Quando le immagini rivivono (tra le note)

Un film dedicato all’alluvione del 1927 del Missisippi. Frisell e Kang l’hanno accompagnato live al Torino Jazz Festival

Torino (NEV), 2 maggio 2026 – “The Great Flood” (by Phyllis Oyama) è il film documentario uscito nel 2013 diretto da Bill Morrison che “ospita” la colonna sonora scritta dal noto chitarrista jazz, Bill Frisell.

La pellicola (qui il trailer ufficiale), documenta la catastrofica alluvione causata dal fiume Missisippi nel 1927 e si concentra in modo particolare sull’impatto ambientale che questa ebbe, mostrando le migrazioni forzate del post-evento. Il film – presentato insieme al regista – è stato proiettato venerdì sera, in occasione della penultima serata del Torino Jazz Festival (Tjf), presso l’Auditorium Giovanni Agnelli del Lingotto.

Le immagini originali sapientemente montate dal regista Morrison, sono ciò che rimane (dopo l’usura del tempo) delle pellicole originali ritrovate dal regista. Un documentario muto, e dunque di sola poesia visiva, e che Morrison ha regalato al pubblico.

La proiezione è stata accompagnata dal live di Bill Frisell in duo (prima assoluta in Italia per questa formazione) con Eyvind Kang, alla viola.

Chi sognava, quella sera, di partecipare un concerto all’insegna del jazz d’improvvisazione tout court, o a un’interazione spontanea con le immagini, ha assistito a una riproposizione quesi pedissequa della colonna sonora originale, seppur diversa per arrangiamenti e formazione.

Frisell, e il suo compagno di viaggio, hanno suonato per quasi due ore confermando la loro esperienza. Frisell, è uno tra i chitarristi migliori al mondo. Un musicista che anche in quest’occasione ha saputo mostrare la sua classe. Il suo suono impeccabile, la sua parsimonia nella composizione delle note, come i grandi sanno fare, sono stati gli ingredienti per ottenere una fusione sonora perfetta con la viola di Kang. La colonna sonora fu pensata inizialmente per più strumenti suonati allora da quattro musicisti.

“The Great Flood” è dunque il frutto di una stretta collaborazione tra il regista Bill Morrison e Bill Frisell studiata nei minimi particolari.

L’inondazione del 1927, come si evince dal documentario, mise in evidenza i mali del mondo di allora, e proprio quegli equilibri antropologici, sociali, culturali e politici si è scelto di far emergere nel montaggio delle immagini.

Più di 200.000 afroamericani furono costretti a lavorare nei campi di soccorso in condizioni difficilissime: e le immagini selezionate raccontano molti scenari simili alla schiavitù, fanno vedere gli interventi dei lavoratori neri, spesso pericolosi e molto faticosi, persone intente a rinforzare gli argini, attivare i soccorsi. Tutto questo,  mentre la popolazione bianca come priorità aveva quella di mettersi al riparo, salvarsi, attendendo i soccorsi.

Quell’evento, nel tempo, mise in crisi la fiducia generale nelle capacità umane e nelle tecnologie ingegneristiche che, allora, miravano alla sola gestione del fiume attraverso la costruzione di argini. L’esondazione dimostrò tutta l’inadeguatezza del mero approccio contenitivo.

Il film, poi, fa emergere il suprematismo bianco, marcato in quegli anni.

L’acqua, in quel 1927, distrusse e sommerse tutto. Lo fece in poco tempo allagando oltre 70.000 km quadrati di territorio con morti e sfollati, quasi tutti afroamericani.

Il film indugia nel finale sulla forza della musica come elemento salvifico, come terapia spirituale:

«Se continua a piovere, l’argine cederà. Se continua a piovere, l’argine cederà. Quando l’argine cederà, non avrai più un posto dove stare. […] Il vecchio e cattivo argine mi ha insegnato a piangere e lamentarmi, oh. Il vecchio e cattivo argine mi ha insegnato a piangere e lamentarmi. Ha tutto ciò che serve per far lasciare la casa a un uomo di montagna. Oh beh, oh beh, oh beh, ooh…», recitava “When The Levee Breaks” (di Kansas Joe McCoy e Memphis Minnie, 1929), canzone blues, scritta dopo la tragedia e poi diventata celebre in tutto il mondo grazie alla riproposizione di una band famosa che decise di riprenderla in versione più rock, i Led Zeppelin, e di pubblicarla nel 1971.

La versione originale della colonna sonora realizzata da Frisell, sembra non aver assorbito condizionamenti. Ma suggestioni sonore del tempo che riecheggiano e motivi sonori che si rincorrono. Compagni di viaggio della prima ora erano Ron Miles alla Tromba (cornetta), Tony Scherr al Basso e alla chitarra e Kenny Wollesen alla Batteria e vibrafono.

La chitarra di Frisell ci ha fatto incontrare la musica folk americana, ascoltare sonorità dal sapore irlandese, note blues malinconiche. Mai una nota fuori posto, un’esagerazione stilistica, una forzatura, ma suono puro capace di creare atmosfere da incastonare alle immagini. La viola di Kang e gli eccellenti arrangiamenti hanno fatto il resto… regalando una chicca preziosa ai presenti in sala. Una nota a margine, quel continuo faticare e lavorare emerso dalle immagini del film accompagnava una data quel giorno, il Primo Maggio. “Festa dei lavoratori”. Una combinazione aver scelto la pellicola proprio in quella data? Forse. Certamente è stata una mossa azzeccata.