George Floyd, chiese Usa: “Non ci sono vincitori”

Il commento di Marshal Ausberry, pastore della Chiesa battista di Antiochia a Fairfax Station, in Virginia, primo vice presidente della Southern Baptist Convention, dopo la condanna dell'ex agente. Che dice anche: "Prego per Derrick Chauvin e la sua famiglia, perché anche loro dovranno convivere con le conseguenze delle sue azioni".

Opera di Adrian Arias. Courtesy dell’artista

Roma (NEV), 22 aprile 2021 – “Il verdetto di colpevolezza non riporterà purtroppo George Floyd a casa, dalla sua famiglia e dagli amici: è una perdita tragica e non ci sono vincitori”. Così Marshal Ausberry, pastore della Chiesa battista di Antiochia a Fairfax Station, in Virginia, primo vice presidente della Southern Baptist Convention, ha commentato la condanna per omicidio a carico di Derek Chauvin, l’ex agente di polizia che il 25 maggio ha provocato la morte di George Floyd.

“La morte di George Floyd – ha aggiunto – è un altro orribile ricordo aggiunto al trauma storico con cui gli afroamericani vivono ogni giorno. Anche se non conosciamo le motivazioni di Chauvin, le sue azioni hanno portato a una morte inutile e senza senso. Prego per Derek Chauvin e la sua famiglia, perché anche loro devono convivere con le conseguenze delle sue azioni.
Prego per la famiglia di George Floyd e affinché Dio conceda loro la pace. Prego che la giustizia aiuti il ​​processo di guarigione per loro e per la loro comunità. Spero che la morte di George Floyd porterà alla riforma della polizia in tutta la nazione. Ci sono molti agenti delle forze dell’ordine onesti e rispettosi: non possiamo “macchiarli” tutti con le azioni di Derrick Chauvin. Ma quando il personale delle forze dell’ordine supera il confine dei loro compiti, deve essere soggetto a una rapida giustizia”.

Anche Emory Berry, pastore della Greenforest Community Baptist Church a Decatur, in Georgia, vicino ad Atlanta, ha esortato a considerare il verdetto come un punto di partenza.
“Mentre piangiamo per la famiglia Floyd e per tutti coloro che sono morti senza senso per mano delle forze dell’ordine, le nostre anime si addolorano anche per coloro che ancora non riescono a vedere il torto che è stato commesso in quel giorno orribile”, ha dichiarato.

Intanto, dopo la decisione della corte di Minneapolis, ieri in tanti cittadini statunitensi hanno manifestato, con grida di gioia davanti al tribunale e in molte città nordamericane. “Oggi abbiamo compiuto un passo avanti contro il razzismo sistemico, che è una macchia per l’anima del nostro Paese”, ha detto il presidente Joe Biden.

Il leader Usa punterebbe ora su una riforma che renda meno difficile condannare i poliziotti violenti: a riferirlo, secondo quanto riporta Reuters, è stata la portavoce della Casa Bianca Jen Psaki. Psaki ha sottolineato che Biden sostiene una legge che vieterebbe le prese “soffocanti”, come quella contro Floyd, e consentirebbe l’uso della forza solo come ultima possibilità durante gli arresti: la misura è passata alla Camera ma non è detto che passi in Senato.

Nel frattempo altri due afroamericani sono stati uccisi dalla polizia negli Usa: una 15enne in Ohio e un 40enne in North Carolina, dove sono scoppiate nuove proteste.

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