Roma (NEV/Riforma), 11 luglio 2025 – Alberto Corsani
Poche persone hanno svolto un ruolo di intellettuale a tutto tondo come Goffredo Fofi, spentosi oggi all’età di 88 anni. Originario di Gubbio, seguì, soprattutto nell’insegnamento, il lavoro di Danilo Dolci in Sicilia, e sarà anche ad Agape negli anni ’50, vedendo nell’opera di Tullio Vinay qualcosa che si affiancava alla pratica di Dolci. Ne parlerà (come parlerà del Servizio cristiano di Riesi) in alcuni suoi libri, in particolare Le nozze coi fichi secchi (1999), in cui rievoca gli incontri anche con la famiglia Trocmé, quella che nelle Cevenne mise in salvo molti bambini ebrei dalla persecuzione nazista. Intanto però inizia a occuparsi di cinema a Parigi.
La critica cinematografica si affiancherà per gli anni ’60/’70 all’attività politica, venendo a costituire due filoni nella sua produzione pubblicistica. Da un lato la celebre inchiesta sull’immigrazione meridionale a Torino: non pubblicata da Einaudi, fu poi data alle stampe da Feltrinelli; dall’altro lato il cinema. E in quell’epoca il cinema non era certo visto come arte isolata dal mondo: tutt’altro. È tra i fondatori della rivista Ombre rosse, che a Torino riunisce nel 1967, altri giovani critici molto impegnati […]
Sì, perché per Fofi «non unirono soltanto, per dire, Giovanni XXIII e il pastore Tullio Vinay, non furono solo loro a darci speranze […] ma si unirono – oltre ai partiti e nel sindacato – gli atei, i cattolici, i protestanti, e i “liberali religiosi” alla Aldo Capitini […], perfino ai radicali, che furono tra le migliori avanguardie di un pacifismo attivo e combattivo. […] Gli anni di Don Milani sono stati anche gli anni di Capitini e del Centro evangelico Agape, e di Moro, di Berlinguer e Pannella, de il Manifesto, di Lotta continua, di Com Nuovi Tempi».
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