Medio Oriente: libero il regista Hamdan Ballal

Muro edificato da Israele in Cisgiordania a partire dal 2002. Foto unsplash.

Roma (NEV), 25 marzo 2025 – Rilasciato Hamdan Ballal, co-regista del documentario premiato con l’Oscar “No Other Land”. Lo ha scritto su X il suo collega israeliano Yuval Abraham. Ballal, originario di Susiya in Cisgiordania, avrebbe raccontato abusi subiti durante la scorsa notte.

La notizia del rilascio, appena battuta dalle agenzie, arriva a poche ore dalla denuncia transitata, fra l’altro, sul sito International Coalition for Filmmakers at Risk.

Il suo collega israeliano Yuval Abraham ha scritto su X che Ballal è stato attaccato da un gruppo di 15 coloni israeliani proprio a Susiya, sotto gli occhi delle forze dell’ordine che non sono intervenute per evitare un linciaggio. “Aveva ferite alla testa e allo stomaco e stava sanguinando. I soldati [poi] sono entrati nell’ambulanza che aveva chiamato e lo hanno portato via”.

Insieme agli israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor e al connazionale Basel Adra, Ballal ha diretto il documentario “No Other Land”, vincitore di numerosi premi, tra cui spiccano due orsi a Berlino 2024 (miglior documentario e miglior film della sezione Panorama) e soprattutto l’Oscar per il miglior documentario meno di un mese fa a Los Angeles. Il documentario, girato tra il 2019 e il 2023, racconta l’opposizione degli abitanti del luogo alla distruzione del villaggio di Masafer Yatta da parte dell’esercito israeliano.

L’Associazione protestante cinema “Roberto Sbaffi” si rallegra per la notizia della liberazione di Hamdan Ballal. Ci si augura che egli stia ricevendo le cure necessarie e che le persone responsabili di questo atto esecrabile ne rispondano in tribunale.

Quello che è successo a Ballal non dovrebbe succedere a nessuno. Quando succede a chi potrebbe raccontare e farsi ascoltare (come registi, ma anche scrittori, giornalisti, religiosi e operatori umanitari), lo spettro delle vittime di quel crimine rischia di allargarsi sensibilmente. Per questo bisogna contenere ogni tentativo di sopprimere la ricerca della verità e costruire insieme spazi di dialogo e di tutela per ogni persona.