Quando la fede diventa resistenza

Un incontro online tra Italia e Stati Uniti sulla testimonianza di azione nonviolenta delle comunità di fede a Minneapolis

In foto: l’insegna della Judson Memorial Baptist Church dove i passanti per settimane hanno letto il messaggio “Beati i suonatori di fischietti perché suonano la musica della salvezza”

Un ascolto attento, raccolto, a tratti commosso: è stata questa l’atmosfera che ha accompagnato, dall’inizio alla fine, l’incontro online Il rumore della foresta che cresce. La resistenza di Minneapolis, svoltosi ieri sera sulla piattaforma Zoom. Un clima di partecipazione profonda, fatto di silenzi pieni, di parole ascoltate fino in fondo, di emozioni condivise, che ha unito le oltre ottanta persone collegate dall’Italia (oltre a battisti/e hanno partecipato anche fratelli e sorelle valdesi, metodisti e cattolici) alle voci che arrivavano dagli Stati Uniti.

A introdurre la serata è stata la pastora Cristina Arcidiacono, ricordando come l’iniziativa sia nata dai contatti intrecciati negli ultimi mesi con il pastore Travis Norvell e dalla sua testimonianza pubblicata su Riforma. Da Minneapolis, città simbolo delle mobilitazioni per la giustizia razziale, sono intervenuti Travis Norvell, pastore della Judson Memorial Baptist Church, e sua moglie Lori White, insieme al pastore Ray Schellinger di American Ministries, organizzazione che offre assistenza a rifugiati e migranti.

Fin dalle prime parole, Travis Norvell ha restituito il clima che si vive oggi a Minneapolis:

una città attraversata dalla paura, segnata dalla presenza ancora attiva degli agenti federali dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) e da controlli aggressivi che colpiscono soprattutto le persone nere e migranti. Ha raccontato di famiglie che da settimane non escono di casa, di bambini che non vanno più a scuola dagli inizi di dicembre, di una quotidianità sospesa. Lori, che lavora nella scuola pubblica, ha parlato di migliaia di studenti che seguono le lezioni da casa, privati non solo dell’istruzione in presenza ma anche di relazioni, spazi di socialità e, per molti, dell’unico pasto sicuro della giornata. Accanto a questo, però, emergono gesti concreti di cura: chiese che distribuiscono cibo, persone che si prendono carico dei più fragili, reti di sostegno che cercano di non lasciare nessuno solo.

Molto intensa anche la testimonianza di Ray Schellinger

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