Roma (NEV), 24 settembre 2025 – Il gruppo “Fedi disarmate” ha prodotto un documento a partire dall’omicidio di Charlie Kirk per riflettere sul potere delle parole e sul loro utilizzo come strumenti di divisione e violenza. Il testo è corredato da un approfondimento sulle parole “Trigger“, “parole armate” usate come micce comunicative, che continuano a conquistare pubblico e consensi diventando strumenti di propaganda globale.
La morte di Kirk rappresenta un punto di rottura tragico che impone di interrogarsi sugli atti estremi, ma anche sul linguaggio che li prepara e li legittima. Format come Surrounded, ad esempio, diffusi nei campus e sui social, stanno trasformando il confronto politico in scontri serrati, alimentando polarizzazione e semplificazioni ideologiche.
La sfida resta quella di disarmare il linguaggio e ricostruire spazi di confronto non violento, “chiamati dalle nostre fedi e dai nostri credi, siano essi religiosi o laici, a camminare insieme e a superare l’individualismo”.
Le parole armate – una riflessione necessaria
Fedi Disarmate sull’omicidio di Charlie Kirk – Fermiamo la spirale di Violenza
L’omicidio di Charlie Kirk dello scorso 10 settembre nel campus della Utah Valley University è una tragedia che si inserisce in una scia di sangue e violenza politica e che purtroppo sembra non avere fine. Negli ultimi anni e non solo negli Stati Uniti d’America osserviamo come il confronto democratico lentamente stia scivolando verso la violenza di parte; i processi politici e i dibattiti sono ormai inquinati, non solo da un linguaggio violento, ma purtroppo anche da episodi di aggressione fisica che non possono essere più presi come casi isolati. L’eliminazione fisica di un oppositore politico riporta alla memoria una storia meno recente (che nel nostro paese ha raggiunto momenti drammatici negli anni di piombo), ma anche episodi recenti come l’omicidio della parlamentare laburista Jo Cox nel Regno Unito, negli ultimi giorni di campagna elettorale per il referendum sulla Brexit. Ci uniamo alle preghiere per la famiglia e gli amici di Charlie Kirk; in special modo ci uniamo alle preghiere che chiedono che il confronto politico mai debba sfociare in violenza verbale e fisica.
Questo evento drammatico però ci dovrebbe portare anche a una riflessione franca e sincera sullo stile politico su cui Kirk ha costruito il suo personale successo.
Risulta molto difficile capire in profondità il fenomeno politico di Kirk senza approfondire alcuni elementi del suo stile comunicativo e del contesto in cui la sua attività si è svolta, fino a raggiungere una interruzione tragica.
Nei campus universitari americani si è diffusa, già da molti anni, una forma di dibattito politico in cui due o più persone si confrontano, in maniera molto serrata, su temi diversissimi, che vanno dalla bioetica alla sociologia. Dibattiti molto serrati, duelli all’ultimo dato statistico, capacità mnemoniche straordinarie e abilità di esprimere il maggior numero di parole in tempi cronometrati estremamente brevi, sono stati la base per dei format che sono poi usciti dagli ambienti prettamente universitari per raggiungere spazi nei media.
Un fenomeno che negli Stati Uniti è visto come strumento di comunicazione, ma anche di propaganda, e che ha portato molti giovani dal non-voto a votare in numero considerevolmente alle ultime elezioni presidenziali. Il ruolo di Kirk nell’elezione del presidente Donald Trump è stato considerevole, proprio perché su questo format comunicativo è stato in grado di mobilitare un elettorato giovane, delle grandi periferie rurali americane, utilizzando alcuni temi ideologici per aggregare una base elettorale solitamente disomogenea.
L’associazione da lui fondata, Turning Point US, in breve tempo è diventato uno dei pilastri del potere politico della destra estrema all’interno del Partito Repubblicano.
Kirk per anni è andato in giro in questi campus universitari periferici, con il suo format in cui chiunque poteva sfidarlo su uno qualsiasi dei suoi temi ideologici. I temi di cui Kirk era fiero comunicatore spaziavano dall’anti-abortismo, fino alla limitazione dei diritti civili per le comunità LGBTQ+, passando per il diritto al possedere armi da fuoco. Esprimeva anche una condizione della donna primariamente in un ruolo interno al nucleo familiare in funzione riproduttiva. Temi già presenti nel dibattito politico del partito repubblicano americano (anche se in passato più marginalmente), ma che sono diventati centrali del movimento MAGA (Make America Great Again) che hanno visto l’ascesa politica di Trump e la svolta di Elon Musk sul controllo sistematico della comunicazione sui social media.
Kirk possedeva una capacità dialettica non comune, unita a una memoria straordinaria.
Questi due elementi gli permettevano un confronto con gli avversari che con estrema difficoltà riuscivano a tenere testa ai suoi ragionamenti, uscendo da questi duelli quasi sempre sconfitti. Questo format ha avuto una diffusione enorme sui social (su YouTube si raggiungono facilmente punte di 35 milioni di visualizzazioni) e ha portato alla ribalta anche nel panorama politico internazionale alcuni termini nuovi come ad esempio la parola Woke per classificare tutte quelle tematiche di diritti civili che minano il tessuto “tradizionalista” dell’America di Trump. Comprendere l’enorme lavoro comunicativo di Kirk, al di là della condivisione personale sui temi politici che egli rappresentava, è fondamentale per analizzare alcune dinamiche che senza gli elementi di cui sopra restano incomprensibili.
Kirk è stato l’apripista, nel dibattito politico, di un utilizzo retorico e sistematico di alcuni elementi che vengono dagli studi sociologici e psicologici più moderni.
Da una parte l’utilizzo di formule di linguaggio semplici e di effetto che vengono dal mondo della pubblicità commerciale, dall’altra l’utilizzo di alcune parole dette Trigger (micce incendiarie) capaci immediatamente di attivare una reazione inconscia fortissima che, facendo leva sulle nostre paure, ci conquista o al contrario provoca una reazione di rifiuto violento. Un esempio di questi Trigger è l’invenzione del termine Transgenderism, creando l’illusione di una agenda politica delle persone transessuali che attraverso l’uso dei libri di testo nelle scuole vuole diffondere una ideologia transgender. Altri termini utilizzati in questi duelli, con estrema competenza comunicativa, permettevano a Charlie Kirk di disorientare gli avversari e galvanizzare il suo pubblico.
Questo stile comunicativo sta avendo purtroppo una diffusione enorme e sta contribuendo a un consenso elettorale sempre più ampio verso quelle formazioni politiche prima marginali, ma che in contesti sempre più polarizzati e conflittuali riescono oggi ad aggregare numeri sempre crescenti. Kirk è stato l’apripista per quelle formazioni politiche che vedono nel mondo MAGA un esempio da seguire. Jordan Bardella (Rassemblement National), Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia), Alice Weidel (Alternative für Deutschland), Nigel Farage (Reform UK) sono alcuni di questi leader che, dietro la bandiera nazionalistica, sembrano farsi portatori di uno stile che costantemente vede nemici attentare a quello che considerano un concetto identitario nazionale originario che rischia però di scomparire sotto il peso della globalizzazione e dei diritti civili.
Come “Fedi Disarmate”, proprio da queste polarizzazioni sempre più estreme, da questa dialettica che vede nell’avversario sempre un nemico, vogliamo esprimere una preoccupazione profonda.
Il passaggio ormai pieno dal multilateralismo agli accordi bilaterali ci vede testimoni impotenti nelle decisioni prese dal più forte, troppo spesso a discapito del più debole. Dobbiamo riflettere nelle nostre comunità, credenti e società civile, come il linguaggio di violenza può generare solo una spirale che genera altra violenza. Siamo chiamati dalle nostre fedi e dai nostri credi, siano essi religiosi o laici, a camminare insieme, a superare l’individualismo, soprattutto con quelli che usano un alfabeto (più o meno coscientemente) che alimenta questa spirale di violenza.
Pregare per il nemico, ci stimola a conoscere questo “nemico”. Siamo chiamati a provare a capire le sue paure, i suoi dubbi, ci costringe a confrontarci anche con parole che possono farci violenza, ma mai a questo possiamo rispondere con violenza. Conoscere significa ragionare, capire, capirci. Significa anche sospendere il giudizio e favorire il dialogo. Il grande successo di Charlie Kirk si è infranto in maniera tragica contro questa spirale di violenza. A noi resta il compito di raccogliere i pezzi e camminare verso un Disarmo che non è solo limitato alle armi, alle bombe, alle mine, ma anche al linguaggio che usiamo ogni giorno.
“Triggers”. Le parole armate di Charlie Kirk
a cura di Antonio Fiorino
Una bibliografia sulle parole trigger, parole che stimolano una reazione forte e inconscia, è difficile da trovare. Il fenomeno è migrato dalle discipline psico-sociali al marketing, per arrivare a movimenti politici che su alcune parole stanno cavalcando sondaggi e popolarità. Da sottolineare che questo linguaggio cavalca le onde degli algoritmi perché ci sono degli attori che su questi fenomeni stanno speculando economicamente, parliamo di cifre enormi e di operazioni dove nulla è casuale.
La base di questa riflessione è tratta da un articolo del Guardian
e da un secondo articolo dell’Independent
Se le bibliografie sono difficili da reperire, i giornali che mantengono una certa indipendenza si stanno occupando di esaminare queste parole armate, perché reputano questo dibattito forzato sulla libertà di espressione un pericolo concreto per le nostre fragili libertà civili. Ovviamente la valanga sta toccando i media italiani, ma nel mondo anglosassone è partita molto prima, alcuni termini sono estremamente triggers in quel mondo, ma hanno una capacità migratoria molto rapida.
Woke
Una parola che è possibile identificare come il primo tassello è la parola Woke. Impossibile attribuire la paternità di questo neologismo, che identifica tutta una sfera di linguaggio che definiva il politicamente corretto, spesso riferita alle comunità afroamericane che dovevano stare “sveglie”, ma che ha finito per abbracciare le tematiche femministe e di genere e soprattutto la “propaganda” LGBTQ+.
Propaganda
Una seconda parola è appunto Propaganda. In tandem spesso con Agenda, questa parola che nasce ovviamente (nell’era moderna) con i fascismi, viene ribaltata sui movimenti dei diritti civili. Le associazioni femministe o queer sono accusate di minare l’equilibrio garantito dal patriarcato attraverso un linguaggio inclusivo delle diversità individuali, ma anche con un indottrinamento/grooming delle nuove generazioni attraverso il sistema scolastico e i media.
Femminismo
Femminismo è un’altra parola che viene armata soprattutto nei circoli antiaborto: Kirk: “La risposta è sì! Il bambino deve nascere!”, riferito ad una provocazione in cui si chiedeva: lasceresti partorire tua figlia di 10 anni vittima di uno stupro? In questi contesti si ritiene che le teorie di parità di genere stiano minando profondamente la fecondità dei nostri paesi, che le donne sono troppo impegnate a inseguire la propria realizzazione personale e le nascite diminuiscono. La crisi della natalità porta alla Sostituzione Etnica: con meno figli siamo costretti a subire i flussi migratori per mantenere il nostro apparato produttivo (e riproduttivo).
Empatia
La migrazione si porta dietro quella che resta, secondo me, la parola armata più tremenda: Empatia. I “radicali di sinistra” con la loro empatia, secondo questi movimenti, hanno riempito intere città di stranieri, maschi, sessualmente violenti, spacciatori, estremisti islamici. Questa empatia è contro l’interesse nazionale, questi “radicali di sinistra” (come il sindaco di Londra Sadiq Khan, secondo alcuni) sarebbero quindi “nemici della nazione”, responsabili di rendere le “nostre” città insicure e pericolose.
Transgenderismo
Un’ultima parola che voglio portare all’attenzione è Transgenderismo. Una parola su cui Charlie Kirk ha costruito una campagna molto forte contro tutti quei medici e psicologi che permettono le terapie che bloccano la pubertà, in adolescenti che presentano sintomi rilevanti di disforia di genere. Campagna da cui derivano idee di questo tipo: l’agenda Transgender entra nelle scuole e negli studi medici, rende i bambini e le bambine vulnerabili e con queste terapie ormonali si possono verificare problemi e controindicazioni come la sterilità.
Da un vocabolario molto vasto ho proposto un numero molto limitato di “parole armate”, ma il problema è pervasivo. Ci sono interi canali YouTube dove è possibile osservare questi fenomeni linguistici ed etimologici. Il più popolare è Jubilee con il programma “Surrounded” [“Circondato”, un format in cui l’oratore è letteralmente circondato e sfidato, a suon di parole, su determinati temi. Ad esempio: 1 conservatore contro 25 studenti liberali, oppure 1 conservatore contro 20 femministe, ndr], dove è possibile osservare in azione non solo Kirk, ma anche il fondamentalista cattolico Michael Knowles o l’attivista antiabortista Lila Rose. Siamo in un momento delicato, dove diventa pericoloso usare la carta della superiorità morale, ma dove ancora più difficile è rispondere a un furto etimologico di parole che estratte dal contesto diventano pietre o strumenti di violenza.























