Le scuse della Chiesa di Scozia e l’eredità della schiavitù

Foto tratta da https://www.churchofscotland.org.uk/

Roma (NEV), 23 aprile 2026 – La Chiesa di Scozia chiede scusa per i legami storici con la schiavitù. Sally Foster-Fulton, moderatora dell’Assemblea generale e coordinatrice del rapporto ‘La Chiesa di Scozia e l’eredità della schiavitù’, ha dichiarato: 

“Queste scuse rappresentano un momento di onestà per la Chiesa di Scozia. Si tratta di dire la verità sul nostro passato e su come l’eredità della schiavitù sia percepita ancora oggi. Esse riconoscono il danno inflitto, prestano ascolto a coloro che ne sono stati più colpiti e impegnano la Chiesa a un cambiamento fatto di azioni”. 

Le scuse istituzionali, che verranno presentate nell’Assemblea generale di quest’anno (Edimburgo, 15-18 maggio), riconoscono come la Chiesa abbia beneficiato della partecipazione diretta e indiretta di alcuni dei suoi membri e delle loro famiglie alla tratta di esseri umani e ai suoi proventi.

Nel testo si esprime rammarico per come, prima dell’emancipazione delle persone schiavizzate nell’Impero britannico (1830), alcuni esponenti della Chiesa offrirono giustificazioni teologiche per la schiavitù intesa come proprietà privata, riducendo gli esseri umani a beni materiali.

Le scuse riconosceranno che l’eredità della schiavitù continua ancora oggi a plasmare le esperienze di razzismo e disuguaglianza. 

La loro stesura arriva dopo che l’Assemblea generale del 2023 aveva concordato la preparazione di una lettera di scuse, in seguito alla ricezione di un documento che dettagliava come la Chiesa scozzese avesse beneficiato finanziariamente della tratta degli schiavi. 

Il percorso verso l’Assemblea Generale 2026

Il rapporto del 2026, all’ordine del giorno per il pomeriggio di sabato 16 maggio, inviterà l’Assemblea generale ad adottare le scuse e a studiare ulteriori azioni che possano dimostrare pentimento, giustizia e riconciliazione. Se le scuse e il rapporto saranno accettati, le raccomandazioni per i passi successivi saranno presentate all’Assemblea generale del 2027. 

Il documento è frutto della collaborazione tra il Team di azione per la fede, gli Amministratori dell’Assemblea generale e il Forum teologico sull’eredità della schiavitù. 

“Noi, la Chiesa di Scozia, chiediamo scusa per i modi in cui la Chiesa, collettivamente e individualmente, ha contribuito e beneficiato della schiavitù delle persone di discendenza africana”, si legge in un estratto delle scuse. 

“Siamo addolorati oltre ogni dire per la straordinaria sofferenza che abbiamo inflitto – attraverso le nostre azioni e la nostra inazione – ai nostri fratelli e sorelle. In quanto portatori dell’immagine di Dio e da Lui amati, avrebbero dovuto essere amati anche da noi. Non solo non siamo riusciti ad amarli, ma non siamo riusciti a trattarli con il basilare rispetto umano. Ci pentiamo, impegnandoci a cambiare rotta e a portare frutti degni di pentimento”. 

L’impegno per il futuro: alcuni stralci del documento 

Il rapporto afferma che il fondamento teologico per le scuse è chiaro, dato che la Chiesa si fonda su vite ed eventi avvenuti 2.000 anni fa e a una croce che nel corso del tempo continua a parlare di peccato, pentimento e speranza. 

“La Croce testimonia che il passare del tempo non diminuisce la responsabilità morale, né rende irrilevante la sofferenza laddove le sue conseguenze perdurano”, si legge nel documento. 

Tuttavia, sebbene la Chiesa possa riconoscere le proprie azioni, omissioni e i fallimenti strutturali del passato, il rapporto specifica anche che non è possibile catturare appieno l’esperienza vissuta, la perdita intergenerazionale o il trauma in corso di coloro che ne sono colpiti. 

Secondo quanto riportato dal rapporto, la dichiarazione di riconoscimento e di scuse è solo un inizio. Il pentimento non si misura solo con le parole, ma con i frutti delle azioni che ne conseguono. 

“Dopo aver riconosciuto i nostri fallimenti passati, dobbiamo invertire la rotta e ‘portare frutti degni di pentimento’. Non basta notare che abbiamo ingiustamente causato o ignorato il dolore altrui, né sentirsi in colpa per ciò che abbiamo fatto o omesso di fare. Dobbiamo anche smettere di causare o ignorare tale dolore. Dobbiamo impegnarci a comportarci diversamente in futuro. Le nostre azioni devono riflettere tale impegno”. 

I precedenti: un cammino di riconciliazione

Nella storia della Chiesa di Scozia, le Assemblee generali passate hanno autorizzato scuse a gruppi che hanno subito danni a causa delle azioni, degli insegnamenti o del silenzio della Chiesa. Tra queste figurano dichiarazioni di rammarico o scuse relative al trattamento riservato dalla Chiesa alle persone di origine cattolica irlandese, alle persone LGBTQ+ (2017), a coloro che sono stati accusati di stregoneria (2022) e ai nomadi scozzesi nel tentativo di assimilazione forzata (2025). 

La Chiesa ha inoltre presentato sincere scuse a tutti i bambini che hanno subito abusi in strutture di accoglienza gestite dal braccio di assistenza sociale della Chiesa nei decenni passati. 

Ciascuna di queste scuse è emersa da contesti diversi e ha affrontato forme di danno distinte, ma insieme dimostrano una consolidata volontà all’interno della Chiesa di riconoscere gli errori, di ascoltare le persone colpite e di cercare la riconciliazione laddove la fiducia è stata tradita. 

Naomi Cino