
Roma (NEV), 23 aprile 2026 – rassegna stampa –
Già dal primo mandato di presidenza Trump si avvertivano segnali e scosse legate al nazionalismo cristiano e, per estensione, a un termine usato e abusato come “evangelico”. Cosa vuol dire? Sono evangeliche le parole del Vangelo, estrapolate o meno dal contesto, sono evangeliche le chiese della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), di cui la nostra Agenzia NEV è organo di stampa, ma lo sono anche le chiese cattoliche, riferendosi alla Bibbia. Sono evangelici i valori (ma quali?); era forse evangelico il catto-comunismo, sono evangeliche le chiese pentecostali, sono evangeliche le destre, le sinistre, tutti, nessuno, chissà. Dovrebbe essere evangelico il messaggio di Gesù, ma anche questa è un’affermazione a rischio strumentalizzazione. Soprattutto in un mondo in cui vengono usurpati e manipolati ruoli, ideali, parole e poteri.
Sul tema degli “evangelici” e del potere negli Stati Uniti, “L’Espresso” del 27 marzo 2026 ha recentemente raccontato il dissenso in uno speciale. Un’America evangelica tutt’altro che monolitica, attraversata da tensioni profonde tra sostegno politico e critica profetica.

Questo è il quadro tracciato da L’Espresso nell’approfondimento firmato da Manuela Cavalieri e Donatella Mulvoni da Washington.
Al centro dell’articolo, la voce del pastore Jim Wallis, evangelico, figura storica del cristianesimo sociale statunitense e fondatore della rivista Sojourners, che denuncia la distanza tra il messaggio evangelico e alcune scelte politiche dell’amministrazione Trump. Emblematica l’immagine della “Bibbia bucata”, privata dei suoi richiami alla giustizia sociale: «Il Dio della Bibbia è un Dio di giustizia, si prende cura dei poveri e ci ripete duemila volte che dovremmo farlo anche noi».
Il reportage mette in luce come, accanto a settori evangelici che sostengono apertamente il presidente, esista una rete di chiese, movimenti e leader religiosi che rifiutano ogni identificazione. Wallis usa parole nette contro chi legittima senza riserve il governo, definita una amministrazione nemica dei poveri: «Cappellani di corte, falsi profeti. Quando il re ha bisogno di sentirsi dire ciò che desidera, li convoca e loro lo incoraggiano: va’ in guerra, fa’ quel che vuoi».
L’articolo documenta anche le forme concrete di dissenso: dalle proteste contro le politiche migratorie alle mobilitazioni contro la guerra, citando anche episodi di arresto dei pastori durante le manifestazioni. Ne aveva parlato la nostra Agenzia, ad esempio, a fine 2025: USA. “Gesù colpito con gas lacrimogeni a Broadview” e “Noi siamo l’America. Tutti noi, indivisibili”. Proteste storiche “No Kings”.
Un riferimento esplicito è alla tradizione dei diritti civili. L’Espresso cita anche i movimenti “Black lives matter” e l’eredità di Martin Luther King. E afferma: “In effetti, negli Stati Uniti gli evangelical costituiscono un mosaico variegato (e flessibile in base alle classificazioni) che accoglie anche chiese indipendenti, megachurch, una parte di battisti, pentecostali, porzioni del protestantesimo storico. Molti si riconoscono nella National Association of Evangelicals, altri no. La maggioranza è bianca e repubblicana, ma il 28% non lo è e il 24% propende per i democratici”.
Nel complesso, emerge un cristianesimo plurale, dove una parte significativa del mondo evangelico contesta il nazionalismo religioso, il militarismo e l’uso politico della fede, rivendicando invece una lettura del Vangelo centrata sui poveri, sui migranti e sulla pace.
Ecco i titoli di alcuni articoli NEV sul tema
- Un cristianesimo senza Gesù Cristo (15 aprile 2026)
- “Chi benedice la guerra”: nuove adesioni al comunicato “Guai a quelli che chiamano bene il male e male il bene” (9 aprile 2026)
- USA: Gesù colpito con gas lacrimogeni a Broadview (14 novembre 2025)
- Bonhoeffer Society: “Stop a Trump e al nazionalismo cristiano” (14 gennaio 2021)
- Articoli su William Barber e la PoorPeoplesCampaign


























