
Roma (NEV), 28 aprile 2026 – di Georgia Betz – La comunità evangelica-ecumenica San Giovanni di Ispra-Varese nasce negli anni Sessanta attorno al Centro Comune di Ricerca di Ispra — il più grande campus scientifico della Commissione europea, fondato come Euratom. Il 25 aprile, a Cocquio Trevisago, ha celebrato i sessant’anni con un culto solenne, proiezioni di foto storiche, videomessaggi, musica dal vivo, un falò e un pranzo condiviso.
In questa occasione abbiamo intervistato Magdalena Tiebel-Gerdes, pastora della Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI). Venire in Italia era un suo sogno: l’italiano l’aveva imparato durante un anno di studi negli anni Ottanta alla Facoltà Valdese di Roma.
La storia delle origini pesa ancora sul presente?
Il centro di ricerca europeo sul Lago Maggiore è il motivo per cui tedeschi, olandesi e francesi di confessione protestante si sono riuniti per fondare questa comunità. La storia delle origini — delle persone che si sono avvicinate e poi sono diventate membri — la caratterizza ancora oggi. Siamo rimasti una comunità che continua a definirsi attraverso la lingua e la cultura tedesca e che non si è integrata completamente nella realtà italiana. Questo dipende, da un lato, dalla nostra collocazione geografica: siamo in campagna, nella periferia tra Varese e Ispra. Dall’altro, trova la sua radice nella storia stessa della nostra origine. Fede e lingua madre sono strettamente legate: la presidente della comunità è una fisica e dice: Calcolo e prego in tedesco.
L’aspetto internazionale, presente in molte comunità della CELI, caratterizza anche la nostra. Dal 2017 non celebriamo più il culto in olandese, ma esiste ancora un gruppo attivo di membri di origine olandese. Dal 2019 offriamo l’intero programma in due lingue, tedesco e italiano. Al Centro di ricerca continuano ad arrivare ricercatori stranieri che si rivolgono a noi anche in cerca di comunità; tuttavia, oggi gran parte di loro non è necessariamente di orientamento protestante.
Un incarico speciale, legato alla missione nella comunità di Ispra-Varese, è l’insegnamento presso la Scuola Europea di Varese. È una struttura straordinaria: studenti e studentesse di tutti i paesi europei studiano e vivono insieme, parlano la propria lingua madre accanto all’inglese o all’italiano, e scoprono quanto hanno in comune. I gruppi di religione evangelica sono piccoli, il che rende ogni incontro intenso e il dialogo approfondito.
Perché il nome «ecumenica»?
Oggi il termine viene spesso interpretato come apertura all’ecumenismo con la Chiesa cattolica. In effetti riteniamo molto importante questa collaborazione: siamo attivi nell’ecumenismo e organizziamo incontri su temi molto diversi — omosessualità, immigrazione, fine della vita. Ci interroghiamo insieme su cosa si perda quando la chiesa diventa sempre più debole.
Il nome ha però un’altra origine: si trattava di ecumenismo intra-evangelico. Sessant’anni fa era un tema di grande attualità. Si discuteva, concretamente, come organizzare la chiesa in modo adeguato per i due grandi gruppi evangelici — luterani e riformati. Ci si chiese, ad esempio, se mettere una croce con o senza crocifisso.
Si optò per una croce senza, ma alla comunità fu presto donato un piccolo crocifisso, che si trova sull’altare.
Dalla storia della comunità di Ispra-Varese possiamo trarre un insegnamento valido ancora oggi: l’ecumenismo richiede dibattito vivace, confronto e ricerca di compromessi in un clima di rispetto reciproco. Da questo processo può nascere la coesione — che oggi è più che mai indispensabile.
Cosa c’è di speciale in questa comunità, prima di partire?
L’essere in cammino è qualcosa di proprio di questa comunità. Si riflette anche nell’architettura dell’edificio: il tetto ha la forma di una tenda, perché l’architetto si è lasciato guidare da questo pensiero. È una comunità in cammino.
È un’immagine biblica precisa: Israele nel deserto con l’Arca dell’Alleanza nella tenda, il popolo che segue la via di Dio. Paolo parla di «pietre vive» che formano una chiesa mobile di credenti. La chiesa di pietra è d’aiuto — sotto quel tetto la comunità trova riparo, può sentirsi al sicuro. Ma la fede ha bisogno anche di spazio e apertura. Sarà necessario, anche in futuro, lasciare di tanto in tanto quel rifugio e — con l’accompagnamento di Dio — uscire nel mondo, percorrere strade nuove, prendere decisioni nuove.
Qual è il futuro della comunità? Quo vadis, Caldana?
Nel corso del 2025 abbiamo informato la Chiesa evangelica in Germania che nell’estate del 2026 avremmo lasciato la comunità di Caldana, e il Consiglio di chiesa sperava in una nuova assegnazione di una pastora o di un pastore. Purtroppo le misure di risparmio in atto nella Chiesa evangelica in Germania coinvolgono anche l’Ufficio Esteri. I responsabili hanno ritenuto che la regione offra un potenziale di sviluppo troppo limitato per quanto riguarda l’affluenza di nuovi fedeli di lingua tedesca. Una stima difficile da controbattere, anche perché nella Scuola europea assistiamo a un calo costante degli alunni nella sezione tedesca.
Il Consiglio di chiesa si è adoperato per fare appello al Concistoro della CELI affinché indisse un bando, come avviene ormai per gli uffici pastorali di tante altre chiese in Italia. Ma anche qui la situazione è complicata: si deve fare i conti con una riduzione degli uffici pastorali.
A prescindere dall’esito, una cosa è chiara: la Comunità evangelica ecumenica di Caldana avrà un futuro solo se si troveranno persone disposte a impegnarsi in prima persona. Abbiamo una proprietà bellissima, una residenza pastorale, una chiesa e spazi annessi appena ristrutturati. Ma ci vogliono persone che desiderino sostenere tutto questo — perché si possa continuare a incontrarsi, ascoltare la buona novella e diffonderla.
Comunità Evangelica Ecumenica di Ispra-Varese | evangelisch am lago
Scuola Europea di Varese – Eurscva.eu
























