Roma (NEV), 8 settembre 2025 – Il Gruppo di lavoro congiunto tra il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) e la Chiesa cattolica sta celebrando il 60° anniversario dalla sua nascita, voluta per costruire insieme occasioni di incontro e promozione dell’unità dei cristiani e delle cristiane. Sono molti i contesti in cui si pratica una ricerca comune di unità nel cristianesimo. Dalla Settimana di preghiera, ai colloqui spirituali per una via italiana dell’ecumenismo, dai dialoghi interconfessionali internazionali all’ospitalità eucaristica.
Proprio su questa, nel suo saluto al Sinodo delle chiese metodiste e valdesi 2025, il vescovo di Pinerolo, mons. Derio Olivero, parlando di un “ecumenismo estroverso” ha annunciato il primo simposio delle Chiese cristiane presenti in Italia, che si terrà a Bari a gennaio 2026.
Oltre ai contesti in cui se ne parla, sono molti anche i metodi, i modelli dell’ecumenismo e dell’unità. Ci sono modelli teorici, tentativi teologici, dialoghi che vanno a intersecare le tradizioni e le confessioni cristiane, dalla luterana alla pentecostale, dall’anglicana a quelle ortodosse, cattoliche, battiste, metodiste, valdesi…
Uniti dalle parole di Gesù
Paolo Ricca, noto teologo protestante di fama mondiale scomparso il 14 agosto 2024, ha proposto più volte un punto di vista che tutte le chiese potrebbero fare proprio. Questo punto di vista, che a Paolo Ricca piacerebbe forse chiamare “proposta”, “preghiera” e anche “pratica” è riassumibile nel titolo di uno degli ultimi sui libri: Uniti dalle parole di Gesù. Recentemente pubblicato dalle Edizioni Magister, con la prefazione di Andrea Riccardi, questo libro è stato presentato proprio ad agosto, in occasione di una commemorazione tenutasi a Torre Pellice (Torino) a un anno dalla morte del teologo che, fra l’altro, è stato il primo pastore valdese a parlare nella Basilica di san Pietro.
Paolo Ricca: Gesù ha bisogno di molti “Pietro”. Prima volta nella storia
Torre Pellice, luogo del cuore e dello spirito, dove si tiene annualmente il Sinodo valdese, ha risposto all’invito della famiglia. Gli abbracci fisici e spirituali in aula sinodale, sede del piccolo “parlamento” di queste chiese di minoranza che tanto hanno ancora da dire e da dare alla storia e al Paese, hanno fatto da cornice a quella che è stata, sì, una commemorazione, ma soprattutto il tentativo di mantenere vivo e coerente il “testamento” ideale di una voce, quella di Paolo Ricca, che voleva sempre farsi tenue, mite, dolce e, infine, muta. Muta per dare spazio e tempo alla più alta voce della Parola. Della Bibbia. Della fede. In questo suo voler essere un “tramite” della Parola, il teologo ha riposto il suo pensiero ispirato in migliaia di manoscritti, fra cui molti inediti. Da qui viene il desiderio di portare ancora in dono questo suo pensiero.
Un aneddoto familiare
“L’anno scorso, dopo il suo funerale celebrato qui a Torre dal pastore Gianni Genre, ho pensato di volerlo ricordare, a un anno di distanza, sempre qui a Torre Pellice, dove è nato e dove riposa” ha detto la figlia di Paolo, Laura Ricca, che ha moderato la presentazione del libro. Nel ringraziare “con tutto il cuore” la moderatora Alessandra Trotta per il sostegno all’iniziativa, nonché i diversi oratori intervenuti nel corso della giornata, Laura Ricca ha poi voluto raccontare un aneddoto.
“Una sera a cena eravamo noi quattro, anzi noi 5, c’era anche mio marito Francesco. È successo tanti anni fa, ero molto giovane. Un po’ provocatoriamente io, che ero animata da un radicalismo femminista forse ingenuo, sostenevo, per alcuni aspetti, la superiorità del genere femminile, rispetto a quello maschile. Mio padre cercava di confutare i miei argomenti sostenendo i pregi del genere maschile per una sapiente e direi socratica avversione a ogni schematismo. E dunque abbiamo avuto un confronto acceso, ovviamente molto sereno, ma comunque vivace. Io però sono rimasta sulle mie posizioni, non ho cambiato idea. La mattina dopo appena alzata vedo mio padre venirmi incontro con in mano un bellissimo mazzo di fiori, forse rose, per donarmelo. Ecco questo era mio padre, toccava il cuore. Potrei definirlo un messaggero di luce. La dolcezza e la tenerezza di questo gesto nei miei riguardi mi colpì molto. E mi mise in crisi, nel senso che alla fine pensai che forse avesse ragione lui. Lo ringrazio per essere stato un esempio, un modello e per avermi insegnato cos’è l’amore con la A maiuscola”.
Nell’introduzione del volume, lo stesso Paolo Ricca scrive: “mi sono anche chiesto: ma come mai questo che ho predicato io, che sono appunto un protestante di vecchia data, piace a una comunità cattolica? Come mai tutti e due piacciamo a questo editore pentecostale che ne promuove la pubblicazione? La risposta è facile; la Sacra Scrittura, la Bibbia. È quello il vincolo che ci unisce. È quella la linfa vitale dell’unità cristiana. È quella l’energia ecumenica fondamentale, la chiesa ecumenica, chiamiamola così. Semplicemente, la chiesa cristiana, quella che viene costruita intorno alle parole di Gesù”.
La figlia Laura Ricca sottolinea proprio questo: “l’unità nella diversità, la bellezza del pluralismo. Questo è un libro che vuole celebrare le differenze intese come ‘manifestazioni della multiforme grazia di Dio’ come ha giustamente scritto Salvatore Montuori, amico cattolico di mio padre in un bellissimo messaggio in memoria”.
Una sintonia che nasce dall’ascolto della Parola
Paolo Sassi, curatore del libro, ha raccontato il contesto – personale e comunitario – nel quale queste predicazioni di Paolo Ricca alla Comunità di sant’Egidio sono nate e maturate: “Ricca – come sottolinea Andrea Riccardi nella sua preziosa introduzione al volume – ha in qualche modo continuato, dopo Valdo Vinay, nel servizio della predicazione alla Comunità. Un servizio articolato e di orientamento per la vita comunitaria, il ministero più alto – come scriveva Lutero a proposito della predicazione – della vita cristiana. La preghiera (personale o comune) e l’ascolto della Parola sono – nell’esperienza di sant’Egidio – uno dei fondamenti dell’identità cristiana declinata secondo il carisma della Comunità trasteverina: preghiera, poveri e pace, le tre ‘p’ nelle quali – con originale sintesi – papa Francesco ebbe una volta a riassumere l’identità della Comunità”.
Su questo versante, la sintonia con Paolo Ricca pastore e predicatore è stata profonda. Sassi ha ricordato – assieme alla indimenticabile esperienza che era l’ascolto delle sue predicazioni – come “le parole di Ricca (oltre che capaci di essere memorizzate) sapevano essere sempre sorprendenti e spiazzanti. La Scrittura – nella esposizione che lui ne faceva – riusciva a stupire gli ascoltatori, anche quando ne percorreva le pagine più note o presunte tali”. Il libro raccoglie 23 predicazioni, proposte in forma scritta per la meditazione: sono pensate particolarmente – ma non solo – per alcuni momenti “forti”, soprattutto dal punto di vista del calendario liturgico: Avvento, tempo di Passione, Pasqua, la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (SPUC). Sono, ha detto ancora Paolo Sassi, “oltre che un orientamento, un modo concreto di praticare la convinzione che l’unità (nella Parola) esiste già. Di qui la scelta originale, compiuta da Paolo Ricca poco prima della sua morte, di voler affidare la pubblicazione di queste sue predicazioni – quelle di un pastore valdese a una Comunità nata nella chiesa cattolica romana – alle cure di un editore radicato nella tradizione pentecostale”.
Alla presentazione è intervenuto anche Timoteo Papapietro, cresciuto in ambiente pentecostale, direttore editoriale delle Edizioni Magister che ha anche pubblicato il volume “Amore Bacio Fuoco”, una raccolta di conferenze tenute da Paolo Ricca alle settimane alfonsiane organizzate da don Nino Fasullo. Fu lo stesso Ricca a sceglierlo come editore, proprio in virtù degli anni di interlocuzioni e dialoghi con il mondo pentecostale.
Sul tema, leggi anche: Paolo Ricca e la sfida del dialogo con i pentecostali.

La biblioteca personale di Paolo Ricca, composta da migliaia di testi, è stata donata dalla famiglia alla Facoltà pentecostale di scienze religiose, secondo quanto espressamente scritto nel testamento del teologo. Lo ha ricordato Papapietro nel corso della presentazione, nella quale ha anche detto: “Di Paolo potrei dire molte altre cose, ma la più importante è ringraziare Gesù per avercelo dato come fratello, amico, pastore, professore, scrittore e, soprattutto, come Suo strumento a servizio di coloro che ha incontrato nel suo percorso di vita”. E, citando lo stesso Ricca, ha concluso: “«Tutto è vostro – è straordinario, un annuncio incredibile – e voi siete di Cristo»: questa è la vostra appartenenza. Siete cristiani e cristiane: questa è la vostra identità. Imparare a essere semplicemente cristiani e cristiane”.




























