Coronavirus. La preghiera dei luterani mondiali

Il presidente della Federazione Mondiale Luterana (FLM), Panti Filibus Musa e il segretario generale, Martin Junge, hanno scritto a tutte le chiese membri offrendo preghiere, sostegno e incoraggiamento per affrontare l’epidemia del coronavirus

Roma (NEV), 12 marzo 2020 – “Questo è il momento di continuare a confidare nella presenza compassionevole di Dio in mezzo all’umanità”, hanno detto il presidente Panti Filibus Musa e il segretario generale Martin Junge, della Federazione Mondiale Luterana (FLM), che hanno fatto un appello all’autodisciplina per affrontare l’epidemia di coronavirus che sta colpendo tanti paesi.

L’appello si accompagna alla chiamata ad amare il prossimo. “L’amore e l’autodisciplina appartengono l’uno all’altra, ancora di più al giorno d’oggi”, hanno detto. Mantenendo la distanza sociale e “trattenendoci da contatti inutili, siamo in grado di mostrare il nostro amore e la nostra preoccupazione per coloro che sono più vulnerabili”, hanno aggiunto.

Nella lettera dell’11 marzo, i leader luterani hanno chiesto di prendere “coraggio nella consapevolezza che Dio non ci abbandona mai, anche se ciò significa passare attraverso l’esperienza della croce. Vediamo la croce di Cristo come il segno della nostra forza e della nostra speranza”.

Junge e Musa consigliano a tutte le chiese membro di seguire le istruzioni delle strutture sanitarie pubbliche dei loro paesi, così come dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e di altre fonti ufficiali.

Hanno anche invitato i membri di tutte le chiese a pregare l’uno per l’altro, specialmente per quelli che si trovano nell’epicentro del virus. Infine, in relazione a questa nuova sfida, hanno chiesto, di ricordare anche coloro che sono quotidianamente esposti ad altre sfide sanitarie come il Dengue, la malaria, l’HIV e l’AIDS e altre malattie potenzialmente letali.

“Comprendere di nuovo la vulnerabilità della vita umana”, conclude la lettera, “può rappresentare un momento per un nuovo impegno a pregare e a servire amorevolmente il prossimo”.