Religione e conversione delle armi nucleari

Foto wikimedia commons - i Paesi del mondo in base al loro posizionamento a favore o contro gli arsenali nucleari

Roma (NEV), 16 settembre 2025 – Riceviamo e pubblichiamo un approfondimento a firma di Antonio Fiorino, componente della Commissione globalizzazione e ambiente (GLAM) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI).


La Commissione globalizzazione e ambiente (GLAM) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) ha ricevuto con piacere l’invito da parte di alcune associazioni cattoliche, Civiltà dell’Amore e Assisi Strategic Forum, a partecipare a un seminario sul tema della conversione delle armi nucleari. Lo scorso 15 settembre, presso la sala della Spogliazione ad Assisi, un gruppo ampio di esperti e scienziati che si occupano da decenni di studi sistematici sullo stato attuale della proliferazione nucleare, ha incontrato esponenti del mondo cattolico tra cui il cardinale Pizzaballa e il vescovo di Hiroshima monsignor Shirahama.

Maurizio Sarlo – Assisi Strategic Forum! L’Osservatorio per tutti! Assisi: 15 settembre 2025📍 ⋆ COEMM

Durante la sessione mattutina ci si è concentrati principalmente sulla situazione dei trattati internazionali sugli armamenti nucleari, con un confronto intenso tra Alexey Gromyko (Corresponding Member of the Russian Academy of Sciences) e Thomas B. Cochran (Director Nuclear Program, NRDC Natural Resources Defense Council) rispettivamente esponenti del mondo scientifico russo e americano. Mentre le istituzioni scientifiche di entrambi questi due paesi (che, lo ricordiamo, da soli detengono la maggioranza assoluta delle testate nucleari) sono concordi nel ritenere l’arsenale nucleare un pericolo globale concreto, i leader di queste superpotenze continuano a non riuscire a trovare un terreno diplomatico comune per far ripartire quel processo virtuoso di riduzione progressiva dei loro stock.

Ivana Nikolić Hughes (Presidente Nuclear Age Peace Foundation e docente alla Columbia University) ha invece presentato in maniera puntuale lo stato effettivo della diplomazia sia sulle dinamiche di riduzione degli armamenti che sui trattati di non proliferazione. Hughes ha sottolineato che mai come adesso il pericolo di una guerra atomica è realmente vicino, in quanto tutti i trattati al momento presenti sono assolutamente disattesi o in scadenza, senza nessuna prospettiva di rinnovamento. Lo stop diplomatico, unito agli annunci del presidente russo Putin che ha inserito gli armamenti nucleari tra quelli strategici e non più solo di deterrenza (passo mai intrapreso dopo il bombardamento nucleare di Hiroshima e Nagasaki del 1945), si affianca infatti alla corsa agli armamenti di 5 paesi che sono fuori (o solo in parte firmatari di questi accordi) da questi trattati nucleari: Cina, Israele, India, Pakistan e Corea del Nord.

Raffaele Di Sapia (esperto del Ministero degli Affari Esteri c/o IAEA, Civiltà dell’Amore) e Massimo Sepielli (Direttore Reattori Nucleari ENEA, Civiltà dell’Amore) hanno completato la tavola rotonda mattutina confermando che gli arsenali nucleari dagli anni ‘80 (piena guerra fredda) a oggi sono enormemente diminuiti. Si è infatti passati da oltre 70.000 testate a circa 13.000. Preoccupazioni sono state espresse per l’assenza dalla scena politica internazionale della consapevolezza del pericolo di una guerra atomica. Inoltre, se il numero di testate è globalmente diminuito, la potenza degli ordigni moderni è estremamente aumentata per potenza nominale, superando quella della bomba che ha distrutto Hiroshima di 500 o 1000 volte: una potenza distruttiva inimmaginabile. Entrambi i relatori hanno avanzato una proposta che già da diversi anni è sul tavolo internazionale. In passato c’è già stata una collaborazione Russia-USA di conversione degli arsenali nucleari in combustibile per le centrali di produzione di energia. Questo programma, Megaton to Megawatt, viene proposto come possibile soluzione concreta, economicamente sostenibile e percorribile per una riduzione concreta degli arsenali atomici.

Nel pomeriggio, diversi esponenti di associazioni del mondo cattolico si sono confrontati sul tema più ampio dei percorsi di pace: alla chiesa e ai cristiani è richiesto di pregare per la pace e di farsi ambasciatori di pace soprattutto in una opinione pubblica che sembra non considerare più il pericolo concreto dell’olocausto nucleare come scenario possibile e imminente.

Il seminario ha permesso un approfondimento e un confronto puntuali sul tema degli armamenti nucleari. La preoccupazione del mondo scientifico purtroppo si confronta con un silenzio assordante della politica e della società civile su questo tema che sembra essere entrato in una fase carsica. Anche se al momento il problema sembra in secondo piano, il pericolo di una guerra nucleare è destinato a riaffiorare nei prossimi anni proprio perché le istituzioni internazionali e i trattati multilaterali vivono in questo momento storico una crisi che ha avuto precedenti solo nei momenti più bui della storia recente dell’umanità.

Hiroshima e Nagasaki ci chiedono però di restare vigili, di creare reti di solidarietà, di fare pressione sui nostri governi.

Qual è lo stato del dibattito nelle nostre chiese della Federazione? Le nostre comunità sono attivamente impegnate in un dibattito che riguarda il pericolo degli armamenti nucleari? Come procede il nostro cammino ecumenico verso un percorso di disarmo in un presente politico che sembra fare di nuovo a gara a chi è capace di mettere in campo l’esercito più potente?

Fuori da questo seminario resta purtroppo il tema dell’uso dell’energia nucleare come produzione di energia “pulita”. La proposta Megaton to Megawatt è sicuramente valida, sembra non seguire però tutto il processo produttivo fino allo stoccaggio finale dei depositi radioattivi, lasciando molti interrogativi. Da sottolineare, a questo proposito, proprio come nel nostro Paese la politica non si occupi minimamente del pericolo degli armamenti nucleari (ricordiamo che l’Italia ha aderito al trattato di non proliferazione e non possiede armi nucleari, ma ad oggi è presente sul nostro territorio un numero non precisato di testate nucleari americane), mentre il dibattito sull’energia nucleare è di nuovo sul tavolo. La preoccupazione di una avventura nucleare italiana, in una situazione presente emergenziale di mancanza di un deposito delle scorie nucleari, ci mette davanti a tanti dubbi sulla sostenibilità ambientale dell’energia atomica, nell’interezza del ciclo produttivo.

Dal seminario è emersa anche una seconda criticità: l’assenza totale del Sud Globale del Mondo in questi processi e dibattiti, voce troppo spesso resta inascoltata. La GLAM guarda favorevolmente agli incontri futuri che seguiranno a questo seminario e soprattutto alla collaborazione attiva alla tavola della Pace di Assisi.

Antonio Fiorino