Roma (NEV), 6 agosto 2025 – A 80 anni dal lancio della prima bomba a testata nucleare sulla città di Hiroshima, seguito dal lancio su Nagasaki; dopo aver visto crollare il muro di Berlino e sciogliersi come ghiaccio al sole la guerra fredda che per 30 anni ha sospeso il respiro del mondo; dopo aver creduto, in politica e nella fede, che un nuovo mondo era possibile, ci apprestiamo a celebrare questa funesta ricorrenza del 6 e 9 agosto 1945 sotto la minaccia reale di una terza guerra mondiale che sappiamo bene diverrebbe la fossa di ogni forma di vita.
Lo scorso primo agosto il presidente USA, Donald Trump, ha inviato due sommergibili a propulsione nucleare in acque prossime alla Russia. In risposta il presidente russo Vladimir Putin ha armato il confine tra Bielorussia e paesi Nato con missili a testata nucleare.
Il passo verso la distruzione totale del pianeta è millimetrico, probabilmente basta solo pensarlo per compierlo. Pensarlo ed è la fine, non ha nulla di retorico sapendo che oggi il potenziale distruttivo di una testata atomica è 24 volte superiore a quelle che hanno distrutto le due città giapponesi, la cui testimonianza di morte e devastazione è sempre rintracciabile online ma è anche ben testimoniata nelle installazioni che ogni anno “Senza Atomica” propone in una città d’Italia.
Cosa possiamo fare noi cittadini e cittadine che rigettiamo con forza questa minaccia? Come possiamo intervenire? Come arginare, in chi prega e si adopera per la pace anche a rischio della propria vita, quel senso di frustrazione che ogni giorno suggerisce di abbandonare l’utopia di un rinnovamento? Pace, l’abbiamo detto più volte, non è l’afflato di un momento ma la costruzione di un percorso su cui l’umanità si incontra, mescolando linguaggi, nazionalità, condividendo la fede e rispettando quella altrui. È contaminazione tra esperienze, fraternità, rispetto e amore per il creato.
Non si battono per pace Trump e neanche Putin e l’inasprimento dei loro rapporti reca terrore a tutto il pianeta. Allo stesso modo è inerme l’Europa che traduce la parola pace in “Riarmo” come deterrente verso le mire belliciste dei suoi potenziali nemici. Mentre intorno a noi le guerre spazzano via esseri umani come polvere alzata dal vento, il vuoto lasciato dalla politica è incolmabile: esporta modelli di democrazia “creativa”, si indigna davanti alla fame dei palestinesi, cita come un mantra una o più guerre sparse nel mondo, ma non alza un solo dito per dire basta di fronte alla sperimentazione delle armi che polverizzano bersagli umani e in questo momento per fermare il genocidio in corso a Gaza.
Noi gente comune possiamo fare. Possiamo pretendere che chi ci governa aderisca al Trattato di proibizione delle armi nucleari che ha l’obiettivo di renderle illegali e smaltirle. I paesi con gli arsenali più dotati non hanno aderito al trattato e tra questi l’Italia che, ricordiamo, non ha, ma ospita ordigni della NATO, costringendo alcune città a vivere accanto a una polveriera atomica. In Europa, il Regno Unito e la Francia ne sono dotate, occupando rispettivamente il quarto e quinto posto dopo Russia ed USA nella classifica dei nove paesi che posseggono l’atomica. In totale nel mondo ci sono 12.200 testate nucleari di cui ad oggi 2.100 si trovano in stato di massima allerta operativa.



























