Europa: idee, politiche, chiese

Un seminario online promosso dal Centro Studi Confronti sul ruolo del protestantesimo e dei protestanti nel passato, presente e futuro dell'UE

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Roma (NEV), 5 giugno 2020 – Che spazio e che ruolo hanno avuto le chiese protestanti nella formazione dell’Europa e dell’europeismo? E quali idee incarnano oggi, di fronte alle nuove sfide che la comunità europea, politica e non solo, si trova ad affrontare, dopo mesi di emergenza sanitaria ed economica? Per fare il punto su questi ed altri interrogativi si è svolto ieri online un seminario dal titolo “Europa: idee, politiche, chiese” promosso dal Centro Studi Confronti e dalla Fondazione Centro culturale valdese.

All’incontro sono intervenuti Filippo Giordano, Università di Torino, Fulvio Ferrario, della Facoltà Valdese di teologia, Davide Rosso, per il Centro Culturale Valdese, Valdo Spini, presidente della Fondazione Fratelli Rosselli, Ilaria Valenzi, consulente legale della FCEI, per il Centro Studi Confronti; ha introdotto il dibattito Bruna Peyrot del Centro Culturale Valdese e moderato la discussione Claudio Paravati, direttore della rivista Confronti.

La storica e saggista Peyrot ha aperto il panel, che si è svolto via zoom, con una riflessione sull’origine mitologica del nome del vecchio continente e sulla complessità dell’idea stessa di Unione Europea, di un “senso di appartenenza che può essere tramite per identità più vaste, globali”. Il professor Filippo Giordano ha rievocato diverse figure fondamentali per la nascita dell’Europa: da Altiero Spinelli e il manifesto di Ventotene a Gustavo Malan, da Giorgio Spini a Mario Alberto Rollier.

A quest’ultimo, “un valdese federalista” proprio Confronti aveva dedicato anche una copertina nel 2017.

La lunga storia del federalismo europeo legata dunque all’ecumenismo. Esiste cioè una connessione tra le chiese, oltre al contributo di personaggi storici tra i quali appunto lo stesso Rollier, e la formazione dell’Europa. Secondo Davide Rosso, questo rapporto si articola su tre parole-chiave: “pace, ecumenismo cioè essere nati attraverso le differenze, solidarietà”.

E oggi che ruolo hanno le chiese? Il teologo e pastore Ferrario, citando alcune riviste tedesche, ha parlato di chiese “irrilevanti dal punto di vista sistemico”. Chiese protestanti che, secondo il docente, sarebbero “un po’ alle corde, sulla difensiva”, perchè, tra l’altro, “giocano su terreni e agende altrui, proprie di altri, e sui quali per tanto si perde”. Per Ferrario esiste un pericolo ed è il “provincialismo delle singole chiese, che non ci fa bene”.

Non hanno confini invece i diritti, o non dovrebbero averne, come spiegato da Ilaria Valenzi, giurista e responsabile legale della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, che ha ricordato come tuttavia i diritti non siano stati al centro dei trattati istitutivi dell’UE. “Per anni l’Europa è stata solo economia, oggi per fortuna con la Corte di Giustizia europea abbiamo introdotto diritti che i singoli Stati membri nemmeno avevano nelle proprie Costituzioni”.

Sempre sulla situazione attuale del nostro continente, Valdo Spini, già ministro e deputato socialista, ha analizzato l’affermarsi del sovranismo, che ha “messo in crisi più l’area socialdemocratica” che quella liberale, chi cioè aveva “sbagliato l’analisi sulla globalizzazione”. Dalla crisi del 2008 a oggi, dopo la pandemia e mentre l’UE è alle prese con il Recovery Fund e le economie di alcuni Paesi, tra i quali l’Italia, duramente colpite dal Covid19. La contrapposizione tra “Stati frugali e scialacquatori”, dunque, come uno dei terreni simbolici sui quali si dovrà provare a costruire o ricostruire un’Europa fondata sulla solidarietà.

Davide Rosso ha poi ricordato i 70 anni della Dichiarazione Schuman (siglata dall’allora ministro degli Esteri francese Robert Schuman il 9 maggio 1950), ribadendo, dopo un excursus su federalismo e resistenza, la necessità per le chiese protestanti di “riscoprire l’orgoglio delle diaconie che si sono messe insieme per aiutare le comunità”.

Per Ferrario occorre “entrare nella consapevolezza che siamo minoranze, mettere al servizio questa esperienza dell’Unione europea.  Perchè quando c’è crisi, cresce il cattivismo, altro che buonismo…L’attuale stato di crisi significa uno stato sociale in crisi. Dunque il mondo ha bisogno di diaconia, cioè di annuncio del regno di dio nelle opere. Il tutto, come si dice, “pensando globalmente, agendo localmente (“thing global, act local”, ndr), perchè essere “piccoli” e locali non vuol dire essere provinciali”.

Sul fronte della legge, secondo Ilaria Valenzi, sono tre gli “strumenti di lettura del mondo dei diritti europeo: dobbiamo richiamare l’Europa a non avere paura a usare i propri strumenti, anche di sanzione; ricordare che non è solo l’economia a definire le linee politiche ma anche il tema dei diritti; considerare che il sistema multilivello europeo è anche un sistema delle nostre identità, anche giuridiche”.
E sempre tre sono le ricette politiche che ha voluto suggerire l’ex ministro Valdo Spini, a conclusione del panel: “un sinodo europeo, l’intitolazione di una targa a Rollier al Parlamento europeo, inaugurata magari dallo stesso presidente dell’emiciclo di Bruxelles, l’italiano David Sassoli, gli stati generali dell’economia a livello europeo”.
Infine, dopo i diritti e la politica, l’augurio affinché emerga sempre più “un’Europa della cultura, anzi delle culture”, lanciato al termine della discussione da Bruna Peyrot, perché “è sul terreno culturale che si formano le idee”.
Qui il video completo della tavola rotonda: