8 marzo, le protestanti. La parola di Manuela: “Diversità”

In occasione e verso la "Festa della donna" pubblichiamo una serie di brevi interviste ad alcune donne protestanti. A loro abbiamo posto le stesse (8) domande, molto poco teologiche né particolarmente femministe, per raccontare chi sono e cosa pensano. Di genere, di diritti, e non solo.

foto di Tim Mossholder, da unsplash.com

Manuela Vinay, responsabile dell’Otto per mille della Chiesa valdese – Unione delle chiese metodiste e valdesi (OPM).

8 marzo: cosa rappresenta per lei? Lo festeggia? Se sì come? Se no perchè?

È una data che ho sempre ricordato, non festeggiato. Dalle manifestazioni ai tempi studenteschi, alle cene fra amiche…Negli ultimi anni no, mi dà quasi fastidio dover fare qualcosa l’8 marzo. Per noi donne ogni giorno è una piccola lotta; è fondamentale che ci sia una ricorrenza, ma 8 marzo significa lotta per i diritti delle donne ed ogni giorno è l’8 marzo.

La donna che più ammira.  

Ne ammiro veramente molte e a molte di loro sono grata della loro esistenza. In particolare ammiro quelle donne che hanno saputo prendersi degli spazi importanti in mondi prettamente maschili senza diventare la brutta copia degli uomini e mantenendo la propria identità di donne.  Ammiro anche tutte le donne del movimento femminista, soprattutto  del passato, a loro dobbiamo veramente molto.

La suffraggetta statunitense Elizabeth Cady Stanton, alla fine del secolo XIX, con altre attiviste scrisse The Woman’s Bible (La Bibbia della donna). Qual è il ruolo della donna, nella sua religione e comunità, dal suo punto di vista, non solo teologico quanto soprattutto per quella che è la sua esperienza personale?

Alla guida della Chiesa Valdese c’è per la seconda volta una donna, la componente femminile della Tavola valdese non è mai stata così numerosa. Nelle nostre comunità  locali molti ruoli di responsabilità, non solo pastorali, sono ricoperti da donne  e credo che veramente viviamo la parità dei sessi.

Si è mai sentita discriminata o sminuita in quanto donna? 

Mi è successo tanti anni fa, sul lavoro, per il resto sono stata fortunata. Ho passato 20 anni in un’azienda con management tutto al femminile, anche se penso che la monotonia di genere non va mai bene. Nella diversità, di ogni tipo, c’è sempre ricchezza.

“Donne che stanno “un passo indietro”, aborto come frutto di “stili di vita incivili”: sono solo due degli ultimi episodi di sessismo che, al di là delle responsabilità di chi lo esplicita, esiste e permane nel racconto collettivo della società, sui media, nella narrazione dell’attualità. Che cosa ne pensa?

Questi episodi sono ahimè uno dei tanti frutti di questa neo cultura primordiale urlata sui social che ha, in questo caso, origini lontane, perché anche i più atei o agnostici hanno il ricordo nella mente che è stata colpa di Eva se lei e Adamo sono stati cacciati dal giardino dell’Eden con tutto quello che ne è conseguito. Penso che non dobbiamo sminuire o sottovalutare mai questo linguaggio ma reagire sempre con pacata fermezza, ironia, educazione. 

Un provvedimento, politico, legislativo, o culturale, che assumerebbe per migliorare la condizione femminile in Italia o nel mondo, o a livello locale.

Il cambiamento culturale che più anelo è quello che elimini la cultura maschilista dalle madri che crescono i propri figli immersi da tale cultura senza neanche rendersene conto. È quello il terreno fertile sul quale cresce e si sviluppa quanto c’è di peggiore nei confronti delle donne, fino al senso di proprietà e alla violenza brutale.

Nel 2018 il movimento del #MeToo è stato nominato “persona dell’anno” dal Time. Nello stesso anno, si stima che 379 milioni di donne abbiano subito violenze fisiche e/o sessuali. E’ in atto un cambiamento o no? 

È un inizio di cambiamento ma non sono così ottimista. È stato comunque molto importante, ma ancora molto si deve fare, soprattutto in campo giudiziario dove la decisione di denunciare ti catapulta in un calvario lunghissimo, e molto doloroso.

Un messaggio per gli uomini. E uno per le donne.  

Vorrei che ognuno e ognuna di noi avesse la possibilità di vivere nei panni dell’altro sesso per almeno una settimana, siccome non è possibile, dico a tutti e a tutte: “Provateci mentalmente, a casa, sul lavoro, nella relazione di coppia. Siate l’uomo e la donna che vorreste avere accanto”.

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