perché ci offre nuove prospettive di alleanze multispecie tra creature viventi che potrebbero, se adottate, rallentare il collasso della terra. Stimo anche le pastore pioniere venute prima di me che ci hanno aperto la strada nelle chiese e nella teologia.

La suffragetta statunitense Elizabeth Cady Stanton, alla fine del secolo XIX, con altre attiviste scrisse The Woman’s Bible (La Bibbia della donna). Qual è il ruolo della donna, nella sua religione e comunità, dal suo punto di vista, non solo teologico quanto soprattutto per quella che è la sua esperienza personale?

E’ un ruolo positivo e forte. Le donne hanno costruito una amicizia necessaria con gli uomini ed ora il governo delle chiese è condiviso.

Si è mai sentita discriminata o sminuita in quanto donna? 

Forse all’inizio del pastorato sì quando mi veniva detto a chiare lettere che avrebbero preferito un collega maschio. Ma in seguito no. Mi sono sentita amata e riconosciuta autorevole dalle chiese in cui ho lavorato

“Donne che stanno “un passo indietro”, aborto come frutto di “stili di vita incivili”: sono solo due degli ultimi episodi di sessismo che, al di là delle responsabilità di chi lo esplicita, esiste e permane nel racconto collettivo della società, sui media, nella narrazione dell’attualità. Che cosa ne pensa?

Penso che la misoginia, il sessismo, come l’omofobia e il razzismo sono dietro l’angolo. Sono dormienti per un po’ e poi trionfano attraverso i femminicidi o le battute insane di qualche conduttore televisivo superficiale. Occorre continuare ad alzare la voce perché ogni libertà deve continuare ad essere difesa con passione da donne e da uomini, insieme.

Un provvedimento, politico, legislativo, o culturale, che assumerebbe per migliorare la condizione femminile in Italia o nel mondo, o a livello locale.

Anche solo una sanzione penale durissima contro le aziende che favoriscono il gap salariale, con pari mansioni, tra donne e uomini mi farebbe felice!

Nel 2018 il movimento del #MeToo è stato nominato “persona dell’anno” dal Time. Nello stesso anno, si stima che 379 milioni di donne abbiano subito violenze fisiche e/o sessuali. Che ne pensa?

Credo che sia stato importante ciò che è accaduto con il movimento #MeToo. Ogni denuncia è stata in grado di mostrare l’orrore delle violenze a cui le donne sono tutt’oggi costrette. Non solo, ci ha anche restituito un’immagine della realtà più vera, nella quale è chiaro che il patriarcato usa l’aggressione sessuale come forma di controllo e dominio delle donne o dei e delle giovani. Attraverso la denuncia collettiva questo fenomeno dell’aggressione sessuale non solo è venuto a galla,  ma spero che diventi un utile strumento affinchè gli uomini ripensino ad una maschilità responsabile.

Un messaggio per gli uomini. E uno per le donne.  

Per le donne: Sei stata creata a immagine di Dio e da lui/lei sei amata con passione. Lasciati guidare dalla responsabilità di costruire qualcosa di grande e giusto con donne, uomini, persone con un’identità non binaria, ecc. Ascolta il suono della benedizione di Dio sulle tue azioni.

Per gli uomini: Hai bisogno di dare una nuova vita a te stesso. Lavora con altri uomini e rifletti sui tuoi peccati di genere: controllo e violenza sulle donne. Diventa un essere giusto e accogli le maschilità alternative e non aggressive. Crea delle alleanze con le donne e con tutti i soggetti che hai reso abietti con la tua arroganza e la grazia ti darà la mano e ti porterà con sé.