Il razzismo è dappertutto. Un luterano fra Tanzania, USA e Italia

Intervista al pastore Jasson Kalugendo: “anch’io ho dovuto imparare le regole di comportamento di tutti quelli che non sono bianchi. Non discutere con la polizia. Stare fermo. Non scappare. Rispondere a tutte le domande. Non opporre resistenza. Non dare nell’occhio…”

Il pastore luterano Jasson Kalugendo

Roma (NEV), 19 giugno 2020 – Sul sito della Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI), Nicole Dominique Steiner intervista il pastore luterano Jasson Kalugendo.

Kalugendo è nato e cresciuto in Tanzania. Da molti anni vive negli Stati Uniti. Esperto di comunicazione, lavora per varie organizzazioni internazionali (UNICEF, ONU, Congresso Africano…). Da dicembre si trova a Roma, dove ha trascorso i mesi di lockdown dovuti all’emergenza coronavirus e vivendo da lontano i casi dell’uccisione di George Floyd, il 20 maggio a Minneapolis, e di Rayshard Brooks ad Atlanta, lo scorso 12 giugno. Casi che hanno sollevato in tutto il mondo proteste e manifestazioni contro il razzismo e il suprematismo bianco.

Kalugendo, che nella sua permanenza in Italia ha frequentato la chiesa evangelica luterana di Roma, tenendo anche i primi due culti post-covid insieme al pastore Michael Jonas, ha raccontato a Steiner come sia diverso l’atteggiamento delle persone in base non solo al colore della pelle, ma anche in base all’abbigliamento. Indossando la toga (abito talare dei pastori), si ricevono sorrisi e saluti, ma “Se vado in giro senza il talare, non è così…” ha dichiarato Kalugendo.

Per il pastore luterano il movimento Black lives matter è certamente da sostenere, e il razzismo rappresenta “un problema enorme che gli Stati Uniti si portano dietro da secoli. Un problema che ha radici profonde e che non si risolverà a breve. Ma dico anche: White lives matter” ha affermato, invitando a non generalizzare e a uscire dalla logica dei pregiudizi reciproci.

Sulle sue origini, Jasson Kalugendo ha sottolineato: “I miei antenati erano liberi, non schiavi. Io sono libero, anche nella mia testa. Ma anch’io ho dovuto imparare le regole di comportamento di tutti i neri in America, e non solo di tutti i neri, sono le regole di tutti quelli che non sono bianchi. Non discutere con la polizia. Stare fermo. Non scappare. Rispondere a tutte le domande. Non opporre resistenza. Non dare nell’occhio…”.

L’intervista si conclude con delle riflessioni sulle discriminazioni, che egli definisce “una malattia storica dell’umanità”, e sugli episodi di razzismo. La segregazione si vive anche nelle chiese. Dice ancora il pastore: “Negli USA le chiese sono separate. Le chiese sono bianche o nere o ispaniche… Nelle chiese vige la separazione”. Il lavoro di Kalugendo, che a breve tornerà negli Stati Uniti, proseguirà nei prossimi mesi proprio per contribuire a superare le divisioni, creando occasioni di scambio, riflessione e approfondimento su questi temi.

Leggi l’intervista integrale a Jasson Kalugendo sul sito CELI a cura di Nicole Steiner