Otto per mille valdese e metodista, un bilancio

Approfondiamo con Manuela Vinay, responsabile OPM, i dati presentati ieri in una nota della Tavola valdese: "Il terzo settore guarda con ogni evidenza sempre di più alle chiese valdesi come fonte per finanziare la propria attività. E noi proprio per questo sentiamo sempre di più la responsabilità verso il no profit"

Roma (NEV), 9 settembre 2020 – “Sempre di più il terzo settore guarda alle chiese valdesi come un referente “sicuro” per poter garantire il loro impegno. E proprio per questo noi sentiamo sempre di più la responsabilità verso il mondo no profit, di contribuire nel migliore dei modi alla loro attività”. Così Manuela Vinay, responsabile dell’ufficio Otto per mille, dopo la pubblicazione dei progetti finanziati quest’anno dalle chiese valdesi e metodiste.

Le realtà che si rivolgono all’OPM valdese sono infatti sempre più numerose, un trend che avevamo già evidenziato negli scorsi mesi.

“Nonostante siano cambiati i criteri di assegnazione dei fondi e di valutazione delle singole attività, con ad esempio un limite più stretto per le iniziative che ogni ente può chiedere di finanziare – conferma Vinay – , il numero delle richieste continua a salire. Nel 2013 furono 1313, nel 2017 eravamo arrivati a 3918, oggi, nel 2020 siamo a quota 4671”.

Crescono anche le firme dei contribuenti, cioè il numero di persone che nella dichiarazione dei redditi sceglie le chiese valdesi. Nel 2019 – sull’anno fiscale 2018 – sono state 569.638, e dal 2015 sono cresciute costantemente, in media del 3% su base annua.

L’emergenza Covid ha influenzato solo relativamente la modalità di valutazione delle iniziative solidali. Come ha dichiarato la moderatora della Tavola Valdese Alessandra Trotta, “Abbiamo lavorato cercando di non focalizzare la nostra attenzione sulla sola emergenza sanitaria, nella convinzione che mantenere – anche in un anno così particolare – lo stesso livello di attenzione che ci ha sempre contraddistinto sulla cultura, sull’educazione, su progetti sociali in senso ampio sia in sé un modo per contribuire agli sforzi del paese per uscire dalla fase di emergenza e promuovere uno sviluppo nella direzione di una maggiore giustizia sociale, della tutela dei diritti dei più vulnerabili, della sostenibilità ambientale e persino di una più allargata partecipazione democratica, di cui la stessa emergenza ha fatto avvertire l’urgenza”.

Ciò nonostante, all’estero, sono stati comunque finanziati 9 progetti che riguardano in qualche modo l’emergenza sanitaria e il post coronavirus: “Dall’Egitto all’Iraq, fino all’India, abbiamo scelto di donare a chi si è speso e si spende contro le conseguenze nefaste e  più di lungo periodo del virus e del lockdown, sempre a favore delle fasce più vulnerabili della popolazione”.

Quanto ai campi di cui si occupano le realtà che hanno ricevuto l’ok e i fondi dall’OPM, l’ambiente acquista un peso maggiore, passando da 13 a 27 progetti. “I nostri beneficiari si occupano molto di disabilità, fisica e psichica, ma anche di cultura e di infanzia”, aggiunge Vinay. E lavorano principalmente nelle grandi città, da Nord a Sud, con un gran numero di realtà con sede a Roma.

Entro fine mese i progetti, che sono stati presentati a gennaio da associazioni, Ong, cooperative (il termine era proprio il 31 gennaio, dunque prima dell’emergenza sanitaria) saranno avviati.

Per saperne di più: https://www.ottopermillevaldese.org/trasparenza/