Roma (NEV), 27 aprile 2026 – “Dato che la stampa è stata straordinariamente cattiva con me, SOLO NOTIZIE FALSE, fin dall’inizio del mio primo mandato, ho boicottato l’evento e non sono mai andato. Tuttavia, quest’anno non vedo l’ora di stare insieme a tutti”. Con queste parole il presidente americano Donald Trump aveva annunciato la sua presenza alla Cena dei Corrispondenti della Casa Bianca, un evento di gala con 2600 giornalisti e rappresentanti della stampa che esiste dal 1914.
Oggi sulle prime pagine dei giornali leggiamo degli spari durante la cena e del “lupo solitario” penetrato nel corso dell’evento. Pochi giorni fa, inoltre, 300 giornalisti americani avevano firmato una petizione chiedendo che i loro colleghi condannassero pubblicamente Trump dal podio, in sua presenza, proprio durante la cena.
“Non mangiamo con Trump alla cena dei corrispondenti”
Mentre si parla sempre di più di nazionalismo cristiano, di chiese evangeliche e politica, sempre oggi si attende l’iniziativa Moral Monday al Black Lives Matter Plaza, Washington, DC.
Una mobilitazione che vede impegnato fra gli altri il pastore William J. Barber II.
Join us for our next #MoralMonday action and protest against the unholy war in the Middle East! Register today: https://t.co/FA8w3znMYX pic.twitter.com/3ZvzW4V8bE
— Repairers of the Breach (@BRepairers) April 23, 2026
Si legge sul volantino dell’iniziativa: «Ci stiamo radunando perché la nostra nazione continua a spendere miliardi in guerra mentre le persone soffrono sia in patria che all’estero. Ci opponiamo alla violenza politica, all’abbandono delle comunità e alla normalizzazione della distruzione. Veniamo in modo disciplinato, non violento e morale per chiedere pace, verità, giustizia e il bene comune.
Unisciti al clero, ai leader religiosi, alle persone colpite e alle persone di coscienza nella testimonianza pubblica.
Porta il tuo corpo. La tua voce. Porta la tua fede o la tua coscienza. Per i ministri e le ministre di culto: indossa paramenti, clergy o stole».
In questo clima, anche a livello italiano crescono gli spazi di riflessione sull’intreccio fra fede e politica. A questo proposito, Andrea Riccardi in un recente editoriale su Famiglia Cristiana, analizza criticamente questi temi, citando anche il nuovo libro del sociologo Paolo Naso, mettendo in guardia rispetto a derive che rischiano di piegare il messaggio evangelico a logiche di potere e di legittimazione della violenza.
Dio benedica l’America | Paolo Naso
Il dibattito è aperto anche nelle chiese protestanti italiane, a partire dal comunicato del I Distretto delle chiese valdesi e metodiste “Guai a quelli che chiamano bene il male e male il bene”, già al centro di un precedente aggiornamento. Il documento prende posizione rispetto agli episodi legati alla benedizione della guerra d’aggressione all’Iran nello Studio ovale, suscitando un’ampia eco e nuove adesioni.
Tra queste, la chiesa metodista di Rapolla – Venosa, che scrive:
«La chiesa metodista di Rapolla – Venosa sottoscrive e aderisce al documento preparato dalle sorelle e dai fratelli delle chiese del I Distretto.
Fraternità
Daniele Troia
Presidente del consiglio di chiesa».
Si aggiunge poi la presa di posizione della chiesa metodista di Alessandria:
«Cari fratelli e care sorelle,
la chiesa metodista di Alessandria aderisce al documento “Guai a quelli che chiamano bene il male e male il bene” da voi elaborato relativo agli sconcertanti episodi legati alla benedizione della guerra d’aggressione all’Iran intrapresa da USA ed Israele, e si impegna a chiarire in ogni situazione possibile la distanza incolmabile tra la sensibilità protestante, tesa alla sequela di Gesù, il “principe della pace” (Isaia 9,5) e quella auto-definitasi “evangelicale”.
Fraterni saluti
per la chiesa metodista di Alessandria, pastore Gregorio Plescan».
Infine, ha comunicato la propria adesione anche la chiesa di Agrigento, tramite il pastore Giovanni Bernardini.
Queste nuove adesioni, anche alla luce di un contesto globale sempre più problematico, sembrano sottolineare una domanda che attraversa le chiese e società: quale parola pubblica è oggi possibile – e necessaria – per chi si richiama al Vangelo, di fronte alla violenza e alla sua giustificazione religiosa?
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