Spesa militare mondiale: record e investimenti nel nucleare 

Foto tratta da https://retepacedisarmo.org/

Roma (NEV), 27 aprile 2026 – “I risparmiatori italiani hanno il diritto di sapere dove finiscono i loro soldi e di pretendere che le banche non li utilizzino per finanziare le armi più distruttive del pianeta”.  

Con queste parole Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Italiana Pace e Disarmo, commenta l’aumento di istituzioni finanziare che investono nei produttori di armi nucleari. Alla Rete aderisce anche la Commissione globalizzazione e ambiente (GLAM) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI). 

I costi della guerra 

Nel 2025 la spesa militare mondiale ha raggiunto la cifra record di 2.887 miliardi di dollari. Secondo i dati del SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute), si registra un aumento del 2,9% in termini reali rispetto al 2024. 

USA, Russia e Cina sono responsabili di quasi il 60% dell’intero esborso mondiale. Gli Stati Uniti, pur segnando una flessione temporanea del 7,5% risalente all’Amministrazione precedente (954 miliardi di dollari), si preparano a un cambio di rotta: Trump ha già annunciato l’intenzione di portare il bilancio del Pentagono a 1.500 miliardi. 

In parallelo, la Russia ha innalzato il budget a 190 miliardi (+5,9%), orientando l’economia nazionale verso la produzione bellica. La Cina prosegue la sua crescita ininterrotta da 31 anni, raggiungendo i 336 miliardi di dollari (+7,4%). 

Il riarmo in Europa e il ruolo dell’Italia 

L’Europa è il continente che registra l’accelerazione maggiore nel 2025, con un incremento complessivo del 14%. Spiccano i dati di Spagna (+50%), Norvegia (+49%) e Danimarca (+46%), seguiti da Germania (114 miliardi di spesa, +24%) e Polonia (+23%). 

L’Italia non fa eccezione rientrando stabilmente tra i primi 15 contributori globali. Secondo l’Osservatorio Mil€x, la soglia della spesa resta intorno all’1,5% del PIL. Si tratta di scelte politiche che sottraggono risorse vitali a sanità, scuola e transizione ecologica. 

L’appello per un disarmo globale 

In occasione della 15ª edizione delle Giornate Globali di Azione contro le Spese Militari (10 aprile – 9 maggio), la Rete Italiana Pace e Disarmo richiama l’attenzione sull’alto numero di conflitti attivi, da Gaza all’Ucraina, dal Sudan al Venezuela e all’Iran. L’appello è chiaro: lavorare per una sicurezza comune basata sulla diplomazia e sul multilateralismo delle Nazioni Unite. 

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Banche e investimenti nell’industria nucleare 

Intanto, il rapporto Don’t Bank on the Bomb evidenzia un dato allarmante: sono in aumento le istituzioni finanziarie che investono nei produttori di armi nucleari. 

  • Dati globali: 301 istituzioni hanno un’esposizione significativa nel settore (+15%). 
  • Grandi investitori: Vanguard, BlackRock e Capital Group guidano la classifica per azioni e obbligazioni; Bank of America, JPMorgan Chase e Citigroup per i prestiti. 
  • Trattato TPNW: È superiore a 4.000 miliardi di dollari il valore totale degli asset gestiti da realtà che escludono il nucleare, citando il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW). 
 La situazione delle banche in Italia 

Nel nostro Paese, da otto salgono a nove le istituzioni finanziarie che hanno legami con i produttori di testate atomiche, per un totale di oltre 5,74 miliardi di dollari.

  • UniCredit: si conferma al vertice con 2,84 miliardi (seppur in calo rispetto ai 4,5 miliardi del 2024).
  • Intesa Sanpaolo: segue con 718 milioni di dollari (contro gli 885 milioni del 2024).

Nonostante la flessione dei volumi di alcuni istituti, Francesco Vignarca avverte: “Il fatto che il numero di banche nella lista sia salito da otto a nove indica che la rotta non è ancora stata invertita”. 

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