Martin Luther King, quel sogno che ci manca da 52 anni

Il 4 aprile del 1968 veniva ucciso negli Stati Uniti uno dei leader del movimento per i diritti civili, pastore battista, simbolo senza tempo della lotta contro le discriminazioni. Oggi, nei giorni della pandemia, riscopriamo le sue parole, il suo messaggio visionario di pace, speranza e solidarietà tra gli uomini

Roma (NEV), 3 aprile 2020 – Il 4 aprile del 1968 negli Stati Uniti, a Memphis, Tennessee, Martin Luther King fu ucciso da un colpo di fucile mentre era sul balcone di un motel, sparato da James Earl Ray, un criminale razzista e sostenitore del segregazionismo. Condannato a 99 anni di carcere, morì mentre scontava la pena, nel 1998, di epatite. Martin Luther King si trovava a Memphis in solidarietà con i netturbini della città, in sciopero per chiedere il riconoscimento dei loro diritti.

Washington, le proteste dopo l’assassinio di MLK

Durante le rivolte che seguirono all’omicidio del pastore battista, leader del movimento per i diritti civili, proteste che durarono diversi giorni, morirono dieci persone, vennero bruciate diverse case e furono saccheggiati i negozi.
Oggi, 52 anni dopo, il mondo intero, Stati Uniti inclusi, sta vivendo la pandemia globale del Covid19, con migliaia di morti, feriti, un’emergenza sanitaria senza precedenti, la crisi sociale ed economica che ne derivano.
Ripercorriamo allora il messaggio di una delle figure carismatiche più importanti del secolo scorso, che non può che testimoniare valori ed idee imprescindibili oggi più che mai, per uscire dall’attuale crisi, per ripartire, quando sarà possibile.

Martin Luther King nasce da una famiglia di pastori della Chiesa battista il 15 gennaio del 1929 ad Atlanta, in Georgia, nel profondo sud degli Usa. Suo padre, Martin Luther King Senior, era un predicatore della chiesa battista e sua madre, Alberta Williams, una maestra. Nel 1948 Martin si trasferisce a Chester, in Pennsylvania, dove studia teologia e vince una borsa di studio che gli consente di conseguire il dottorato di filosofia a Boston. Qui conosce Coretta Scott, che sposa nel ’53 e dallo stesso anno, é pastore della Chiesa battista a Montgomery, in Alabama, uno dei luoghi dove la situazione razziale era tra le peggiori di tutti gli States.

Nel 1955 proprio in quella città una sarta di famiglia metodista, Rosa Parks, divenne, col suo storico gesto, rifiutandosi di cedere il suo posto a un bianco su un autobus, The Mother of the Civil Rights Movement. Fu il pastore Martin Luther King, dopo quello straordinario episodio, a guidare la protesta che ne seguì, promuovendo una massiccia campagna di boicottaggio da parte di tutti gli afroamericani nei confronti dei mezzi pubblici locali. Dopo il successo della campagna, nel 1956, King e gli altri responsabili del Movimento per i diritti civili degli afroamericani fondarono la Southern Christian Leadership Conference da lui presieduta, un’organizzazione dedicata alla conquista dell’uguaglianza e dei diritti civili attraverso forme di protesta non violente ispirate al messaggio di Gesù Cristo e al metodo di Gandhi.

La lotta pacifica durerà per tutta la sua vita, nonostante gli arresti e le minacce subite.

La marcia di Washington

Nel 1963 a Washington, davanti al Lincoln Memorial e a 200.000 persone, pronuncia il suo discorso più celebre, “I have a dream”, alla fine della marcia “Per il lavoro e la libertà”.

Nel 1964 vince il Premio Nobel per la pace; l’anno successivo organizza la marcia antirazzista di Selma.

Qui sotto proponiamo, infine, in un video del Guardian, non il suo discorso più famoso, ma l’ultimo, “I’ve Been to the Mountaintop“, che tenne proprio il 3 aprile di 52 anni fa, sperando che possa essere un messaggio di speranza o di conforto per questi tempi bui.

“Non so che cosa accadrà ora. Ci aspettano giorni difficili. Ma davvero non me importa ora, perché sono stato in cima alla montagna. E non mi preoccupo. Come chiunque, mi piacerebbe vivere una lunga vita; la longevità, ha il suo valore. Ma ora non mi preoccupo di questo. Voglio soltanto fare la volontà di Dio. E lui mi ha concesso di salire sul monte. E ho guardato in basso e ho visto la Terra Promessa. Potrei non raggiungerla insieme a voi. Ma voglio che sappiate questa sera che noi, come popolo, ci andremo. Sono così contento, questa sera. Non sono preoccupato di nulla, non temo nessun uomo. I miei occhi hanno visto la gloria della venuta del Signore”.