La morte in solitudine. E la vita nuova che ci attende

La Pasqua è stata citata ieri dal premier Conte, nella sua ultima conferenza stampa. Abbiamo chiesto al pastore Luca Baratto una riflessione sul significato di questa festività religiosa (e una possibile "lezione" per il presente, che possa valere per tutti)

Il Cristo giallo, di Paul Gauguin (1889)

Roma (NEV), 7 aprile 2020 – Nell’ultima conferenza stampa del premier Giuseppe Conte, ieri sera, in diretta, il Presidente del Consiglio, dopo aver annunciato lo stanziamento di 400 miliardi per le imprese, ha citato a più riprese la Pasqua “come ricorrenza religiosa ma anche laica”. Abbiamo chiesto al pastore Luca Baratto, curatore della rubrica Culto evangelico e segretario esecutivo della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), un’opinione e una visione sul senso della festività dei prossimi giorni.

Anche secondo lei è una festa che coinvolge tutti i cittadini, al di là della religione? Perchè? 

“La Pasqua è una festa chiaramente religiosa. C’è la pasqua ebraica, la pèsach, che si celebra da domani, mercoledì 8 aprile, al 16 aprile, ed è legata alla narrazione della liberazione del popolo ebraico. Poi esiste quella cristiana, legata alla morte e resurrezione di Gesù, che si celebra in occidente il 12 aprile e in oriente il 19 aprile. Il messaggio di Pasqua è il primo messaggio cristiano, è l’elemento fondamentale del cristianesimo. E’ possibile che questa narrazione abbia degli elementi significativi anche per chi non crede o crede diversamente ma non si può dire che sia una festa laica.
 
“Pasqua – ha proseguito il premier – significa, lo sanno bene i cristiani, passaggio, e anche riscatto, dalla schiavitù dell’Egitto”. Qual è il significato della Pasqua, teologicamente parlando? 

La Pasqua cristiana ha al suo centro la passione, la morte e la resurrezione di Cristo. Una storia che si intreccia molto con quella ebraica. Vi sono due momenti: la morte, cioè la distruzione, la croce, da un lato, e la vita, la Pasqua appunto, la vita che risorge. Il messaggio è questo, dunque, un messaggio di vita che passa attraverso la morte di Gesù. Il passaggio alla vita attraverso la morte è il centro del senso della pasqua cristiana.

Ancora Conte, ieri sera: “Nella consapevolezza, che un passaggio dal peccato alla redenzione, tramite il sacrificio di Cristo”. Che cosa rappresenta il sacrificio di Gesù, appunto, per i protestanti?

Nella Bibbia la morte di Gesù ha uno spazio molto grande, perché era la cosa più difficile da spiegare. E’ difficile spiegare che il Messia sia un “perdente”, come possa “il Giusto” essere sconfitto. L’immagine del sacrificio si è imposta, nel mondo cristiano, rispetto a questo, per cui la morte di Cristo è una sorta di offerta a Dio, che perdona. Un’interpretazione che reputo rigida, che non rende giustizia alla diversità dei linguaggi che la Bibbia ci offre: che va dal linguaggio del riscatto, della liberazione dello schiavo, alla morte del profeta che rimane fedele. Sono diverse immagini che vanno tutte considerate.

Nella teologia protestante, l’immagine della croce è fondamentale perché in essa, come diceva Martin Lutero, si mostra sub contraria specie, cioè secondo una modalità che non gli è propria, quella dell’essere giudicato dal mondo. Gesù che muore come un criminale, che sta in mezzo ai malviventi, come uno che ha sbagliato nella vita, che non ha potere. E qui Dio si mostra in una modalità inaspettata, secondo la teologia protestante, in contrapposizione con la teologia della gloria, la teologia della croce.

La resurrezione in realtà è un ribaltamento della Storia, perché se nella crocifissione il mondo giudica Gesù, nella resurrezione è Dio che giudica il mondo. Riporta alla vita tutto il mondo e tutte le parole che Gesù ha incarnato. La resurrezione non è un lieto fine, è il giudizio di Dio sul mondo, che ha giudicato e condannato Gesù. Da perdente per il mondo, Gesù diventa il giusto, e allora anche la parola ‘perdente’ assume un nuovo significato. Riflettiamo su chi viene spesso classificato in questo modo, su chi sono i ‘perdenti’: perchè Gesù muore come i reietti e ci chiede di guardarli come Dio li guarda.

Lei cosa si augura, cosa augura, quale messaggio vorrebbe dare alle persone che credono – e anche agli atei – in vista della prossima festività pasquale, da trascorrere a casa, seguendo le restrizioni imposte per contrastare la diffusione del Covid19?

Non sono un religioso ma sono un predicatore che si confronta col testo biblico. Nella narrazione biblica della morte e resurrezione di Gesù vi sono alcuni elementi di drammatica attualità: la morte in solitudine, una delle cose più tragiche che viviamo in questi giorni. Forse la Pasqua ci porta questa riflessione, è un modo per essere vicini, per piangere in qualche modo le persone che se ne sono andate. Gesù se n’è andato da solo, ma non era da solo.

Infine, la Pasqua è il giorno in cui si afferma la vita. In due sensi. Il primo è che la fede cristiana ci dice che c’è sempre qualcosa di nuovo da attendere. Il secondo è che la vittoria della vita, infine, non è un semplice ritornare a vivere ma a farlo in modo consapevole. Così anche noi, quando, speriamo presto, torneremo alla nostra vita “normale”, il più possibile normale, dovremo forse ricercare una vita migliore, più equa, in cui le ingiustizie, forse anche le ragioni di quanto stiamo vivendo, siano affrontate”.

 

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