Roma (NEV), 6 agosto 2025 – La Commissione Globalizzazione e ambiente (GLAM) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) è seriamente preoccupata dall’accordo economico tra Stati Uniti ed Unione Europea (UE). Una guerra commerciale aggressiva e insensata, da parte del nostro principale partner economico-culturale, che ha visto l’UE e le nostre economie aggredite dal bullismo nazionalistico dell’amministrazione Trump.
Tre sono i punti di riflessione che chiediamo di sviluppare nelle Eco-comunità e nelle chiese:
- La ricaduta economica di una guerra commerciale di aggressione sul nostro tessuto economico: l’Italia è uno dei principali paesi esportatori al mondo e la nostra bilancia economica si basa su un tessuto produttivo e sul lavoro di tante piccole e grandi aziende; la tutela delle lavoratrici/lavoratori che sono colpiti da questa guerra commerciale; il possibile tracollo economico della nostra azienda pubblica principale, la Leonardo, che all’indomani di questo accordo commerciale rischia di vedere ridotti drasticamente gli investimenti in ricerca e produzione
- L’accordo prevede un collaterale di 750 miliardi di dollari e 600 miliardi di dollari di ulteriori investimenti in tre anni che vincola l’UE all’acquisto di energia, armamenti e tecnologia militare dagli Stati Uniti (fonte: Sole24Ore). Questo accordo collaterale, abbastanza nascosto dietro lo slogan del 15% dei dazi (che è una cifra tutto sommato bassa, tanto da permettere a tutti gli attori di uscire vincitori per le proprie tifoserie), vede crescere enormemente la spesa energetica e per il “riarmo” per l’UE e per il nostro Paese.
- L’UE esce ancora una volta sconfitta sul piano internazionale, condannata ad una irrilevanza politica preoccupante. Ci siamo trovati incapaci di reagire ad un atto di bullismo da parte dell’amministrazione Trump, ci siamo trovati da soli e divisi ad affrontare una aggressione economica dal nostro principale alleato, incapaci di mettere in campo una strategia condivisa con gli altri grandi partner economici (Canada, Giappone, Regno Unito, ad esempio) per fare fronte comune e mettere all’angolo i campioni del liberismo economico da posizioni di forza e di monopolio, salvo poi nascondersi dietro la bandiera del protezionismo e del nazionalismo quando la globalizzazione bussa alla porta e chiede il conto.
La GLAM non propone soluzioni, si limita a stimolare un dibattito sano nelle chiese, invita ad approfondire temi rilevanti come quelli di cui sopra, che hanno un impatto sulle nostre vite. Le chiese sono chiamate ad una parola profetica, non ad esprimere giudizi, ma nel merito cercare di dare delle risposte etiche partendo dalla parola evangelica.
- Il riarmo resta una tematica fondamentale su cui bisogna tenere alta l’attenzione in un momento storico come il nostro dove la soluzione delle dispute internazionali non vede più la cooperazione internazionale, ma atti di forza unilaterali che lasciano migliaia di vittime innocenti negli scenari di guerra. Il documento Fedi Disarmate prova ad indicare un cammino difficile ma necessario.
- Il tema energetico è un secondo aspetto che ci chiama a riflettere, con questo accordo infatti, gli Stati Uniti restano il nostro primo approvvigionatore globale di energia dal fossile, gas e petrolio. Gli Stati Uniti sono ad oggi il primo produttore di CO2 su scala globale, e si tengono fuori da qualsiasi accordo di cooperazione internazionale, di fatto vanificando gli sforzi e i sacrifici degli altri paesi che vedono nel cambiamento climatico le ingiustizie sociali crescere drammaticamente. L’Unione Europea che aveva iniziato un ragionamento profondo su risparmio energetico, investimenti in infrastrutture ed efficientamento, con questo accordo compie un passo indietro (ulteriore dopo il Re-arm Europe che da solo sarà responsabile di un salto di produzione di CO2 per scopi bellici).
- Come sempre la bilancia energetica va a sfavore dei consumatori e favorisce le multinazionali e i gruppi di investimento. Investimenti poderosi in armi ed energia rischiano di sottrarre fondi ad esempio a percorsi virtuosi come le comunità energetiche (gruppi solidali di acquisto dell’energia), lasciando i cittadini-consumatori soli in un mercato dove vigge la legge del più forte. La povertà energetica in Europa e nel Regno Unito sono in costante crescita, e il “consumatore” debole subisce una forte e crescente ingiustizia che vede sempre più persone incapaci di scaldarsi nei mesi invernali (come se il consumo di energia per il riscaldamento non fosse un bisogno primario).




























