Immortale, la plastica vince la sfida

Foto di John Cameron - Unsplash

Roma (NEV), 28 aprile 2026 – Seconda puntata della nuova rubrica “Pace, tra globalizzazione e ambiente”, per sensibilizzare sui problemi che l’ingiustizia economica e la distruzione della Terra pongono a credenti di fede cristiana e al mondo intero. Il pezzo è della coordinatrice della Commissione globalizzazione e ambiente (GLAM) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), Maria Elena Lacquaniti.


Chissà se quel giorno del 1954 Giulio Natta, lo studioso italiano premio Nobel per la scoperta del polipropilene lineare ebbe la stessa visione profetica di Primo Levi, che nel “Il sistema periodico”, descrisse la più comune delle materie plastiche, il polietilene:

“flessibile, leggero e splendidamente impermeabile: ma è anche un po’ troppo incorruttibile, e non per niente il Padre Eterno medesimo, che pure è maestro in polimerizzazioni, si è astenuto dal brevettarlo: a Lui le cose incorruttibili non piacciono”.

È indubbio che la plastica ha segnato il cambio di un’era. Ha trasformato gli oggetti del quotidiano e molti sono stati democraticamente resi accessibili a tutti: dall’imbuto al secchio dei rifiuti, dalla palla da biliardo agli occhiali. Pesantezza sostituita con leggerezza, materiale pregiato come avorio, ambra, corno di rinoceronte, guscio di tartaruga, sostituiti dall’economica plastica. A quale costo il pianeta lo scoprirà solo qualche anno più tardi, una volta passata la sbornia del boom economico italiano. Oggi la plastica è ovunque, dalla valvola cardiaca al vasetto dello yogurt. La indossiamo, respiriamo, ingeriamo. La plastica è stata creata per noi, ma sopravviverà a noi vincendo la sua sfida. Il suo rifiuto è divenuto isola, le Pacific trash; passerella artistica, l’installazione di Christo e Jeanne-Claude; chiesa, la Hope Cathedral.

Lo scorso 22 aprile si è celebrata la Giornata mondiale della terra e tra le diverse iniziative proposte per dare al pianeta un cenno della nostra attenzione, la GLAM ha scelto il plogging, accendendo così un focus sulla plastica.

Foto GLAM

Anche io ho fatto plogging, ovvero ho unito alla camminata la raccolta di rifiuti, scegliendo il litorale cittadino. Nel giro di qualche decina di metri e nel tempo di 40 minuti ho raccolto talmente tanto rifiuto plastico che ho avuto un dubbio, se il plogging possa divenire un deterrente all’azione. Ho provato un senso di scoraggiamento, mi è sembrato di svuotare quel mare che avevo davanti con un cucchiaio.

L’inquinamento marino da plastica aumenta in modo esponenziale. Un documento delle Nazioni Unite che esamina il periodo 1972-2022, denuncia chiaramente che se non verranno presi provvedimenti le emissioni plastiche negli ecosistemi marini triplicheranno entro il 2040. Le microplastiche sono al centro dell’attenzione. Esse sono presenti nel 90% di campioni di pesce e gamberetti. Presenti nel bestiame allevato e nel corpo umano.

La plastisfera è un nuovo habitat microbico marino e il processo evolutivo è solo opera umana. Essa rappresenta l’85% dei rifiuti marini. Dal corallo alla balena tutto è ferito dalla sua presenza con effetti letali e sub-letali. Altera il ciclo globale del carbonio legandosi al plancton. Il fitoplancton è formato da microrganismi che svolgono un’azione fotosintetica. Una volta morti si depositano sul fondo sequestrando carbonio. La presenza di microplastiche rende il plancton più leggero, quindi non precipita velocemente, inibendo così la cattura del carbonio.

Le microplastiche derivate dal degrado della materia entrano ovunque alterando metabolismi e trasferendosi dall’ambiente marino a quello terrestre attraverso lo scorrimento delle acque e l’alimentazione.

L’ inquinamento da plastica delle acque è un problema complesso che investe diverse fasce ed è fondamentalmente caratterizzato da una carenza di politiche e di controlli efficaci. Alcuni esempi: abbandono di piccole parti plastiche in terra, spiaggia o campagna, tappi, cannucce, involucro esterno delle sigarette, bottiglie, bric, bicchieri, involucri di caramelle, gomme e pacchetti di patatine. E ancora microplastiche che si riversano nelle acque dopo il lavaggio di fibre sintetiche in lavatrice e non ultimo il cattivo smaltimento della plastica, che non seleziona alla fonte la plastica riciclabile. E, infine, la pesca industriale ovvero la modalità con cui l’industria della pesca si è impadronita dei mari, una vera e propria colonizzazione e aggressione all’habitat acquatico. Le reti e le lenze di canapa che si degradavano senza alcun impatto per l’ambiente marino, sono state sostituite da plastica, così come tutta l’attrezzatura classificata FAD, Fish Aggregating Device, dispositivi per la cattura di animali marini di diversa specie, tutto materiale che rilascia particelle plastiche micro e nano. Attrezzature che non prevedono più la riparazione, divenendo immediatamente rifiuto quando danneggiato.

Un ostacolo al controllo della produzione di plastica è rappresentato dalle lobby del petrolio.

Uno studio del CCI, Center for Climate Integrity, ha portato alla luce un inganno perpetuato per decenni sulla riciclabilità della plastica, enfatizzando la possibilità concreta di una soluzione stabile derivante proprio dal riciclo. In realtà il processo è possibile solo in parte minima e rispetto alla produzione ed immissione di nuove plastiche rimane irrisorio. Il leitmotiv è immettere sul mercato plastica vergine perché tanto si ricicla. DeSmog, il canale di informazione specializzato sulla crisi climatica, si è espresso riguardo gli ultimi sviluppi sulla ricerca del riciclo, la scomposizione chimica del prodotto plastico, sottolineando che si tratta di un processo ancora allo stadio embrionale e che negli USA non arriva all’1,3% dei rifiuti generati ogni anno. Richard Wiles ha definito Big Oil e le industrie del comparto chimico responsabili delle due più catastrofiche crisi di inquinamento della storia umana, uso dei fossili e agricoltura e allevamenti intensivi.

Allora, che fare?

Oltre alla responsabilità individuale, che come noto è molto più determinante della collettiva, il primo passo è un’azione politica, la “Plastic Tax“, imposta sui prodotti monouso che ha lo scopo di scoraggiare la produzione a favore di pratiche sostenibili. Avviare un serio piano industriale di riciclo investendo su tutta la filiera, dalla raccolta alla nuova emissione. Sollecitare il Governo affinché sia garantita la Direttiva Europea 851/2018 che prevede la restituzione ai comuni dell’80% dei costi sostenuti per il riciclo, ora fermo al 20%. L’Italia nel 2024 ha raggiunto il picco di consumo di plastica vergine, +0,3%. La crisi innescata dall’utilizzo delle materie plastiche non è solo ambientale, è culturale, è sociale, è politica.

L’Italia versa all’UE ogni anno circa 880 milioni di sovrattassa per mancanza di applicazione delle Direttive, denaro che pagano i contribuenti e che potrebbe veramente essere investito per fare piccoli ma migliorativi passi verso il contenimento della crisi.

A livello mondiale ripristinare seriamente il Trattato globale sull’inquinamento da plastica del 2024, che ad oggi non ha ancora prodotto un accordo a causa dei dettagli controversi richiesti da una manciata di paesi produttori di petrolio, che nella fattibilità renderebbero l’accordo inefficace. In altri termini, se vogliamo andare avanti nell’accordo, dobbiamo in qualche modo arginare la lobby del petrolio. Per questo è veramente importante oggi dare voce, luce e speranza concreta a quella Flottilla per la Giustizia Climatica, che è partita dai Caraibi con destinazione Santa Marta in Colombia per unirsi a quell’attivismo transnazionale che chiede l’uscita graduale dai fossili, come previsto dalla COP 28 di Dubai.

In conclusione, l’auspicio che tante chiese si uniscano a quel corpo volontario che instancabilmente continua a monitorare spiagge e mari, pulendo, denunciando, con il solo desiderio di lasciare qualcosa di meglio alle generazioni di domani.


Su Santa Marta (24-29 marzo 2026), leggi anche:

In Santa Marta, Colombia gathering, WCC joins global call to end fossil fuels | World Council of Churches

Press Release: For the Sake of Life