Aborto, “Vigilare sul rispetto della Costituzione: lo Stato faccia lo Stato”

Intervista a Erika Tomassone, pastora delle chiese valdesi di Villar Perosa e Pramollo, vice moderatora della Tavola Valdese, che da anni si occupa di tematiche di genere e diritti delle donne

foto di Sharon McCutcheon, da unsplash.com

Roma (NEV), 2 ottobre 2020 – Non smette di far discutere il caso dei nomi riportati sulle croci in relazione alle sepolture di feti al cimitero Flaminio. Dopo la presa di posizione della FDEI, ieri, che ha denunciato come la vicenda sveli “la violenza istituzionale” ai danni delle donne, ne abbiamo parlato con Erika Tomassone, pastora delle chiese valdesi di Villar Perosa e Pramollo (in provincia di Torino), vice moderatora della Tavola valdese, che si occupa da anni di tematiche di genere e diritti delle donne.

“Un aspetto, forse non il principale, ma che mi ha comunque colpito – spiega la pastora – è che, come spesso accade, se non capita di essere toccati da una situazione, nelle sue condizioni più concrete, di certe cose non se ne sa nulla. La morte è un grande tabù della nostra società e dunque delle leggi cimiteriali e dei regolamenti che ad esempio normano la sepoltura dei feti non se ne sapeva quasi niente, prima di questa grave vicenda. Questo dà l’idea di come certi regolamenti, che non sono usanze, li sconosciamo perché la morte è avvolta da un grande tabù e non se ne parla. Si discute di altri diritti e situazioni, ma non credo ci sia venuto in mente di indagare la solitudine in cui si trovano le persone e tutta questa sfera intorno alla fine della vita”.

Questa mattina è stata depositata una denuncia in Procura, a Roma, da parte dell’associazione Differenza Donna. “Scriveremo al ministro della Salute Roberto Speranza – ha dichiarato la presidente dell’associazione, Elisa Ercoli – per chiedere un incontro urgente: serve un intervento a livello nazionale che interrompa queste gravi violazioni che avvengono da anni, ma scoperte solo in questi giorni. Alle donne che hanno vissuto questa situazione chiediamo di contattare la nostra associazione e offriremo assistenza legale gratuita”.
Sulla vicenda il Garante della Privacy ha aperto negli scorsi giorni un’istruttoria.
Il tema è che si torna a discutere, in questo quadro, della piena applicazione della legge sull’aborto, del 22 maggio 1978, la 194.
La legge 194 è ancora sotto attacco?
“Sì, molto, – risponde la pastora valdese – purtroppo non ha mai smesso di essere sotto attacco, in mille modi. Pensiamo al gran numero di medici obiettori che in certi parti d’Italia ha paralizzato di fatto la possibilità di abortire. Questa faccenda è gravissima perché, appoggiandosi su leggi cimiteriali, regolamenti et similia, manifesta in qualche modo la commistione tra pubblico e associazioni pro life. Non solo, perché con i nomi delle donne indicate sulle croci si viola la privacy, proprio uno dei capisaldi della legge 194. E’ un attacco grave alla libertà di scelta: davanti alla questione sia dell’aborto terapeutico che di quello volontario, la legge prevede appunto che la scelta spetti alla donna, ed è importante. Davanti a una diagnosi di possibili malattie – ma non solo – credo proprio che la 194 tuteli la scelta, la libera decisione delle donne. Dunque penso che il tema della scelta personale debba estendersi anche a cosa deve succedere dopo l’interruzione di gravidanza. Prevedere uno standard di sepoltura e additare le donne che hanno scelto di abortire non garantisce la libertà di scelta. Allo stesso tempo giudicare chi decide di non portare a termine una gravidanza è gravissimo, lesivo proprio di quella libertà”.
Quanto alla laicità, “Lavorerei sulla questione delle Asl, com’è stato fatto sia quando le associazioni pro life cercavano l’accreditamento nei consultori che anche nella gestione della vita e della morte. E’ il pubblico che non deve farsi orientare e a noi sta il compito di vigilare, ad esempio attraverso cittadinanza attiva, il tribunale del malato”.
I gruppi contrari all’aborto e che demonizzano le donne “sono di ispirazione cattolica ma non solo. Il vero problema è il rapporto tra lo Stato e la sua laicità e delle organizzazioni che introducono pratiche che non sono rispettose né del pluralismo religioso né appunto della laicità. Un cimitero comunale non può permettere che un’associazione cattolica sparga crocifissi sulle tombe di tutti: occorre richiamare lo stato alla Costituzione italiana, lo Stato faccia lo Stato”.
“Poiché esiste il consenso informato su tutto – continua la pastora -, forse sarebbe il caso che questo consenso informato fosse veramente tale anche su queste leggi”.
Quanto al ruolo delle chiese evangeliche, infine, secondo Tomassone, “è necessario avere un atteggiamento amorevole in grado di accompagnare le persone senza giudizio.
Su queste tematiche siamo rimandati a una comunità che abbia una fraternità non giudicante. E dobbiamo essere vigilanti verso quegli atteggiamenti e quelle situazioni in cui in maniera tacita si rischia una ‘macchia’ sui diritti sanciti dalla Costituzione e sulle leggi, come la 194″.

 

 

 

 

 

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